Equitalia per farti pagare ti fa vergognare
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5 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Equitalia per farti pagare ti fa vergognare

Solleciti via pec ai professionisti per il pagamento delle cartelle di Equitalia: l’Agente della riscossione fa leva sulla psicologia per riscuotere.

 

Equitalia, una volta usate tutte le sue armi per recuperare le cartelle ormai prescritte, mette in campo la psicologia, facendo sentire il lavoratore che non ha pagato come una pecora nera tra i colleghi.

È quanto capitato a dei noti professionisti di Cagliari, che si son visti recapitare delle pec (email di posta elettronica certificata) dalla sede locale dell’Agente della riscossione contenenti dei solleciti di pagamento piuttosto singolari.

Ad esempio, per i contribuenti appartenenti all’ordine degli ingegneri, la comunicazione di Equitalia recita:

 

Gentile ingegnere Mario Rossi,

Le sollecitiamo il pagamento dell’importo di euro 2.000 che, da verifiche effettuate, ad oggi non ci risulta ancora pervenuto.

La maggior parte degli ingegneri ha già regolarizzato la propria posizione. Lei è nella ristretta minoranza che non ha ancora provveduto.

 

Nella cartella non sono contenuti, però, importi dovuti all’Ordine degli ingegneri, ma multe e imposte prescritte. La strategia, dunque, è chiara: utilizzare i colleghi come pietra di paragone per creare un senso di disagio e di vergogna nel contribuente ed indurlo, così, a pagare.

Segnalazioni simili sono pervenute da altre parti d’Italia e da appartenenti ad altri ordini professionali.

Insomma, Equitalia, nella sua strategia, si rifà alla teoria della riprova sociale per sollecitare i pagamenti più difficili da recuperare.  Oltre a minacciare, ovviamente, il fermo amministrativo alla vettura e il pignoramento del conto corrente.

Che cosa può fare, a questo punto, il contribuente per difendersi?

 

 

Prescrizione della cartella

Innanzitutto, bisogna verificare se i debiti sono già stati pagati o se la cartella è prescritta. In via generale [1], vale la prescrizione breve, cioè quella quinquennale. Se il debito, cioè, non deriva da una sentenza passata in giudicato (nel qual caso la prescrizione è di 10 anni), la cartella si prescrive in 5 anni.

Se la cartella è già stata notificata, la prescrizione parte dalla data dell’ultima notifica.

Se è stata impugnata, l’impugnazione interrompe la prescrizione.

Se la cartella riguarda un tributo che si prescrive in 10 anni, anche se il debito principale non si estingue, si estinguono gli interessi e le sanzioni.

Ricordiamo che si prescrivono in 5 anni:

 

– i contributi Inps e Inail;

– la tassa sui rifiuti, l’Imu e la Tasi, la vecchia Ici;

– l’Irap;

– le multe stradali e le altre sanzioni amministrative;

– la Tosap.

 

Il bollo auto si prescrive in 3 anni, mentre Iva e Irpef si prescrivono in 10 anni: in merito all’Irpef, però, esiste una recente sentenza della Cassazione [2] che ne stabilisce la prescrizione quinquennale.

 

 

Autotutela

Per difendersi contro il sollecito, una volta appurato che la cartella è prescritta si può fare un’istanza in autotutela, sia a Equitalia che all’ente creditore, domandando la sospensione del pagamento e lo sgravio della cartella. Nella domanda, che non ha una forma prestabilita, è opportuno sottolineare che è stata ricevuta, in una determinata data, la cartella di pagamento e che, dopo tale data, non è stato ricevuto alcun altro atto (diversamente la prescrizione si sarebbe interrotta).

Attenzione, però: l’istanza in autotutela non interrompe i termini per fare ricorso, che restano pari a 60 giorni.

 

 

Ricorso

Se non si riceve alcuna risposta, dunque, o se si riscontra una risposta negativa, è necessario presentare ricorso.

il  ricorso deve essere presentato:

 

– al giudice di pace, per le multe;

– al tribunale del lavoro, per contributi Inps e Inail;

– alla commissione tributaria, per tasse e imposte, anche locali;

– al tribunale ordinario, per la bolletta dell’acqua.

 

Se Equitalia ha già iniziato il pignoramento, il ricorso va prima presentato al giudice dell’esecuzione: quest’ultimo decide subito in merito alla sospensione delle azioni esecutive ed invita il contribuente a riassumere la causa nel merito davanti al giudice competente, secondo le regole appena elencate.

 


[1] Art. 20 D.Lgs. 472/1997.

[2] Cass. ord. n. 20213/2015.

 


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