Ape, pensione con quasi 4 anni di anticipo
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7 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape, pensione con quasi 4 anni di anticipo

Aumento da 3 anni a 3 anni e 7 mesi dell’anticipo della pensione, detrazione per i disoccupati, contributi per gli esuberi: tutte le novità dell’Ape.

 

Arrivano novità positive dal “cantiere pensioni”: la nuova normativa allo studio, che contiene importanti deroghe alla Legge Fornero, permetterà, infatti, di pensionarsi con quasi 4 anni di anticipo rispetto all’età per il trattamento di vecchiaia, grazie all’Ape.

L’Ape, sigla che sta per anticipo pensionistico, consentirà di raggiungere la pensione 3 anni e 7 mesi prima dell’età pensionabile, grazie a un prestito ventennale effettuato da una banca: la restituzione del finanziamento comporterà una penalizzazione della prestazione, ma questo taglio sarà più basso per esuberi e disoccupati, che potranno fruire di incentivi aziendali e statali.

Facciamo ora il punto della situazione, per capire come funziona l’Ape, chi può usufruirne ed a quanto potrebbero ammontare le penalizzazioni sulla pensione.

 

 

Ape: di quanto si anticipa la pensione

Per quanto riguarda gli anni di anticipo della pensione, in una prima stesura della norma era prevista la possibilità di uscire dal lavoro 3 anni prima, rispetto all’età necessaria per raggiungere il trattamento di vecchiaia. Ora, invece, si vuole consentire di uscire con 3 anni e 7 mesi di anticipo: considerando che l’età pensionabile, dal 2018 e almeno sino al 2020 (in base alle ultime stime Istat non dovrebbe esserci alcun aumento dei requisiti nel 2019), sarà pari a 67 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne, autonomi e dipendenti, questo vuol dire che ci si potrà pensionare a 63 anni esatti e non più a 63 anni e 7 mesi.

 

 

Ape: le penalizzazioni

A fronte di un prestito bancario con ammortamento ventennale, necessario per ottenere la pensione anticipata, sono previsti dei tagli della prestazione, corrispondenti alle rate da restituire.

Le penalizzazioni medie dovrebbero attestarsi da un minimo dell’1,4% a un massimo dell’8%, a seconda del reddito del lavoratore, della presenza di condizioni specifiche e della quota di trattamento anticipata (l’Ape, difatti, non corrisponderà all’intera futura pensione, ma potrà arrivare a un massimo del suo 95%).

In particolare, le penalizzazioni saranno più basse:

 

– per i disoccupati, i cui tagli dell’assegno saranno attenuati grazie a un sistema di detrazioni concesse dallo Stato, che copriranno parte delle rate del prestito;

– per gli esuberi, per i quali parte del finanziamento sarà coperto da un contributo dell’azienda: tanto più alto sarà il contributo, quanto più bassi saranno i tagli dell’assegno.

 

 

Ape: beneficiari

In base alle notizie sinora rese note, non dovrebbero esserci soggetti esclusi dall’Ape. In un primo momento si riteneva che sarebbero potuti essere ammessi solo i disoccupati di lunga durata e gli esuberi, ma successivamente è stato chiarito che per questi soggetti c’è una “corsia preferenziale” per l’Ape, offerta da contributi e detrazioni per abbassare la penalizzazione.

L’Ape è dunque aperta a tutti, anche a chi non si trova in particolari situazioni di disagio, ma per questi ultimi non sono previsti agevolazioni e incentivi che abbassino i tagli dell’assegno.

I dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi, in un primo momento esclusi dall’anticipo, sono stati inclusi tra i beneficiari da una successiva stesura della norma.

Per vedere la normativa definitiva, comunque, si dovrà attendere la Legge di Stabilità 2017, che sarà approvata entro il prossimo autunno.


 


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