Il fondo Morosi incolpevoli per pagare l’affitto
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8 Ago 2016
 
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Il fondo Morosi incolpevoli per pagare l’affitto

Inquilini morosi: approvato il decreto ministeriale che stanzia 59,7 milioni di euro per gli inquilini che non ce la fanno a pagare il canone al padrone di casa.

 

Per chi non ce la fa a pagare l’affitto, perché si trova in una situazione di difficoltà economica non dipendente dalla propria volontà o colpa, arriva di nuovo il fondo “morosi incolpevoli”. Il decreto del ministero delle Infrastrutture, che stanzia ben 59,7 milioni di euro per gli inquilini che non riescono a pagare il canone di locazione, è stato appena approvato sulla Gazzetta Ufficiale [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Chi sono i morosi incolpevoli?

Una legge del 2013 [2] ha previsto il nuovo istituto della cosiddetta “morosità incolpevole”: tutti gli inquilini di immobili a uso abitativo, che si trovano in una situazione di sopravvenuta impossibilità a pagare il canone di locazione, per cause come la perdita o la consistente riduzione del reddito del nucleo familiare, possono accedere a un fondo governativo: in buona sostanza lo Stato si fa carico di pagare, per conto loro, il padrone di casa.

 

La legge indica, a titolo di puro esempio (per cui non è una elencazione esaustiva), le ragioni per cui si può essere considerati “morosi incolpevoli”. Ad esempio, in caso di:

 

licenziamento e perdita del lavoro;

– accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro;

cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale;

– mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici;

– cessazioni di attività di libero professionista o di imprese registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente;

malattia grave, infortunio o morte di un componente del nucleo familiare che abbia comportato o la consistente riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell’impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali.

 

Il richiedente inoltre deve avere:

  • un reddito ai fini Isee non superiore a 35 mila euro
  • oppure un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un valore Isee non superiore a 26 mila euro.

 

 

Quali sono le condizioni per accedere al fondo morosi incolpevoli?

Oltre alle predette condizioni soggettive, per poter accedere al fondo “morosi incolpevoli” è necessario:

  • aver ricevuto la notifica di un atto di sfratto per morosità dal padrone di casa;
  • aver firmato un contratto di locazione e che esso sia stato regolarmente registrato all’Agenzia delle entrate (sono esclusi gli immobili appartenenti alle categorie catastali Al, A8 e A9);
  • risiedere nel relativo immobile da almeno un anno;
  • avere cittadinanza italiana o di un paese dell’Unione europea o di possedere in alternativa un regolare titolo di soggiorno in Italia;
  • non essere proprietario, usufruttuario, titolare del diritto di uso o abitazione nella provincia di residenza di altro immobile fruibile e adeguato alle esigenze del proprio nucleo familiare.

 

 

L’erogazione del contributo “morosi incolpevoli”

L’erogazione del contributo avviene ad opera del Comune. Si deve trattare di uno dei Comuni con alta tensione abitativa (in proporzione al numero di provvedimenti di sfratto per morosità emessi dal tribunali di ciascuna regione, come registrati dal ministero dell’interno al 31 dicembre 2014, per il 30% tra le sole regioni Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e, per il restante 70%, tra tutte le regioni e le province autonome, secondo una tabella allegata al medesimo decreto ministeriale).

 

I comuni sono tenuti a comunicare ai prefetti l’elenco dei soggetti che richiedono il contributo e abbiano i requisiti per l’ottenimento. A questo punto si passa alla valutazione delle richieste in base a criteri preferenziali.

Uno degli elementi che danno diritto a preferenza per la concessione del contributo è la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente con oltre 70 anni o un minore o con un invalido con almeno il 74% di invalidità, ovvero in carico ai servizi sociali o alle competenti aziende sanitarie locali per l’attuazione di un progetto assistenziale individuale.

 

 

Le preferenze nella concessione del contributo

Il Comune concede i contributi con priorità a:

 

– inquilini, nei cui confronti sia stato emesso provvedimento di rilascio esecutivo per morosità incolpevole, che sottoscrivano con il proprietario dell’alloggio un nuovo contratto a canone concordato;

– inquilini la cui ridotta capacità economica non consenta il versamento di un deposito cauzionale per stipulare un nuovo contratto di locazione. In tal caso il comune prevede le modalità per assicurare che il contributo sia versato contestualmente alla consegna dell’immobile;

– inquilini che dimostrino la disponibilità del proprietario a consentire il differimento  dell’esecuzione  del provvedimento di rilascio dell’immobile.

 

 

Limite massimo del contributo

Il contributo non può mai essere superiore a 12.000 euro per nucleo familiare (in precedenza era di 8.000 euro).

 

 

Utilizzo del contributo “morosi incolpevoli”

La somma ricevuta dal comune deve comunque essere utilizzata, alternativamente:

 

– per sanare la morosità incolpevole, a condizione che il periodo residuo del contratto in essere non sia inferiore a due anni. Il padrone di casa deve rinunciare allo sfratto (in questo caso sono concessi al massimo 8 mila euro, che vengono destinati al locatore);

 

– rendere al proprietario i canoni corrispondenti alle mensilità di differimento qualora il proprietario consenta a procrastinare l’esecuzione dello sfratto per il tempo necessario a trovare un’adeguata soluzione abitativa per il conduttore (in questo caso sono concessi al massimo 6 mila euro);

 

– assicurare il versamento di un deposito cauzionale per stipulare un nuovo contratto di locazione (in tal caso il comune può corrispondere il contributo in un’unica soluzione, contestualmente alla sottoscrizione del nuovo contratto);

 

– assicurare il versamento di un numero di mensilità relative a un nuovo contratto da sottoscrivere a canone concordato fino alla capienza del contributo massimo complessivamente concedibile, ovvero 12 mila euro (in tal caso il comune può corrispondere il contributo in un’unica soluzione, contestualmente alla sottoscrizione del nuovo contratto).

 


[1] Min Infrastrutture e trasporti decr. del 30.03.2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25.07.2016.

[2] Dl n. 102/2013, convertito dalla legge n. 124/2013.

 


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