Nuovo falso in bilancio: quando scatta e per chi
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5 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Nuovo falso in bilancio: quando scatta e per chi

Le pene più severe per le società quotate, sia per dichiarare il falso sia per ommettere dei fatti richiesti dalla legge: si rischia fino a 8 anni di carcere.

 

Chi tace e chi acconsente. Chi nasconde i numeri sotto il tappeto e chi li espone volutamente in maniera fasulla. Entrambi sono perseguibili dalla legge sul falso in bilancio [1], anche con le modifiche apportate nel 2015.

Ci sono, dunque, due tipi di condotte punibili dalla legge. Quella commissiva, cioè, quella di chi, consapevolmente, mette nero su bianco su bilanci, relazioni contabili o altri documenti sociali previsti dalla legge fatti materiali falsi. E quella omissiva, cioè la condotta di chi nasconde fatti materiali richiesti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo a cui appartiene. In entrambi i casi, dunque, si parla di “fatti materiali non rispondenti al vero”.

 

 

Quali tipi di falso in bilancio

Premessa obbligatoria: il bilancio di una società contiene dati oggettivi (valori numerici, riferiti, ad esempio, al costo di acquisto) e dati di stima (valori che riguardano un presumibile prezzo di acquisto o di vendita). Ci sono, infine, i dati congetturali, come la determinazione delle quote di ammortamento.

Di conseguenza, si possono distinguere tre tipi di falso in bilancio: quello oggettivo, quello valutativo e quello qualitativo.

Il falso oggettivo viene commesso quando vengono riportati dei ricavi “gonfiati”, dei conti bancari o delle fatture inesistenti, oppure quando vengono ommessi alcuni costi. Si tratta, quindi, di fatti materiali non rispondenti al vero.

Il falso valutativo riguarda, invece, le stime immobiliari o di magazzino, le valutazioni del know how, dei marchi, dei brevetti o, ancora, delle perdite sui crediti. Ma per il Codice Civile rientrano tra le valutazioni anche le rimanenze [2], le partecipazioni [3] ed il capitale sociale se è stato formato tramite conferimenti in natura.

Infine, il falso qualitativo riguarda le alterazioni al bilancio che non incidono per forza sul risultato economico o sull’entità complessiva del capitale ma su come viene rappresentato il bilancio. Una pratica, purtroppo, perseguita spesso in Italia: viene riportato un costo effettivamente sostenuto ma per fini diversi da quelli riportati in bilancio (il tipico esempio di una tangente pagata per avere un appalto).

 

 

Falso in bilancio: chi viene perseguito

In caso di indagini per un presunto falso in bilancio, la Guardia di Finanza busserà alla porta di chi ha a che fare con la documentazione fiscale di una società. Suonerà, pertanto, il campanello di amministratori, direttori generali, dirigenti addetti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci e liquidatori.

Ciascuno di loro dovrà rispondere a seconda del tipo di azienda per la quale lavora: se si tratta di una società quotata, di una società non quotata oppure di una società non fallibile.

Alle società quotate è riservata una disciplina particolarmente severa in caso di falso in bilancio accertato (da tre a otto anni di reclusione). Il reato comprende le condotte di omissione di fatti materiali rilevanti oppure della loro esposizione non rispondente al vero.

Per quanto riguarda le società non quotate, la sanzione in caso di falso in bilancio prevede la reclusione da uno a cinque anni. La pena può essere ridotta a un minimo di sei mesi e un massimo di tre anni se i fatti sono di lieve entità da valutare, per espressa previsione, a seconda della natura e delle dimensioni della società, della modalità o degli effetti della condotta. Viene sanzionata la consapevole esposizione di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero o l’omissione di fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo a cui appartiene, allo scopo di indurre altri in errore. Vi rientrano, quindi, il conto economico, lo stato patrimoniale, la nota integrativa e le relazioni di amministratori e sindaci.
Infine, per le società non fallibili si può procedere solo tramite querela e la sanzione prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni. Parliamo di società che hanno un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore a 300mila euro, ricavi lordi annui non superiori a 200mila euro e debiti anche non scaduti non superiori a 500mila euro nei tre anni precedenti o dall’inizio dell’attività se è il periodo è inferiore.

Per le false comunicazioni sociali che creano un danno a società non quotate o non fallibili si può applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il giudice deve valutare, in modo prevalente, l’entità dell’eventuale danno causato a società, soci o creditori.


[1] Legge 69/2015.

[2] Art. 2426 n. 9 cod. civ.

[3] Art. 2426 n. 4 cod. civ.

 


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