La cessione del credito
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7 Ago 2016
 
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La cessione del credito

La cessione pro soluto e pro solvendo, gli effetti della cessione, i crediti che non si possono cedere, la comunicazione al debitore ceduto, la cessione in luogo dell’adempimento.

 

La cessione di crediti è uno degli strumenti che il creditore può utilizzare per trasferire a terzi il credito e procurarsi liquidità. In particolare, con la cessione del credito, disciplinata dagli artt. 1260 – 1267 c.c., il creditore, detto cedente, trasferisce, a titolo oneroso o a titolo gratuito, un proprio credito ad un soggetto terzo, cessionario, anche senza il consenso del debitore ceduto (art. 1260 c.c.).

 

Nell’ambito della cessione dei crediti, la partecipazione, o meno, del ceduto al contratto non incide sulla vicenda traslativa. Se egli tuttavia partecipa, la struttura del contratto sarà plurilaterale; in caso contrario sarà bilaterale.

 

L’accettazione del debitore non assume rilievo come manifestazione di volontà diretta a produrre la cessione, ma soltanto come dichiarazione di conoscenza della medesima, per gli effetti di cui all’art. 1264 c.c.

 

In giurisprudenza è stato affermato che il debitore rimane estraneo all’accordo, per cui la conclusione della cessione si perfeziona per effetto del consenso legittimamente manifestato dal cedente e dal cessionario. Secondo la giurisprudenza, infatti, il debitore ceduto, pur se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito — ovvero se transige con il cedente su crediti diversi da quello ceduto — né il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un’intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione (Cass., 27 febbraio 1998, n. 2156).

 

Conforme, Cass., 19 giugno 2001, n. 8333

“La natura consensuale del contratto di cessione di credito comporta che il relativo perfezionamento consegua al solo scambio del consenso tra i contraenti, ma non importa, altresì, che al perfezionamento del contratto consegua, “ipso facto”, il trasferimento del credito dal cedente al cessionario. Nel caso di cessione di un credito futuro, pertanto, il trasferimento del credito al cessionario si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza, mentre, prima di tale data, la cessione, pur perfetta, è destinata ad esplicare, “inter partes”, efficacia meramente obbligatoria.”

 

Per quanto riguarda la forma, la cessione del credito è un contratto a forma libera, tranne nel caso in cui venga posta in essere a titolo di liberalità, nel qual caso si è di fronte ad una donazione che richiede ad substantiam l’atto pubblico (art. 782 c.c.).

 

Nella cessione di credito, pur non essendo richiesta una forma determinata, può sussistere l’onere della forma scritta o dell’atto pubblico in dipendenza della causa del negozio; pertanto, è nulla la cessione del credito con causa donativa ove manchi la forma prescritta dall’art. 782 c.c. (App. Napoli, 1 luglio 2005, n. 2099).

 

 

Quando si compie l’effetto traslativo della cessione del credito?

La normativa codicistica, all’art. 1264 c.c., prevede che la cessione abbia effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata. Tuttavia, se prima della notificazione dell’avvenuta cessione il debitore paga al cedente non è liberato dall’obbligazione, se il cessionario prova che il debitore medesimo era a conoscenza dell’avvenuta cessione.

 

La notifica o l’accettazione costituiscono una condizione di mera opponibilità al debitore e ai terzi e non un elemento costitutivo della fattispecie traslativa. Anche la giurisprudenza intende tale disposizione nel senso che non interferisce con l’efficacia traslativa della cessione (che si produce immediatamente), ma con riguardo all’interesse del debitore, e precisamente al fine di ammettere od escludere la portata liberatoria del pagamento fatto al cedente anziché al cessionario ed altresì al fine di determinare, con riferimento al successivo art. 1265 c.c., la

prevalenza fra più cessioni.

 

La natura consensuale del contratto di cessione di credito comporta che esso si perfeziona con lo scambio del consenso tra cedente e cessionario, con la conseguente attribuzione a quest’ultimo della veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione, anche qualora sia mancata la notificazione prevista dall’art. 1264 c.c. (Cass., 21 gennaio 2005, n. 1312).

 

 

Cosa sono la cessione in luogo dell’adempimento e la cessione in garanzia?

Di norma, la cessione del credito avviene a titolo gratuito oppure dietro corrispettivo.

Tuttavia, il legislatore ha previsto e disciplinato altre due differenti forme di cessione del credito e, nello specifico, si tratta di:

 

— cessione in luogo dell’adempimento;

— cessione in garanzia.

 

Oltre alla cessione fatta dietro corrispettivo in denaro e quella posta in essere per spirito di liberalità, è configurabile la cessione di credito in luogo dell’adempimento (art. 1198 c.c.), nonché la cessione cd. con causa di garanzia.

 

La cessione del credito a scopo di garanzia comporta il medesimo effetto (tipico della cessione ordinaria) immediatamente traslativo del diritto al cessionario, e ciò tanto nella ipotesi di cessio pro solvendo che di cessio pro soluto. L’esclusione di tale effetto può legittimamente predicarsi nel solo caso in cui, dalle clausole del negozio di cessione a scopo di garanzia, sia desumibile una inequivoca volontà negoziale delle parti nel senso che il creditore cedente, non volendo privarsi della titolarità del credito, abbia inteso soltanto realizzare degli effetti minori, quale la mera legittimazione del cessionario alla riscossione del credito (Cass.,

16 aprile 1999, n. 3797).

 

Per quanto concerne la cessione di un credito in luogo dell’adempimento, occorre precisare che il credito ceduto può essere semplice (chirografario o garantito) o incorporato in un titolo (ad esempio un assegno o una cambiale).

 

Nella cessione pro solvendo l’obbligazione si estingue solo con l’effettiva riscossione del credito ceduto, mancando la quale resta intatta l’obbligazione originaria e il cedente è tenuto all’originaria prestazione, salvo il caso in cui la mancata realizzazione del credito sia dipesa da negligenza del cessionario nell’iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore stesso.

L’estinzione dell’obbligazione è quindi sottoposta a condizione sospensiva, cioè il buon fine del credito ceduto.

 

Se invece la sola cessione del credito soddisfa il creditore indipendentemente dalla successiva riscossione del debito, si configura la cd. cessione pro soluto. Ciò significa che se anche il creditore non riuscisse successivamente ad incassare il pagamento, non potrebbe in nessun caso rivalersi sul debitore-cedente. Infatti, in tal caso, l’obbligazione si estingue con lo scambio dei consensi relativo alla cessione del credito.

 

Se non risulta una diversa volontà delle parti, la cessione si considera pro soluto, ossia il cedente non risponde della solvenza del debitore (art. 1267 c.c.).

 

La cessione di credito in garanzia, diffusa soprattutto nella pratica dei finanziamenti bancari, pone qualche problema in relazione al suo inquadramento sistematico. In questo caso, infatti, la cessione viene effettuata esclusivamente a scopo di garanzia di una distinta obbligazione dello stesso cedente o di un terzo, con la conseguenza che il cessionario può azionare sia il credito originario sia quello che gli è stato ceduto in garanzia. In caso di pagamento da parte del cedente, il trasferimento del credito ceduto viene meno ed esso si ritrasferisce automaticamente nella sfera giuridica del cedente, con un meccanismo analogo a quello della condizione risolutiva, senza quindi che occorra alcuna attività negoziale

diretta a tal fine.

 

Si ritiene che la cessione del credito possa avere una funzione esclusiva di garanzia (Cass., 2 aprile 2001, n. 4796 – Cass., 16 aprile 1999, n. 3797).

 

 

Qual è l’oggetto del contratto di cessione del credito?

Nella cessione del credito, l’oggetto del trasferimento è, in tutto o in parte, un credito (o una pluralità di crediti).

In linea di principio, salvo quanto si vedrà nel paragrafo che segue, si può dire che qualsiasi credito può essere trasferito, (sempre che presenti i requisiti essenziali dell’oggetto di qualunque pattuizione contrattuale, ossia sia lecito, possibile e determinato o determinabile).

 

Nella nozione di credito si fa rientrare ogni situazione giuridicamente rilevante che costituisca titolo per ottenere una prestazione patrimonialmente valutabile.

 

Un breve cenno merita la cessione di un credito futuro (Cass., 10 maggio 2005, n. 9761): in questo caso il diritto non esiste al momento della cessione e non si ha, quindi, l’immediato trasferimento di una situazione giuridica. L’effetto della cessione si produrrà soltanto se e quando il credito verrà ad esistenza in capo al cedente; prima di quel momento il contratto avrà mera efficacia obbligatoria.

 

 

Tutti i crediti possono formare oggetto del contratto di cessione?

Il legislatore, nel disciplinare la materia della cessione ha disposto che alcuni tipi di credito non possano essere ceduti, oppure ha concesso la possibilità di escluderne la cessione, previo verificarsi di date condizioni.

Non tutti i crediti possono essere ceduti. L’art. 1260 c.c., esclude la cedibilità dei crediti di carattere strettamente personale e di quelli il cui trasferimento sia espressamente vietato dalla legge. Inoltre, sempre secondo il disposto dell’art. 1260 c.c., la cedibilità del credito può essere convenzionalmente esclusa a determinate condizioni.

 

Non possono essere oggetto di cessione i crediti incedibili per loro natura, cioè i crediti intrinsecamente inidonei ad essere oggetto di trasferimento. Tali sono, ad esempio, quelli relativi a diritti personalissimi o indisponibili, per i quali il divieto di cessione è implicito.

 

In via generale, sono incedibili:

 

— i crediti aventi ad oggetto una prestazione che, laddove effettuata in favore di un soggetto diverso dal creditore originario, causerebbe una modificazione del contenuto del diritto in danno del debitore;

 

— i crediti di natura personale, non dissociabili dal titolare perché collegati imprescindibilmente al suo status, e che quindi nascono e si estinguono con la persona medesima (ad esempio il divieto di cessione del credito alimentare (art. 447 c.c.), in quanto correlato alla natura personale e alla particolare funzione del credito);

 

— i crediti collegati ed accessori rispetto ad un diverso diritto principale, che possono essere ceduti soltanto insieme a quest’ultimo.

 

Nella categoria dei crediti espressamente dichiarati incedibili dalla legge rientrano poi numerosi crediti la cui cessione è vietata per ragioni oggettive, attinenti alla causa del credito.

 

Vi sono altresì, come detto, divieti di carattere soggettivo, ossia attinenti a qualità o funzioni rivestite ed esercitate dall’eventuale cessionario, che lo pongono in una particolare situazione rispetto al credito che dovrebbe formare oggetto della cessione. Ad esempio, in questa categoria rientrano i divieti che inibiscono la cessione dei crediti di persone sottoposte all’altrui potestà effettuata a favore di coloro che esercitano tale potestà (artt. 323, 378 e 424 c.c.) e la cessione dei crediti di enti o altri soggetti a favore di coloro che hanno l’amministrazione o sono mandatari degli stessi (art. 1471 c.c.).

 

Ulteriori divieti alla cessione del credito sono quelli previsti dall’art. 1261 c.c. Per gli avvocati, i procuratori e i patrocinanti il divieto è ancora più ampio, in quanto l’art. 2233 c.c. proibisce ad essi, sancendone la nullità come patto di quota lite, qualsiasi negozio relativo a beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, con cui il cliente si obbliga a retribuire il difensore, In questi casi la cessione è vietata in assoluto, anche in presenza del consenso del debitore ceduto.

 

La Suprema Corte ha più volte ribadito che il divieto è limitato alle sole liti già sorte e fino alla pronuncia definitiva. Ed infatti, in tema di divieto di cessione di crediti litigiosi a favore di soggetti esercenti determinate attività, il dato testuale dell’art. 1261 c.c. nonché la ratio di detta norma comportano che il divieto stesso non trova applicazione riguardo a crediti per i quali non sia ancora sorta una controversia giudiziaria (Cass., 16 luglio 2003 n. 11144).

 

Conforme, Cass., 24 febbraio 1984, n. 1319

“Il divieto operante nei confronti dei magistrati, dei funzionari delle cancellerie e segreterie giudiziarie, degli avvocati, dei procuratori, dei patrocinatori e dei notai a rendersi cessionari di diritti su cui è sorta contestazione dinanzi all’autorità giudiziaria di cui fanno parte o dinanzi alla quale esercitano le loro funzioni, viene meno allorché la controversia sia stata risolta con sentenza passata in giudicato”.

 

La sanzione conseguente alla violazione del divieto di cessione del credito è quella della nullità, con diritto del soggetto eventualmente danneggiato dalla cessione illecita al risarcimento dei danni subiti, trattandosi, come detto, di un vero e proprio illecito (art. 1261 c.c.). Quanto previsto dal Codice al riguardo configura un’ipotesi di nullità assoluta ed il risarcimento deve comprendere tutti i danni direttamente cagionati dalla cessione.

 

Posto ciò, si può comunque affermare che la regola generale è quella della cedibilità dei crediti. I divieti sopra indicati, costituendo eccezione a detta regola generale, non possono essere applicati a casi diversi rispetto a quelli espressamente contemplati dalla legge. Questo è quanto stabilito della giurisprudenza la quale ha sentenziato che la regola posta dall’art. 1260 c.c. è quella della cedibilità dei crediti, salvo che si tratti di crediti di carattere strettamente personale o il loro trasferimento sia vietato dalla legge. Tali divieti, costituendo eccezione alla regola generale della libera cedibilità dei crediti, non possono, a norma dell’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale, essere applicati oltre i casi espressamente contemplati (Cass., 1 aprile 2003, n. 4930).

 

Come già accennato la legge prevede la possibilità di un accordo delle parti diretto ad escludere la cedibilità del credito. Tuttavia il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione (art. 1260 c.c.).

 

 

Cosa comporta la consegna dei documenti probatori del credito?

E come avviene il trasferimento delle garanzie e degli accessori del credito?

Il contratto di cessione si perfeziona per effetto del solo consenso. La consegna dei documenti del credito non è quindi elemento costitutivo della fattispecie, ma riflette unicamente l’esecuzione del rapporto.

 

Inoltre, con la cessione del credito, ai sensi dell’art. 1263 c.c., vengono trasferiti al cessionario anche i privilegi, le garanzie personali e reali e tutti gli altri accessori del credito.

La normativa codicistica (art. 1262 c.c.) ricollega alla cessione l’obbligo accessorio del cedente di consegnare i documenti probatori del credito che sono in suo possesso.

 

Secondo la giurisprudenza, infatti, il debitore ceduto, pur se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito — ovvero se transige con il cedente su crediti diversi da quello ceduto — né il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un’intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione; pertanto è onere del cessionario provare l’esistenza e l’ammontare del credito, salva la responsabilità del cedente per la mancata consegna dei documenti su cui è fondato, configurante inadempimento al contratto di cessione (Cass., 27 febbraio 1998, n. 2156).

 

In caso di cessione parziale del credito il cedente può trattenere l’originale dei documenti della cessione, trasmettendone una copia autentica al cessionario.

 

A seguito della cessione del credito, inoltre, il cessionario acquista privilegi, garanzie personali e reali ed eventuali accessori del credito.

 

In ordine alle garanzie che presuppongono il possesso della cosa da parte del creditore, cioè il pegno, l’anticresi, la ritenzione e i privilegi speciali, è del tutto evidente che, non essendo indifferente per il debitore che la cosa sia in possesso di uno o di altro soggetto, il materiale trasferimento al cessionario si può avere solo se a ciò consenta il medesimo debitore. Pertanto, con riguardo al pegno, la normativa stabilisce che il diritto di garanzia passa al cessionario, il quale, però, può conseguire il possesso della cosa oggetto del pegno solo con il consenso di colui che lo ha costituito: in mancanza, la cosa resta nel possesso del cedente, il quale assume la veste di custode del pegno.

 

Oggetto della cessione del credito è quindi, nel senso più generale, ogni situazione giuridica direttamente collegata con il diritto stesso, la quale integri il suo contenuto economico o ne specifichi la funzione, ivi compresi tutti i poteri del creditore relativi alla determinazione, variazione e modalità della prestazione, nonché alla tutela del credito. Si è quindi affermato che nell’oggetto della cessione di un credito deve reputarsi incluso il diritto al risarcimento del maggior danno derivante dal ritardo nel pagamento del credito stesso (e maturatosi al momento della cessione), senza che a tale inclusione sia d’ostacolo la previsione dell’ultimo

comma dell’art. 1263 c.c., secondo la quale la cessione non comprende, salvo patto contrario, i frutti scaduti e, quindi, gli interessi scaduti. Il credito risarcitorio, infatti, differisce sia ontologicamente che funzionalmente da detta previsione, essendo meramente eventuale, mentre quelli, essendo certi nell’esistenza e nell’ammontare, costituiscono entità autonoma nel patrimonio del creditore cedente all’atto della cessione (Cass., 15 settembre 1999, n. 9823).

 

Quanto alle modalità di trasmissione delle garanzie, occorre innanzitutto considerare che per l’efficacia della trasmissione dell’ipoteca è necessaria l’annotazione in margine all’iscrizione, con la conseguenza che, ove pure la cessione del credito sia stata accettata o notificata al debitore, rispetto ai terzi la trasmissione dell’ipoteca, secondo l’art. 2843 c.c., non ha effetto se manchi l’annotazione.

 

L’annotazione a margine dell’iscrizione ipotecaria del trasferimento dell’ipoteca a seguito di cessione di credito ha natura costitutiva e quindi solo il suo compimento rende opponibile nei confronti degli altri creditori il subentro del nuovo creditore nel rapporto di garanzia (Cass., 26 luglio 2004, n. 14003).

 

 

Come avvengono l’accettazione, la notificazione e l’efficacia rispetto ai terzi della cessione del credito?

La cessione ha effetto, ex art. 1264 c.c., nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata, salvo quanto previsto dall’art. 1264, comma 2, c.c.

 

Per quanto riguarda, poi, l’opponibilità della cessione rispetto ai terzi tutti cessionari dello stesso credito, il criterio da seguire è quello di privilegiare l’acquirente il cui titolo traslativo sia stato notificato ovvero accettato per primo dal debitore ceduto.

 

La notificazione consiste in una dichiarazione recettizia, avente la natura di atto giuridico in senso stretto con cui viene data notizia, da parte del cedente o del cessionario, dell’avvenuta cessione.

La Corte di Cassazione è intervenuta affermando che la natura consensuale del contratto comporta che il credito si trasferisce dal patrimonio del cedente a quello del cessionario per effetto dell’accordo, mentre l’efficacia e la legittimazione del cessionario a pretendere la prestazione dal debitore (in quanto alla semplice conoscenza della cessione da parte di costui si ricollega l’unica conseguenza della non liberatorietà del pagamento effettuato al cedente) conseguono alla notificazione o all’accettazione della cessione al contraente ceduto, che non si identificano peraltro con gli istituti dell’ordinamento processuale e non sono pertanto soggetti a particolari discipline o formalità ma sono atti a forma libera, sicché ove la notificazione, consistente in una dichiarazione recettizia, venga fatta in forma scritta, non deve essere necessariamente sottoscritta dal creditore cedente, essendo al riguardo

sufficiente che vi siano inequivoci elementi indicanti la relativa provenienza, in modo che risulti al debitore ceduto pienamente assicurata la prova e la non problematica conoscenza dell’avvenuta cessione” (Cass., 26 aprile 2004, n. 7919).

 

Quindi la notifica della cessione del credito costituisce atto a forma libera, non soggetto a particolari discipline o formalità e deve inoltre ritenersi applicabile alla fattispecie la presunzione di conoscenza, da parte del destinatario, per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione all’indirizzo del medesimo, indipendentemente dal mezzo di trasmissione adoperato e dalla persona che, trovandosi presso tale indirizzo, materialmente la riceve (App. Bologna, 8 gennaio 2002).

 

Il requisito della notificazione si realizza con la trasmissione di una comunicazione scritta.

Si è ritenuto che la notificazione possa essere fatta con l’atto di citazione notificato al debitore per ottenere la condanna del pagamento del debito (Cass., 30 luglio 2004, n. 14610).

 

Quando un credito venga ceduto a più persone, il conflitto tra cessionari va risolto privilegiando l’acquirente il cui titolo traslativo, ancorché posteriore, sia stato notificato per primo al debitore ceduto o accettato per primo da quest’ultimo con atto di data certa salvo quanto previsto dall’art. 1264, comma 2, c.c.

 

Per quanto riguarda il contenuto della comunicazione, in dottrina e in giurisprudenza è pacifico che non si richiede la consegna al debitore di copia dell’atto di cessione. È sufficiente la comunicazione degli elementi costitutivi e identificativi del negozio traslativo.

 

L’ipotesi dell’accettazione della cessione, prevista in alternativa alla notificazione, si configura quando il debitore ceduto manifesta il proprio assenso al trasferimento del credito. Ciò può avvenire contestualmente alla cessione, in un momento successivo oppure con dichiarazione precedente la conclusione del negozio traslativo (in quest’ultimo caso l’accettazione diventa efficace solo quando il debitore abbia notizia effettiva dell’intervenuta cessione).

 

L’accettazione deve ritenersi atto a forma libera.

 

Occorre precisare che, anche prima della notificazione e in assenza di accettazione, il debitore che paga al cedente non è liberato; ciò soltanto se il cessionario prova che il debitore medesimo era a conoscenza dell’avvenuta cessione. Pertanto, secondo il disposto dell’art. 1264 c.c., qualora il cessionario che deduca l’inefficacia del pagamento, assolva l’onere di dimostrare che il debitore era a conoscenza della cessione, potrà richiedere un nuovo pagamento nelle sue mani.

 

 

Cosa sono gli obblighi di garanzia?

Nel momento in cui viene ad esecuzione il contratto di cessione del credito, a carico del creditore/cedente graveranno degli obblighi di garanzia nei confronti del cessionario che saranno descritti di seguito.

 

Quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito al tempo della cessione. Questo obbligo di garanzia costituisce un effetto naturale del negozio ed è inderogabile; non può essere escluso neppure per volontà delle parti relativamente a fatti imputabili allo stesso cedente, cioè quando l’inesistenza del credito sia dovuta a fatto proprio del cedente.

 

Tale garanzia comporta in capo al cedente l’obbligo di risarcire il danno derivante dalla mancata soddisfazione del cessionario.

 

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per l’evizione, ex art. 1266 c.c.

 

Nelle cessioni a titolo gratuito il cedente deve garantire l’esistenza del credito nei seguenti casi: se abbia espressamente promesso la garanzia; se l’inesistenza del credito dipenda dal dolo o da un suo fatto personale; se la cessione, pur essendo gratuita, imponga oneri al cessionario o abbia carattere remuneratorio, nelle quali ipotesi la garanzia è limitata al valore dell’onere imposto o all’ammontare delle prestazioni eseguite dal cessionario.

 

È possibile che la garanzia sia esclusa o semplicemente limitata per accordo tra il cedente e il cessionario, salvo quanto sopra esposto relativamente all’ipotesi in cui il credito venga meno per fatto proprio del cedente.

 

Inoltre, ai sensi dell’art. 1267 c.c., il cedente non risponde della solvenza del debitore, salvo che ne abbia assunto la garanzia. In questo caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto; deve inoltre corrispondere gli interessi, rimborsare le spese della cessione e quelle che il cessionario abbia sopportate per escutere il debitore e risarcire il danno (cessio pro soluto).

 

Quando il cedente ha garantito la solvenza del debitore, la garanzia cessa se la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore è dipesa da negligenza del cessionario nell’iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore stesso.

 

Il cessionario può esercitare due azioni: quella verso il debitore ceduto, la cui causa risiede nell’effetto traslativo della cessione, e quella verso il cedente, la cui causa è l’obbligo di garanzia.

 

 

Qual è il regime delle azioni e delle eccezioni?

Tanto il legislatore quanto la giurisprudenza sono intervenuti a disciplinare e chiarificare il regime delle azioni e delle eccezioni cui le parti del contratto di cessione del credito possono riferirsi per vedere tutelati i propri diritti ed interessi.

 

La giurisprudenza ha affermato che il cessionario, per il solo effetto della cessione, subentra in tutte le azioni dirette ad ottenere la realizzazione del credito, anche quando non abbia notificato la cessione: “la natura consensuale del contratto di cessione di credito comporta che il relativo perfezionamento consegua al solo scambio del consenso tra cedente e cessionario, attribuendo a quest’ultimo la veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione anche se sia mancata la notificazione dell’art. 1264 c.c.” (Cass., 21 gennaio 2005, n. 1312).

 

Il cessionario che agisca per ottenere l’adempimento del debitore, è tenuto a dare la prova del negozio di cessione, indipendentemente dal carattere oneroso o gratuito della cessione stessa o dagli scopi perseguiti, ma non di dimostrare la causa della cessione o il corrispettivo per essa pattuito (Cass., 30 luglio 2004, n. 14610).

 

Le azioni riguardanti la fonte del credito (azioni di nullità, annullabilità, rescissione o risoluzione del contratto) in via di principio non possono essere esperite dal cessionario, in quanto relative al rapporto costituente la fonte del credito, ossia il rapporto originario tra creditore cedente e debitore ceduto, al quale egli resta estraneo.

 

Per quanto riguarda invece il debitore, la sostituzione del creditore non gli preclude alcuna delle azioni di cui poteva avvalersi prima della cessione nei confronti del cedente.

 

Sul punto la giurisprudenza è più volte intervenuta, affermando che nella cessione di credito, il debitore ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all’originario creditore. Tuttavia, se dopo la cessione intervengano fatti incidenti sull’entità, esigibilità o estinzione del credito, la loro efficacia deve essere considerata in relazione alla nuova situazione soggettiva stabilitasi in dipendenza del già perfezionato trasferimento del diritto (Cass., 10 maggio 2005, n. 9761).

 

Conforme, Cass., 27 gennaio 2003, n. 1145

“Il debitore è legittimato ad opporre al cessionario tutte le eccezioni che avrebbe potuto sollevare nei confronti dell’originario creditore, ma, intervenuti dopo la cessione fatti incidenti sull’entità, esigibilità ed estinzione del credito, l’efficacia di detti fatti deve essere valutata in relazione alla nuova situazione soggettiva stabilitasi in dipendenza del già perfezionato trasferimento del diritto, con la conseguenza che […] la modificazione convenzionale degli effetti […] del contratto dal quale traeva origine il credito ceduto, convenuta tra l’originario creditore cedente e il debitore ceduto, non è opponibile al cessionario.”

 

Sono, infatti, opponibili al cessionario le eccezioni che si riferiscono al titolo su cui il credito si fonda, con esclusione di quelle eccezioni che si basano su eventi modificativi o estintivi del rapporto anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fatto. Secondo la Corte di Cassazione, “a seguito della cessione del credito il debitore ceduto diviene obbligato verso il cessionario allo stesso modo in cui era tale nei confronti del suo creditore originario; pertanto potrà opporre al cessionario tutte le eccezioni opponibili al cedente sia quelle attinenti alla validità del titolo costitutivo del credito, sia quelle relative ai fatti modificativi ed estintivi del rapporto anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fatto” (Cass., 17 gennaio 2001, n. 575).

 

Un regime particolare è previsto per la compensazione verificatasi prima della cessione, ai sensi dell’art. 1248 del codice civile: il debitore ceduto non può opporre in compensazione il credito verso il cedente successivo alla notificazione, mentre può eccepire quello precedente alla stessa, a meno che non abbia accettato la cessione puramente e semplicemente.

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

La cessione del credito, è il contratto, per il quale non è prevista — di norma — una data forma, attraverso il quale il creditore/cedente, trasferisce un proprio credito ad un terzo/cessionario, anche in assenza del consenso del debitore/ceduto, salve le ipotesi previste dall’art. 1260, c.c.

La cessione del credito può avvenire tanto a titolo oneroso quanto a titolo gratuito e la partecipazione del ceduto è prevista come elemento eventuale della vicenda traslativa.

 

A seguito di accettazione o di notificazione al debitore ceduto, la cessione acquista efficacia.

In quanto contratto consensuale, tale rapporto si perfeziona con lo scambio tra creditore cedente e terzo cessionario, soggetto che acquista la qualità di unico legittimato a pretendere l’adempimento dell’obbligazione da parte del debitore.

 

La cessione in luogo dell’adempimento può riguardare la cessione di un credito semplice, ossia chirografario o garantito, oppure un credito incorporato in un titolo, quali assegno o cambiale.

La cessione a scopo di garanzia comporta un effetto traslativo immediato del diritto a favore del cessionario ed è effettuata al solo scopo di garanzia di una data obbligazione del cedente o di un terzo.

 

Oggetto del contratto di cessione del credito è, quindi, il trasferimento di uno o più crediti, di qualsiasi natura, purché presentino le caratteristiche di liceità, possibilità, determinatezza o determinabilità, dettati dall’art. 1346 c.c.

 

Nonostante la regola di carattere generale preveda la cedibilità del credito, il legislatore ha, in via eccezionale, disposto che alcuni tipi di credito non possano formare oggetto del contratto di cessione.

Si tratta dei crediti:

— di carattere strettamente personale;

— il cui trasferimento sia espressamente vietato dalla legge;

— aventi ad oggetto una prestazione che, effettuata in favore di soggetto diverso dal creditore originario, causerebbe una modificazione del contenuto del diritto in danno del debitore;

— collegati ed accessori rispetto ad un diritto principale, cedibili soltanto insieme a quest’ultimo;

— relativi a qualità o funzioni rivestite ed esercitate dall’eventuale cessionario.

 

Avvocati, procuratori e patrocinanti, poi, sono sottoposti anche a diversi e più ampi divieti di cessione, causa la natura dell’attività da loro svolta.

A seguito di violazione del divieto di cessione, si ha nullità del contratto; al soggetto eventualmente danneggiato è riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni. Ancora, il codice civile dispone che il divieto di cessione del credito possa essere convenzionalmente pattuito anche per quei crediti che, di fatto, potrebbero essere ceduti ma che le parti decidano di escludere. Il patto, tuttavia, non è opponibile al cessionario, salvo che si provi che ne era a conoscenza al momento della cessione.

 

La cessione del credito si perfeziona per effetto del consenso. La consegna dei documenti del credito non ha efficacia costitutiva.

Se la cessione del credito ha natura parziale, al creditore/cedente è riconosciuta la facoltà di conservare l’originale dei documenti, consegnandone copia autentica al cessionario.

Quest’ultimo, con la cessione, acquista la titolarità relativa anche ad eventuali privilegi, a diritti reali e personali, o ad accessori del credito.

 

Il codice civile prevede e disciplina due ipotesi in conseguenza delle quali la cessione del credito acquista efficacia nei confronti del debitore:

— l’accettazione, ossia l’assenso, in forma libera, del debitore/ceduto al trasferimento del credito;

— la notificazione, ossia la comunicazione scritta, eseguita dal creditore/cedente o dal terzo/ cessionario, con cui si dà notizia al debitore/ceduto dell’avvenuta cessione.

 

Infine, con riferimento all’efficacia della cessione rispetto ai terzi, e di conseguenza alla sua opponibilità, nel caso in cui un credito sia ceduto a più soggetti, deve essere privilegiato il cessionario che per primo abbia provveduto a notificare la cessione al debitore o che per primo ne abbia ottenuto l’accettazione, anche se il trasferimento del credito sia avvenuto in momento successivo, rispetto ad altro cessionario.

 

A seguito del contratto di cessione del credito, il creditore/cedente è onerato da obblighi di garanzia, nei confronti del cessionario, di varia natura.

Tra questi si distinguono:

— obbligo di garanzia dell’esistenza del credito al momento della cessione, purché la cessione sia titolo oneroso; nei casi e limiti previsti dalla legge quando è dovuta la garanzia per evizione, se la cessione avviene a titolo gratuito;

— obbligo di garanzia della solvenza del debitore, se espressamente assunta.

A tutela del cessionario sono previste due differenti azioni, una verso il debitore/ceduto, l’altra verso il creditore/cedente.

 

A seguito della cessione del credito, il cessionario acquista automaticamente il titolo a subentrare in tutte le azioni dirette ad ottenere la realizzazione del credito.

Legislatore e giurisprudenza, poi, hanno previsto e sviluppato forme di tutela anche a favore del debitore/ceduto, il quale, con la sostituzione del creditore non vede assolutamente preclusa la possibilità di esperire le azioni di cui avrebbe potuto avvalersi nei confronti del cedente prima della cessione.

Con riguardo al regime delle eccezioni, infine, è possibile opporre al cessionario tutte quelle eccezioni che si riferiscono al titolo su cui il credito si fonda, escluse quelle relative ad eventi modificativi o estintivi del rapporto anteriori alla cessione, oppure posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione, alla notifica o alla conoscenza di fatto della cessione.

 


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