Morte per incidente stradale: come si quantifica il risarcimento
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7 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Morte per incidente stradale: come si quantifica il risarcimento

Morte di un parente stretto per responsabilità in un incidente stradale: come si calcola il risarcimento del danno ai congiunti.

 

In caso di morte di un familiare o un convivente a seguito di un incidente stradale, la quantificazione del risarcimento del danno che l’assicurazione deve liquidare ai parenti più stretti può variare, ed anche in modo considerevole, a seconda di alcune variabili.

 

Prima circostanza da considerare è se la morte sia sopraggiunta in modo immediato (cosiddetta morte sul colpo) o se tra l’evento che ha determinato il decesso e la morte stessa sia intercorso un periodo rilevante, tale da determinare nella vittima del sinistro stradale o di altro evento la lucida percezione della gravità delle proprie condizioni e la consapevolezza dell’imminente morte. Difatti, solo in tale ultimo caso, i familiari più stretti del defunto, oltre ad avere diritto al risarcimento del danno morale per la propria sofferenza, “erediteranno” anche il diritto al risarcimento del danno morale (per la sofferenza) e del danno biologico (per le lesioni fisiche) che il defunto aveva acquisito prima di morire, proprio in virtù della consapevolezza di quest’ultimo delle proprie condizioni. Tale condizione non si verifica, ovviamente, se il familiare “muore sul colpo”, in quanto non avrà modo di percepire l’imminenza della propria fine a causa della gravità delle proprie condizioni fisiche.

 

Altro elemento che può determinare l’incremento o meno del risarcimento del danno in situazioni del genere, è l’eventuale convivenza del familiare con il defunto prima dell’evento che ne ha causato la morte. Difatti, in linea di principio, l’entità del danno morale e del danno da perdita del congiunto da riconoscersi al parente è da considerarsi più elevato se il defunto, prima del decesso, era convivente con chi fa richiesta di risarcimento, proprio in forza del rapporto interpersonale che si considera più forte in una situazione di convivenza.

 

In fine, un’ultima circostanza che per il coniuge può causare una riduzione del risarcimento del danno è l’eventuale separazione sussistente al momento della morte dell’altro coniuge. Difatti, la mancanza di convivenza tra i coniugi, conseguente alla separazione, e la conseguente perdita di una parte dell’affetto familiare, possono portare ad una diminuzione del danno morale che va riconosciuto al coniuge superstite.

 

Avv. Antonio Zannini – Falciano del Massico (CE)


 


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