Spese scolastiche, si può detrarre il doposcuola?
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28 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Spese scolastiche, si può detrarre il doposcuola?

Detrazione delle spese d’istruzione: è possibile scaricare dalle imposte i servizi extra-scolastici e il dopo-scuola?

 

Detrazione delle spese scolastiche a maglie larghe, ma non troppo: una recente risoluzione [1] dell’Agenzia delle Entrate, difatti, chiarisce che possono essere detratte come spese scolastiche, oltre alle spese per l’iscrizione, la frequenza e la mensa, anche le spese per il dopo-scuola, per i servizi integrativi di assistenza alla mensa  e per gli eventuali servizi pre-scuola.

Nessuna detrazione, invece, per le spese di trasporto, nemmeno se l’abitazione dello studente è mal servita dai mezzi pubblici; niente detrazioni, inoltre, per i libri scolastici e il materiale di cancelleria.

Ma andiamo per ordine e vediamo, alla luce delle ultime novità, che cosa si può detrarre e che cosa no, in merito alle spese scolastiche.

 

 

Spese scolastiche: quali cicli di studi

Innanzitutto, è possibile usufruire di una detrazione del 19% delle spese per l’iscrizione e la frequenza:

 

– dell’asilo nido, sino a un tetto massimo di 620 euro annui (sono cioè detraibili 117,80 euro, il 19% di 620);

– della scuola dell’infanzia (scuola materna), sino a un tetto massimo di 400 euro (sono cioè detraibili 76 euro);

– della scuola primaria (elementari), ugualmente sino a 400 euro;

– della scuola secondaria di 1° grado (medie inferiori), sino a 400 euro;

– della scuola secondaria di 2° grado (medie superiori), sino a 400 euro;

– di corsi di studio universitari, master, scuole di specializzazione, dottorati di ricerca, corsi di perfezionamento, senza un limite massimo (ma se si è iscritti presso istituti privati non si può dedurre un ammontare superiore a quello pagato dagli iscritti al corrispondente corso in un istituto pubblico).

 

 

Spese scolastiche: che cos’è detraibile

Sono detraibili, entro il tetto massimo delle spese d’iscrizione e frequenza, le seguenti spese:

 

– costi relativi alla mensa scolastica, anche se il servizio non è erogato direttamente dall’istituto, ma dal Comune o da soggetti terzi;

– i contributi obbligatori, quelli volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica, fuori dall’ambito del Bonus Scuola;

– costi relativi ai servizi integrativi di mensa;

– costi relativi ai servizi di dopo-scuola;

– costi dei servizi pre-scolastici.

 

Tali costi sono deducibili in merito alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, mentre non è stata chiarita la loro deducibilità per chi frequenta corsi di studio universitari, assimilati o successivi.

Non si possono scaricare, invece, i costi di trasporto, ad esempio quelli dello scuolabus: secondo l’Agenzia delle Entrate, consentire di detrarre tali spese sarebbe stato discriminatorio nei confronti di chi si serve del trasporto pubblico e non può detrarre nulla.


[1] Ris. 68/E/2016.

 


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