Cartelle di pagamento Equitalia: come impugnare la notifica
Lo sai che?
8 Ago 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Cartelle di pagamento Equitalia: come impugnare la notifica

Come contestare la notifica della cartella di pagamento Equitalia: tutti i vizi, i termini per presentare ricorso e le eccezioni da sollevare al giudice.

 

Riscossione esattoriale: molte delle contestazioni relative alle cartelle di pagamento attengono a vizi di notifica ossia al procedimento attraverso il quale l’avviso di pagamento di Equitalia viene portato a conoscenza del contribuente. Tale iter deve svolgersi secondo forme e criteri fissati dalla legge, diversamente è illegittimo. La nullità però tocca solo la notifica e non la cartella di pagamento in sé: con la conseguenza che, se i termini della prescrizione del credito non si sono ancora compiuti, ben potrebbe Equitalia notificare una nuova cartella sanando il precedente vizio. Una circostanza, quest’ultima, difficilmente realizzabile per via dei tempi, da un lato, di notifica delle cartelle (cui la pubblica amministrazione provvede quasi sempre a ridosso della prescrizione) e, dall’altro, entro cui vengono definite le cause tributarie (sicché, una volta intervenuta la sentenza non ci sarebbe più margine per una nuova notifica relativa allo stesso credito).

 

Ovviamente se il contribuente si limita ad eccepire i vizi della notifica nel ricorso contro la cartella di pagamento, non può più sollevare, in un momento successivo, altre contestazioni relative al merito del tributo ossia al “se” la somma sia dovuta o meno. Pertanto, se Equitalia riesce a dimostrare la legittimità della notifica, la cartella va pagata [1]. Conviene quindi non limitarsi mai a semplici eccezioni sulla notifica, ma andare oltre e verificare se la cartella presenti anche ulteriori errori.

 

 

Come avviene la notifica della cartella di pagamento?

Si deve ormai ritenere superata l’antica diatriba se la cartella di pagamento possa essere notificata o meno tramite raccomandata a.r., o meglio se alla consegna del plico all’ufficio postale possa provvedere direttamente Equitalia o un addetto alle notifiche come – per gli atti giudiziari – l’ufficiale giudiziario. La questione è stata risolta dalla Cassazione nel senso più favorevole all’Agente della riscossione [2]. Secondo i giudici, infatti, Equitalia può spedire le cartelle di pagamento imbustandole e recapitandole a Poste Italiane affinché quest’ultima, tramite la raccomandata con avviso di ricevimento e il postino ordinario, le consegni ai contribuenti.

 

In alternativa alla raccomandata, Equitalia si vale del messo notificatore, di norma dipendente dal Comune. Il messo consegna la cartella direttamente nelle mani del destinatario o a persona convivente maggiore di 14 anni o addetta alla casa.

 

La prova dell’avvenuta notifica viene data:

  • nel caso di raccomandata a.r., dall’avviso di ricevimento redatto dal postino e controfirmato dal destinatario;
  • nel caso di notifica a mani, dalla cosiddetta “relazione di notifica” (o anche “relata di notifica”) redatta dal messo comunale, con cui questi attesta il procedimento di consegna della cartella.

 

Come vedremo più in là queste due attività possono dare luogo, a loro volta, ad ulteriori vizi di illegittimità.

 

 

Nulla la notifica della cartella con posta privata

A favore invece del debitore è risolta invece la questione se la notifica possa avvenire con un servizio di posta privata o solo con Poste Italiane. Secondo la giurisprudenza, Equitalia non può valersi di soggetti diversi da Poste Italiane in quanto società concessionaria del servizio pubblico delle notifiche. Vietato quindi ricorrere ai vari corrieri. A tutto voler concedere, l’utilizzo di un servizio di posta privata è consentito solo quando, a rivolgersi ad esso, sia la stessa Poste Italiane S.p.A., non potendo provvedervi essa stessa.

 

 

La notifica della cartella di pagamento via Posta Certificata (PEC)

Nei confronti di professionisti, imprenditori, ditte individuali e società Equitalia è obbligata a effettuare la notifica mediante posta elettronica certificata (Pec). Tuttavia, secondo qualche isolata sentenza [3], le cartelle di pagamento notificate via Pec sono nulle. Secondo tale orientamento, la posta elettronica certificata non offre le garanzie tipiche della raccomandata tradizionale, poiché non contiene l’originale della cartella, ma solo una copia informatica priva di sottoscrizione e attestazione di conformità; inoltre, tale modalità di notificazione non garantisce la piena prova dell’effettiva consegna del documento al destinatario, attestando unicamente l’immissione del documento nella casella Pec, a prescindere da ogni verifica sulla effettiva apertura e lettura del messaggio.

 

Nel caso della Pec – si legge nelle sentenze in questione – l’attestazione di spedizione e d’immissione della mail nella casella del destinatario è fornita solo da un sistema informatico automatizzato, privo quindi di alcuna garanzia di certezza per il contribuente. Invece, con il sistema tradizionale della notifica cartacea, tale circostanza è garantita dal postino, dall’ufficiale giudiziario o dal messo notificatore in quanto pubblici ufficiali e, come tali, capaci di dare «fede privilegiata» alla propria attestazione di consegna (sia essa la relata di notifica o il registro di consegne delle raccomandate a.r.).

 

 

Le prove della notifica della cartella di pagamento

Equitalia deve conservare le prove della notifica della cartella di pagamento anche oltre i cinque anni (termine durante il quale la legge le impone di custodire copia delle cartelle stesse). Questo perché se il contribuente dovesse intraprendere un giudizio e contestare il difetto di notifica di una cartella, l’Agente della Riscossione deve essere pronto a dimostrare il contrario.

 

Si pensi a due casi tipici:

  • il contribuente chiede una copia dell’estratto di ruolo e in esso rileva un debito per il quale ritiene di non aver mai ricevuto alcuna cartella: in tal caso il debitore può fare opposizione, impugnando l’estratto di ruolo e sostenendo il difetto di notifica della cartella. Se Equitalia vuol dimostrare il contrario, deve esibire le prove della corretta notifica ossia: 1) l’avviso di ricevimento nel caso di consegna tramite raccomandata a.r. di Poste Italiane; 2) la relazione di notifica nel caso di consegna a mani tramite messo comunale;
  • il contribuente subisce un pignoramento, ma sostiene di non aver mai ricevuto, prima, alcun precedente atto di contestazione (la cartella di pagamento, l’intimazione di pagamento, ecc.). In tal caso, il pignoramento è illegittimo se Equitalia non dimostra il contrario.

 

 

Se il contribuente non è a casa

Nel caso di contribuente momentaneamente irreperibile, per non essere stato trovato a casa dal postino o dal messo, è necessario intraprendere tre passaggi:

  • il soggetto notificante lascia affisso alla porta del debitore o nella sua cassetta della posta un avviso con cui gli comunica di aver tentato la consegna della cartella;
  • gli invia poi una seconda raccomandata a.r. con cui lo informa della possibilità di ritirare il plico in Comune;
  • deposita la cartella in Comune.

 

In caso di mancata esecuzione di una delle predette attività, la notifica è nulla.

 

In caso di irreperibilità assoluta, ossia se il contribuente non risulta più avere dimora ove la cartella è stata spedita, prima del deposito del plico alla Casa Comunale, il notificante deve fare ulteriori verifiche per cercare il destinatario. Di tale attività deve dare atto nella relazione di notifica, altrimenti il procedimento è nullo.

 

Interessante anche la decisione della Ctr Lazio [4] con la quale si è prevista la irritualità della notifica allorquando il concessionario non sia in grado di dimostrare di aver spedito al contribuente una raccomandata con ricevuta di ritorno subito dopo l’affissione dell’avviso alla casa comunale ed alla porta dell’abitazione o dell’ufficio (c.d. procedura di notifica a soggetti irreperibili).

 

 

Nulla la notifica alla vecchia residenza

La cartella di pagamento deve essere recapitata all’indirizzo di residenza attuale del contribuente; pertanto è nulla la notifica alla vecchia residenza.

L’amministrazione finanziaria non può eccepire il mancato aggiornamento dei dati presenti sull’anagrafe tributaria e la mancata comunicazione del contribuente in merito alla variazione anagrafica, posto che è onere dell’amministrazione stessa aggiornare i dati e nessun adempimento è richiesto in tal senso al contribuente [5].

Tuttavia, se il contribuente varia la sua residenza senza comunicarlo al Comune la notifica al vecchio indirizzo è valida [6]: in tal caso il postino o il messo eseguono la procedura prevista per soggetti irreperibili, con deposito del plico alla Casa Comunale.

 

La persona fisica, infatti, quando cambia residenza, non è tenuta ad alcun adempimento nei confronti del fisco, ma solo alla comunicazione al Comune: dacché spetta all’Agenzia delle entrate aggiornare i propri archivi anagrafici, senza alcuna sollecitazione di terze parti.

La notifica eseguita in un luogo diverso da quello in cui la stessa doveva eseguirsi è nulla e la proposizione del ricorso non comporta alcuna sanatoria [5].

 

 

La copia degli atti di notifica

Il contribuente che, prima di intentare causa a Equitalia, voglia accertarsi della correttezza o meno della notifica e delle firme, può presentare istanza di accesso agli atti amministrativi a cui l’ufficio deve necessariamente dar seguito. In tal modo potrà verificare che Equitalia sia in possesso delle prove della notifica e che essa sia stata compiuta regolarmente.

 

 

Come impugnare la notifica della cartella di pagamento?

L’impugnazione della notifica della cartella segue le stesse regole delle contestazioni sul merito. Il contribuente deve, per cartelle fino a 20mila euro, tentare prima la mediazione-reclamo. In caso contrario dovrà intraprendere il giudizio presso:

  • il giudice di pace: per le cartelle attinenti a multe; il termine è di 30 giorni dalla notifica;
  • il tribunale ordinario: per le cartelle attinenti a contributi dell’Inps o Inail; il termine è di 40 giorni dalla notifica;
  • la commissione tributaria provinciale: per le cartelle attinenti a tutti gli altri tributi erariali o locali; il termine è di 60 giorni dalla notifica.

La sentenza

 

Ctr Roma, sez. VI – Sentenza n. 140/6/14, depositata il 20/01/2015  

In tema di esecuzione esattoriale, qualora la parte destinataria di una cartella di pagamento contesti esclusivamente di averne ricevuto la notificazione e l’Agente per la riscossione dia prova di aver eseguito regolarmente questa notificazione, resta preclusa la deduzione di vizi concernenti la cartella di pagamento che non siano stati fatti valere opponendosi tempestivamente a quest’ultima.

 

Ctr Lazio, sez. X – Sentenza n. 186/10/15, depositata il 21/01/2015

E’ legittimo il ruolo contenuto nella cartella di pagamento qualora la notifica degli avvisi di accertamento dell’ente impositore risulti perfezionata in quanto il contribuente destinatario abbia variato la propria residenza senza comunicare alcunché all’Ufficio anagrafe ed il messo notificatore abbia poi accertato la mancanza di altri recapiti nel comune. Nel caso di specie il contribuente risultava destinatario di distinti ruoli notificatigli con cartelle di pagamento per l’anno d’imposta 2005. Il contribuente, che pure invocava l’illegittimità della pretesa per la mancata notifica degli atti presupposti, non aveva considerato che questi erano stati invece ritenuti notificati per irreperibilità a seguito di

Mostra tutto

[1] Ctr Roma sent. n. 140/2014.

[2] Cfr. anche Ctr Liguria sent. n. 893/2015; Ctr Toscana sent. n. 2331/2015.

[3] Ctp di Latina sent. n. 992/01/16 del 1.07.2016.

[4] Ctr Lazio sent. n. 354/28/15.

[5] Ctp Lecco sent. n. 101/01/16.

[6] Ctr Lazio, sent n. 186/10/15 del 21.01.2015.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti