Come si costituisce il pegno dei beni mobili?
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5 Ago 2016
 
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Come si costituisce il pegno dei beni mobili?

Il pegno di beni mobili si costituisce con la consegna (traditio) al creditore della cosa o del documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa (art. 2786 c.c.).

 

La garanzia reale è, nel rapporto tra le parti, validamente costituita con la sola consegna della cosa, senza necessità di ulteriori formalità, mentre l’atto scritto contenente l’identificazione del credito garantito e dei beni assoggettati alla garanzia è richiesto ai soli fini della prelazione, vale a dire dell’opponibilità della garanzia agli altri creditori del soggetto datore di pegno. Ne consegue che la mancanza dell’atto scritto dà luogo all’inopponibilità agli altri creditori del soggetto datore di pegno (Cass., 19 novembre 2002, n. 16261 – Cass., 23 novembre 2001, n. 14869 – Cass., 7 giugno 1999, n. 5562).

 

La mancanza di atto scritto, pertanto, fa venire meno la prelazione per l’intero credito garantito dal pegno, mentre la mancanza della data certa della scrittura esclude la giuridica esistenza del titolo, essendo tale requisito richiesto ad substantiam.

 

È legittimo il cd. pegno rotativo: tale fattispecie si realizza quando le parti prevedono la possibilità di sostituire i beni originariamente oggetto del pegno con altri beni, senza alcun effetto novativo sul rapporto iniziale. Al proposito, la giurisprudenza ha sostenuto che “è legittimo il cd. “pegno rotativo”, che si realizza quando nella convenzione costitutiva della garanzia le parti prevedano la possibilità di sostituire i beni originariamente costituiti in garanzia, con la conseguenza che la sostituzione posta non determina effetti novativi sul rapporto iniziale, a condizione che risulti da atti scritti aventi data certa, che avvenga la consegna del bene e che il bene offerto in sostituzione abbia un valore non superiore a quello sostituito” (Cass., 5 marzo 2004, n. 4520).

 

È altresì configurabile il pegno di cosa futura: in tal caso l’accordo è perfezionato nel momento in cui siano individuati il credito da garantire e il pegno da offrire in garanzia. L’evento che dovrà verificarsi in seguito è meramente materiale, consistendo ovviamente nella venuta ad esistenza della cosa oggetto di pegno nonché nella consegna della stessa al creditore (Cass., 27 agosto 1998, n. 8517).

 

Occorre evidenziare che il creditore, essendo possessore della cosa, è legittimato ad esercitare le azioni a difesa del possesso, nonché l’azione di rivendicazione, ma non può, senza il consenso del debitore, usare della cosa (salvo che l’uso sia necessario per la conservazione di essa). Conseguentemente egli non può darla a sua volta in pegno o concederne ad altri il godimento.

 

Qualora invece fosse data in pegno una cosa fruttifera, il creditore, salvo patto contrario, ha la facoltà di fare suoi i frutti, imputandoli prima alle spese e agli interessi e poi al capitale.

La cosa o il documento possono essere anche consegnati a un terzo designato dalle parti o possono essere posti in custodia di entrambe, in modo comunque che il debitore sia nell’impossibilità di disporne senza la cooperazione del creditore.

 

La legge riconosce comunque al debitore la facoltà di domandare il sequestro del bene dato in pegno qualora il creditore dovesse abusarne. Non si dimentichi, infatti, che fino al momento, peraltro del tutto eventuale, della vendita o dell’assegnazione, il debitore resta il proprietario del bene.

 

Il creditore ha diritto di trattenere il bene fino all’integrale adempimento dell’obbligazione a garanzia della quale è stato costituito il pegno (diritto di ritenzione del creditore). Pertanto, dopo l’esatto adempimento sorge, in capo al creditore, l’obbligo di restituzione del pegno.

 

In caso di inadempimento, invece, il creditore può procedere con la vendita del bene con le forme di legge, secondo il disposto dell’art. 2797 c.c., il quale sancisce che, prima di procedere alla vendita, il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. Se entro cinque giorni dall’intimazione non è proposta opposizione, o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa e soddisfarsi con prelazione sul prezzo oppure può farsi assegnare la cosa in pagamento secondo la stima da farsi con perizia o secondo il prezzo corrente, se la cosa ha un prezzo di mercato.

 

Pare appena il caso di sottolineare come tale forma di garanzia non assorbe in alcun modo la garanzia generale di cui all’art. 2740 c.c.: il creditore pignoratizio potrà quindi liberamente aggredire, previa formazione di un apposito titolo esecutivo, anche gli altri beni che formano il patrimonio del debitore.

 

Un caso particolare di vendita (cd. vendita anticipata) si verifica, ex art. 2795 c.c., qualora la cosa data in pegno si deteriori in modo da far temere che essa divenga insufficiente alla sicurezza del creditore: in tal caso il giudice può autorizzare la vendita, purché colui che ha costituito il pegno, sia previamente avvisato. Quest’ultimo può evitare la vendita e farsi restituire il pegno, offrendo altra garanzia reale che il giudice riconosca idonea.

 

Anche al debitore viene riconosciuto il medesimo diritto di domandare al giudice l’autorizzazione a vendere il bene, in caso di deterioramento o di diminuzione di valore della cosa data in pegno, o, in alternativa, può chiedere la restituzione del pegno, offrendo altra garanzia reale che il giudice riconosca idonea.

 

Un altro caso in cui il debitore può chiedere al giudice l’autorizzazione a vendere la cosa, si verifica allorquando si presenti un’occasione favorevole.

 

Occorre infine precisare che il diritto di farsi pagare con prelazione sulla cosa costituita in pegno può essere esercitato solo allorquando la cosa data in pegno sia rimasta in possesso del creditore.

 

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In pratica

Con il pegno di beni mobili, al creditore viene consegnato il bene o il documento che conferisce l’esclusiva disponibilità della cosa.

Il bene pignorato può anche essere dato in custodia ad un terzo od essere custodito congiuntamente dalle parti.

Sono previste forme particolari di pegno; tra queste:

pegno rotativo, con cui le parti stabiliscono la facoltà di sostituire il bene pignorato con altro bene, senza effetto di novazione per il rapporto;

pegno di cosa futura, con cui l’accordo si perfeziona nel momento in cui verranno individuati il credito da garantire ed il pegno da offrire in garanzia.

Benché fino al momento della vendita — eventuale — del bene il debitore rimanga proprietario di quanto dato in pegno, il creditore può esercitare le azioni possessorie a tutela del bene pignorato, ma non può di norma usare della cosa senza consenso del debitore.

Il creditore ha titolo a trattenere il bene fino all’esatto adempimento dell’obbligazione per cui è stato costituito il pegno; in caso di inadempimento, invece, il creditore può richiedere la vendita del bene nelle forme previste dalla legge.

Tanto il creditore quanto il debitore possono richiedere la vendita anticipata del bene quando questo possa deteriorarsi e, pertanto, perdere o diminuire il proprio valore.

Ancora, il debitore può chiedere al giudice l’autorizzazione alla vendita anticipata quando gli si presenti un’occasione favorevole.

 

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