Pensione, come si calcolano i contributi su Naspi, mobilità e Cig
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28 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione, come si calcolano i contributi su Naspi, mobilità e Cig

Come valutare i periodi di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione per la pensione: accredito dei contributi figurativi, neutralizzazione dei periodi.

 

I periodi durante i quali viene percepita l’indennità di disoccupazione Naspi, l’indennità di mobilità o la cassa integrazione (nota come Cig o Cigo) sono validi ai fini della pensione, perché il lavoratore ha diritto all’accredito dei contributi figurativi.

Si tratta di contributi accreditati direttamente dall’Inps, che servono sia per il diritto che per la misura della pensione: servono cioè a raggiungere i requisiti per il trattamento e ad aumentarne l’importo.

 

 

Naspi, mobilità, Cig e diritto alla pensione

In particolare, per quanto riguarda il diritto alla pensione, i contributi figurativi sulla disoccupazione sono utili:

 

– al raggiungimento della pensione di vecchiaia (attualmente sono necessari almeno 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome);

 

– al raggiungimento della pensione anticipata (per la quale il requisito è pari a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; almeno 35 anni, però, devono essere di contributi effettivi e non figurativi).

 

Non sono utili, invece, al raggiungimento della pensione di anzianità precedente alla Legge Fornero ed ai requisiti di alcuni trattamenti in  deroga ancora vigenti, come l’Opzione Donna.

 

I contributi figurativi accreditati per la cassa integrazione (Cig), invece, sono equiparati a quelli versati in costanza di rapporto di lavoro e sono perciò utili ai fini del diritto e della misura di qualsiasi tipo di pensione, compresa quella anticipata.

Sono inoltre utili a perfezionare il requisito contributivo per l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi ed a raggiungere il diritto agli accrediti figurativi di qualsiasi tipo.

 

I contributi figurativi accreditati per periodi di mobilità sono utili per il diritto e per la misura di tutte le pensioni, compresa la pensione anticipata.

Non sono invece utili a perfezionare il requisito contributivo per l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi.

 

 

Naspi e ammontare della pensione

Per quanto riguarda la misura della pensione, cioè l’ammontare dell’assegno, in alcuni casi i contributi figurativi sulla Naspi possono influire negativamente, abbassando la retribuzione pensionabile: la contribuzione figurativa Naspi, come precisato da una recente circolare Inps [1], può essere difatti riconosciuta entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi, cioè sino a 1.820 euro (1.300 euro, importo massimo dell’assegno di disoccupazione, per 1,4). In pratica, i contributi figurativi sulla disoccupazione sono riconosciuti solo entro una determinata soglia limite, anche se l’imponibile medio calcolato è più alto.

Per quanto riguarda, però, le quote della pensione calcolate col sistema retributivo, che si basa sullo stipendio posseduto negli ultimi 5 e 10 anni, per evitare un peggioramento del trattamento si utilizza una procedura particolare, detta neutralizzazione.

 

 

Naspi: come si calcolano i contributi figurativi

Per valutare correttamente, ai fini della pensione, i periodi di Naspi, bisogna innanzitutto determinare l’esatto ammontare dei contributi figurativi. Nel dettaglio, i contributi figurativi per i periodi di Naspi si calcolano nel modo seguente:

 

– si individua la retribuzione imponibile media mensile degli ultimi 4 anni;

 

– se è inferiore a 1.820 euro mensili, cioè al massimale Naspi moltiplicato per 1,4 volte, per determinare i contributi figurativi si deve moltiplicare l’imponibile per l’aliquota contributiva vigente (il 33% per la generalità dei lavoratori dipendenti);

 

– se è superiore a 1.820 euro, la retribuzione imponibile media va ridotta sino a tale cifra, quindi diventa pari a 1.820 euro mensili:  i contributi devono essere allora calcolati moltiplicando questo ammontare per l’aliquota contributiva.

 

In quest’ultimo caso, però, se il lavoratore dipendente è soggetto al calcolo retributivo o misto della pensione, il periodo di Naspi viene neutralizzato, cioè considerato neutro per non peggiorare l’ammontare della pensione, nel caso in cui la retribuzione pensionabile risulti ridotta dal periodo di disoccupazione.

 

 

Naspi: la neutralizzazione del periodo

Se la retribuzione pensionabile (per quanto riguarda la quota del trattamento calcolato col metodo retributivo) viene ridotta dai contributi figurativi sulla Naspi, è necessario neutralizzare i periodi in cui è stata percepita l’indennità di disoccupazione. Per farlo, le due quote di pensione calcolate col metodo retributivo, la quota A e la quota B, vanno determinate senza inserire la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, quindi neutralizzando il periodo di disoccupazione.

In pratica, per neutralizzare il periodo, questo si deve eliminare dal calcolo, inserendo al suo posto i periodi precedenti andando a ritroso, sino ad arrivare a considerare, rispettivamente, le 260 settimane di retribuzione precedenti al pensionamento, per la quota A e le 520 settimane per la quota B.

 

Nessuna neutralizzazione, invece, va fatta se la retribuzione pensionabile risulta uguale o più alta con l’inserimento della retribuzione figurativa Naspi, in quanto non viene abbassata dai contributi figurativi sulla disoccupazione.

 

 

Naspi e calcolo contributivo della pensione

Per quanto riguarda la quota della pensione soggetta al calcolo contributivo (che comprende gli anni dal 2012 in poi per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 1995, diversamente parte dal 1996; comprende l’intera vita lavorativa per chi ha optato per tale sistema), non deve essere fatta alcuna neutralizzazione.

I contributi figurativi per i periodi di Naspi, anche se calcolati sul massimale (nel caso in cui l’imponibile medio risulti più alto di 1.820 euro), difatti, non peggiorano la pensione (o la quota di pensione) calcolata col metodo contributivo, perché si aggiungono al montante posseduto dal disoccupato, cioè alla somma dei contributi accreditati. Questo perché il sistema contributivo considera, per calcolare la pensione, i contributi del lavoratore e non gli ultimi stipendi.

 

 

Cig: come si calcolano i contributi figurativi

I contributi figurativi relativi ai periodi di cassa integrazione, cioè ai periodi in cui l’Inps riconosce un’integrazione salariale per la riduzione o l’interruzione dell’attività lavorativa, si calcolano:

 

– sulla retribuzione lorda utilizzata per determinare il trattamento di integrazione salariale, per la Cig a zero ore (cioè per la cassa integrazione con sospensione totale dell’attività);

– sulla differenza fra la retribuzione lorda da corrispondere durante la normale attività lavorativa e la retribuzione parzialmente corrisposta ed assoggettata a contribuzione, per la Cig ad orario ridotto.

 

Ricordiamo che l’integrazione salariale, per i periodi di Cig, ammonta all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale di ciascuna settimana (normalmente pari a 40 ore).

L’ammontare del trattamento, ridotto del 5,84%, non può superare per il 2016 gli importi massimi mensili seguenti, rapportati alle ore di Cig autorizzate e comprensivi dei ratei di tredicesima e quattordicesima:

 

971,71 euro, se la retribuzione mensile di riferimento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, non supera i 2.102,24 euro;

1.167,91 euro, quando la retribuzione mensile di riferimento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, supera i 2.102,24 euro.

 

 

Mobilità: come si calcolano i contributi figurativi

I contributi figurativi per mobilità competono per tutto il periodo in cui il lavoratore percepisce l’indennità di mobilità: ricordiamo che questa prestazione, erogata dall’Inps, spetta ai lavoratori appartenenti a determinate imprese, di norma con oltre 15 dipendenti, a seguito di un licenziamento collettivo. L’indennità sarà a breve non più accessibile e sostituita dalla Naspi.

La prestazione ammonta al 100% del trattamento di Cassa integrazione straordinaria Cigs (pari, come la Cig, all’80% della retribuzione globale), per i primi 12 mesi di mobilità, ridotta del 5,84%; dal 13° mese, ammonta all’80% del trattamento Cigs.

I contributi figurativi non sono calcolati sull’indennità di mobilità, ma [2]:

 

– sulla retribuzione presa a base del trattamento di Cassa integrazione straordinaria, se la mobilità è stata preceduta dal trattamento Cigs;

– sulla retribuzione percepita al momento del licenziamento, se la mobilità non è stata preceduta da un periodo di Cigs.

 

Se l’indennità di mobilità, però, è percepita per più di un anno, le retribuzioni accreditate figurativamente devono essere rivalutate in base agli indici Istat di variazione delle retribuzioni contrattuali.


[1] Inps Circ. n. 94/2015.

[2] Art. 7, Co. 9, L. 223/91; Artt. 3, Co. 6, e 15 D.Lgs. 503/92; Inps Circ. n. 160/1997.

 


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