Denuncia anonima: indagine legittima?
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5 Ago 2016
 
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Denuncia anonima: indagine legittima?

Il pubblico ministero può avviare le indagini e la polizia giudiziaria disporre il sequestro del corpo del reato anche in presenza di un semplice esposto anonimo.

 

Legittime le indagini penali avviate sulla base di una denuncia anonima. Non solo: il pubblico ministero, sempre sulla scorta di tale informativa, può anche autorizzare la polizia giudiziaria a disporre il sequestro del corpo del reato, come ad esempio il computer e lo smartphone di un utente che abbia postato su Facebook dei contenuti diffamatori. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

La vicenda è quella di un tale che aveva pubblicato, dal proprio profilo Facebook, alcune frasi ritenute ingiuriose nei confronti del Presidente delle Repubblica. Un utente aveva informato di ciò le autorità, facendo partire la segnalazione da un account anonimo per non essere identificato. Il semplice esposto anonimo è bastato per avviare il procedimento penale: un volta che l’autorità inquirente si è accorta della verità dei fatti, ha proceduto anche al sequestro degli oggetti utilizzati per compiere il reato: l’uomo si è così visto piombare a casa la polizia giudiziaria che gli ha sequestrato il computer e il cellulare dal quale erano partiti i commenti incriminati, nonché hard disk e pen drive.

 

 

Legittima la denuncia anonima

Secondo la Cassazione, una denuncia anonima è sufficiente ad avviare le indagini contro il presunto colpevole, a far scattare le perquisizioni e l’eventuale sequestro. È infatti sufficiente che la polizia giudiziaria, dopo aver ricevuto l’esposto anonimo, svolga quel minimo di attività necessaria ad acquisire la notizia del reato, per poi dar tempestivamente seguito all’acquisizione della prova mediante appunto il sequestro.

 

La sentenza in commento allarga l’interpretazione del codice di procedura penale [2] laddove disciplina l’acquisizione, al procedimento penale, dei documenti anonimi. La norma, in verità, stabilisce che i documenti contenenti dichiarazioni anonime non possono essere né acquisiti, né utilizzati, a meno che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dallo stesso imputato.

 

Anche se il procedimento si attiva a seguito di querela o esposto anonimi, il giudice può avviare il procedimento per “assicurare le fonti di prova”.

L’informativa inviata in modo anonimo da un comune cittadino è sufficiente a stimolare l’attività di indagine d’iniziativa della polizia giudiziaria, pg che proprio sulla base dell’esposto aveva subito riscontrato la sussistenza del reato. E per trovare ulteriori riscontri all’ipotesi di reato, e soprattutto sulla responsabilità dell’indagato, la procura aveva immediatamente avviato la rogatoria internazionale per ottenere i dati in possesso del gestore del servizio di social media.

 

È vero: una denuncia anonima non può essere posta a fondamento di atti tipici di indagine e quindi non è possibile procedere a perquisizioni, sequestri e intercettazioni telefoniche, trattandosi di atti che implicano e presuppongono indizi di reità, ma è anche vero che gli elementi contenuti nell’anonimo “possono stimolare l’attività del pubblico ministero e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi, diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi elementi utili per l’individuazione la sussistenza di un reato”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 22 aprile – 4 agosto 2016, n. 34450
Presidente Conti – Relatore Carcano 

Ritenuto in Fatto

1.M.A. propone ricorso contro l’ordinanza in epigrafe indicata con la quale è stato rigettato l’appello avverso il provvedimento del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ancona di perquisizione e sequestro di un cellulare, una pendrive e due hard disk; perquisizione e sequestro disposti in relazione ai delitti di cui agli artt. 278, 291, e 314 c.p. per i quali M. risulta/ indagato.
Il Tribunale ritiene infondato il riesame proposto anzitutto perché il concetto di fimus dei reato che caratterizza il sequestro príîbatvrlo, a differenza di quello preventivo, non può che essere orientato all’esigenza di assicurare le “fonti di prova”.
In secondo luogo, l’utilizzo di una “denuncia anonima” è giustificato poiché si è in presenza di una fonte volta a stimolare l’attività di indagine d’iniziativa della polizia giudiziaria. Ne discende che, entro tali limiti, una volta acquisita la notizia di reato, all’esito delle indagine svolta dagli inquirenti, perquisizione e sequestro sono utilizzati quali mezzi di accertamento della prova e non della notizia di reato.
Nel caso

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[1] Cass. sent. n.34450/16 del 4.08.2016.

[2] Art. 240 cod. proc. pen.

 


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