Dimissioni lavoratrice madre: l’indennità di disoccupazione
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7 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Dimissioni lavoratrice madre: l’indennità di disoccupazione

Diversamente dalle dimissioni ratificate in un periodo di lavoro ordinario, quelle durante la maternità permettono di percepire la Naspi.

 

La Naspi (indennità di disoccupazione Inps) può essere percepita dal lavoratore che:

  • perde “involontariamente” il posto di lavoro
  • possegga il requisito contributivo: ossia tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione negli ultimi 48 mesi precedenti il periodo di disoccupazione
  • possegga il requisito lavorativo: ossia trenta giornate lavorative nei 12 mesi precedenti il periodo di disoccupazione.

Generalmente, quindi, la Naspi non spetta in caso di dimissioni volontarie (non per giusta causa) o di risoluzione consensuale. In caso di lavoratrice madre, però, che abbia bisogno – ad esempio – di assistere il figlio, vi è la possibilità di percepire l’indennità di disoccupazione anche in caso di dimissioni volontarie.

 

 

Lavoratrice madre: la procedura per chiedere la Naspi

Affinché la lavoratrice madre abbia diritto all’indennità di disoccupazione, la stessa deve far convalidare le dimissioni alla Direzione Territoriale del Lavoro (ex Ispettorato del Lavoro) competente nel territorio in cui risiede.

La lavoratrice deve, innanzitutto, presentare la lettera di dimissioni al datore di lavoro (nelle consuete forme – raccomandata A/R, raccomandata a mano, PEC). La stessa lettera, poi, deve essere fatta convalidare dalla DTL, la quale rilascerà una “ricevuta di convalida” da presentare al datore di lavoro.

 

Le dimissioni durante il periodo tutelato dalla maternità [1] possono essere presentate in un termine che va da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del neonato (12 mesi dalla nascita).

 

Presentate e convalidate le dimissioni, la lavoratrice potrà rivolgersi al patronato di riferimento (o, se possedute, accedere al sito Inps con le proprie credenziali) per l’invio telematico (unico metodo consentito) dell’istanza di indennità di disoccupazione Naspi.

Il tutto senza costi per la lavoratrice.

 

La Naspi avrà una durata massima di 24 mesi e, in ogni caso, non potrà superare la metà dei giorni lavorati negli ultimi 48 mesi. L’ammontare mensile sarà pari al 75% del lordo percepito in busta paga.

 

 

Oneri a carico del datore di lavoro

A differenza delle dimissioni “ordinarie”, le dimissioni durante la maternità pongono un onere non indifferente in capo al datore di lavoro. Esso è soggetto al versamento obbligatorio in una unica soluzione del cosiddetto Ticket di licenziamento o Ticket Aspi. Si tratta di un contributo che, generalmente, viene erogato dal datore di lavoro in caso di licenziamento del lavoratore. Tale contributo, però, deve essere versato anche in caso di dimissioni durante la maternità.

Il contributo è pari, per l’anno 2016, ad euro 489,95 per ogni anno di lavoro effettuato con un tetto massimo di 3 anni (per cui un contributo massimo di euro 1469,85 per rapporti di lavoro che vanno oltre i 3 anni).

 

Dott. Commercialista MARIO STAMERRA – mario.stamerra@gmail.com


[1] Art. 55 D. Lgs. N. 151/2001.

 


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