Maltrattamenti anche nella famiglia di fatto
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7 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Maltrattamenti anche nella famiglia di fatto

Il reato di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche in danno del convivente di fatto, quando l’imputato ha non solo iniziato e proseguito stabile convivenza con la parte offesa, ma anche contribuito alle spese per la gestione dell’alloggio comune.

 

La Cassazione ha confermato il precedente orientamento giurisprudenziale che aveva compreso tra le ipotesi di maltrattamenti in famiglia anche quelle nei riguardi di persona convivente, quando si sia in presenza di rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto, instaurato tra due persone, con legami di reciproca assistenza e protezione [1].

 

Con la pronuncia in esame, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto dall’imputato avverso la decisione emessa dalla Corte di appello di Palermo, che aveva condannato lo stesso per il reato di maltrattamenti commesso ai danni di persona convivente di fatto [2].

 

Si legge nella motivazione della Corte di appello che il fatto che l’imputato e la persona offesa avessero deciso di convivere, successivamente alla nascita della figlia, prendendo in locazione una casa familiare, nonché la circostanza che l’imputato, seppure allontanatosi dall’alloggio comune, avesse continuato a pagare il canone di locazione, le quote condominiali, le bollette relative alle utenze dell’abitazione, costituivano elementi idonei a «ritenere sussistente un comune intento della coppia di iniziare e proseguire una stabile convivenza con caratteristiche della famiglia di fatto, cioè a dire un progetto di vita basato sulla reciproca solidarietà ed assistenza».

 

La Cassazione condivide gli argomenti della giurisprudenza di merito e precisa che il rapporto di stretta dipendenza affettiva e relazionale tra persone conviventi more uxorio, che costituisce presupposto del reato di maltrattamenti in famiglia, è configurabile anche nella partecipazione alle spese per la sede della famiglia di fatto.

 

Dott.ssa RITA ARDIZZONE, rita.ardizzone1@virgilio.it


In pratica

Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.)  può essere imputato anche a persona convivente more uxorio che, seppure allontanatosi dalla casa familiare, abbia continuato a contribuire ai bisogni della “famiglia di fatto”, pagando le spese per l’affitto e le bollette relative alle utenze.

[1] Cass. pen., sez. VI, sent. n. 21329/2007.

[2] Cass. pen., sez. II, sent. n. 8401/2016.

 


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