Equitalia: sulle cartelle diritto di accesso illimitato
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7 Ago 2016
 
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Equitalia: sulle cartelle diritto di accesso illimitato

Al contribuente non può essere negato di prendere visione delle cartelle di pagamento notificate, esibendo l’estratto di ruolo.

 

Il contribuente che fa richiesta di visionare tutte le cartelle di pagamento notificategli ha diritto a pretendere, da Equitalia, in qualsiasi momento, il rilascio delle copie autentiche delle stesse: l’Agente per la riscossione non può quindi negargli la richiesta di accesso agli atti amministrativi, accontentandolo solo con l’esibizione dell’estratto di ruolo. È quanto si evince da una recentissima sentenza del Tar Lazio [1].

 

Il tribunale amministrativo capovolge l’interpretazione dallo stesso fornita quest’invero, in una poco felice sentenza in cui aveva sostenuto l’esatto opposto: l’estratto di ruolo – era stato detto in quella occasione – sarebbe documento più che sufficiente a soddisfare gli obblighi di trasparenza amministrativa e a consentire al contribuente di verificare tutte le cartelle che gli sono state consegnate.

 

In realtà non è così: difatti, l’estratto di ruolo è un documento formato internamente agli uffici di Equitalia e non garantisce alcuna certezza, né ha valore di prova (come da ultimi orientamenti della Cassazione). Sicché al cittadino che ne faccia richiesta deve essere sempre concesso l’accesso agli atti amministrativi per verificare le copie autentiche delle cartelle di pagamento. Non rileva il fatto che le notifiche delle cartelle sono andate, a suo tempo, tutte a buon fine e che il debitore ne abbia preso sicura conoscenza, tanto da presentare richiesta di rateazione. Egli, comunque, dopo molti anni potrebbe averle perse e l’azione della pubblica amministrazione – cui Equitalia, sebbene soggetto di diritto privato, è equiparata – è ispirata alla trasparenza e non alla “strategia difensiva”.

 

Risulta del tutto ingiustificato, pertanto, il silenzio di Equitalia alla richiesta di accesso agli atti amministrativi: l’Agente della riscossione deve invece rispondere all’istanza del cittadino entro 30 giorni, in difetto potendo quest’ultimo presentare ricorso al TAR.

 

Ma attenzione: la richiesta di accesso agli atti può essere inoltrata entro massimo cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento. Difatti – sottolinea la sentenza – la legge [2] stabilisce che, in tema di riscossione delle imposte sul redito, Equitalia deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notifica (nel caso di consegna a mano fatto dal messo comunale) o con l’avviso di ricevimento (nel caso di consegna per posta fatta dal postino). Entro tale quinquennio, Equitalia ha l’obbligo di esibire tali documenti al contribuente che presenti l’istanza.

 

Non solo. Equitalia non può neanche spingersi a valutare la sussistenza di un “valido interesse” all’esibizione delle copie da parte del contribuente – titolare del debito – che ne faccia richiesta: l’agente per la riscossione è obbligato, infatti, non solo alla custodia della matrice o della copia della cartella (con la relativa relazione di notifica o l’avviso di ricevimento), ma anche all’esibizione delle stesse, senza aver alcun margine di scelta sulla possibilità di rispondere o meno all’istanza di accesso agli atti amministrativi. Insomma, come dire che l’interesse all’esibizione si presume sempre sussistente.

 

Secondo la sentenza in commento, tutte le Pubbliche Amministrazioni, ivi compresa Equitalia, sono obbligate a conservare copia degli atti notificati al privato – e ciò vale anche per le cartelle di pagamento – il quale potrebbe non esserne più in possesso per svariate ragioni (disordine, perdita del documento, malconservazione, trasloco, furto, ecc.) e che non può essere mutilato nella propria richiesta a causa di tali eventi. Il contribuente, in definitiva, ha diritto a ottenere copia delle cartelle di pagamento notificategli per poter esercitare il suo diritto alla difesa [3].

 


[1] TAR Lazio, sent. n. 8948/16 del 2.08.2016.

[2] Art.26 d.P.R. n. 602/1973.

[3] Cons. St. sent. n. 1705/2015; Tar Campania, Napoli, sent. n. 629/2016. Cass. ord. n. 18252/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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