Isee, i buoni postali dei figli vanno dichiarati?
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30 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Isee, i buoni postali dei figli vanno dichiarati?

Buoni fruttiferi postali, libretti, depositi e piccoli investimenti: quali forme di risparmio vanno indicate nella dichiarazione Isee?

 

In molte famiglie capita che i nonni, per aiutare i nipoti ed insegnare il risparmio, sottoscrivano a loro nome dei buoni fruttiferi postali: questa generosità, paradossalmente, potrebbe diventare un problema per il nucleo familiare del minore. I buoni fruttiferi, difatti, entrano a far parte del patrimonio mobiliare della famiglia e possono, così, alzare l’indice Isee, cioè l’indicatore che “misura la ricchezza” del nucleo: non ha rilevanza, purtroppo, il fatto che siano stati sottoscritti da una persona esterna al nucleo stesso.

Ma andiamo per ordine e vediamo come funziona la dichiarazione Isee, quali sono le forme di risparmio che devono essere inserite nella dichiarazione e di quanto possono alzare l’indicatore.

 

 

Isee: come funziona

La dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), meglio nota col nome di dichiarazione Isee, serve a stabilire la situazione economica e patrimoniale della famiglia ed è indispensabile per richiedere la maggior parte delle agevolazioni e dei contributi pubblici.

A differenza della dichiarazione dei redditi (cioè del 730 o del modello Unico), nella dichiarazione Isee entrano non solo i guadagni, ma anche il patrimonio posseduto: bisogna dichiarare, infatti, oltre ai beni immobili, il possesso di auto e moto, nonché ogni forma di risparmio di qualsiasi componente della famiglia.

Entrano nell’Isee, quindi, non solo i conti correnti, ma anche i libretti, i depositi, le carte prepagate, le azioni, le obbligazioni, i buoni fruttiferi, le partecipazioni, le masse patrimoniali e, in generale, tutti gli strumenti finanziari.

Considerando il reddito e il patrimonio della famiglia, si arriva a due indicatori, l’ISR, indicatore della situazione reddituale e l’ISP, indicatore della situazione patrimoniale: da questi si arriva all’ISE, indicatore della situazione economica. Rapportando, infine, l’ISE alla scala di equivalenza, che si basa sul numero di componenti del nucleo e su eventuali maggiorazioni che rendono il calcolo più vantaggioso (ad esempio la maggiorazione relativa ai componenti minorenni), si ottiene l’indice Isee.

 

 

Isee e patrimonio mobiliare

Per quanto riguarda, nel dettaglio, il patrimonio mobiliare, nella dichiarazione si deve considerare:

 

– il saldo al 31 dicembre o la giacenza media, se superiore, per conti correnti, libretti, carte con Iban o prepagate e depositi;

– il valore del patrimonio netto, per le imprese individuali a contabilità ordinaria;

-il valore delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili, per le imprese individuali a contabilità semplificata;

– il valore alla data del 31 dicembre, per le partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati;

– il valore della frazione del patrimonio netto, determinato sulla base delle risultanze dell’ultimo bilancio approvato, per le società non quotate o non azionarie;

– il valore risultante dall’ultimo prospetto redatto dalla società di gestione, per le azioni o le quote di organismi di investimento collettivo di risparmio;

– l’importo dei premi complessivamente versati, al netto degli eventuali riscatti, per i contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e di capitalizzazione;

– il valore nominale delle consistenze alla data del 31 dicembre, per i titoli di Stato ed equiparati, le obbligazioni, i certificati di deposito e credito ed i buoni fruttiferi.

 

Non ha rilevanza chi, materialmente, abbia sottoscritto gli strumenti finanziari, se questi risultano a nome di un componente del nucleo, né rileva l’eventualità che un componente esterno al nucleo effettui eventuali versamenti nei libretti, nei conti o incrementi un investimento.

Dunque, per quanto riguarda i buoni fruttiferi, anche se sottoscritti da un terzo e intestati al figlio minorenne entrano pienamente nel patrimonio della famiglia, per un ammontare pari al loro valore alla data del 31 dicembre.

Dal valore del patrimonio mobiliare totale, ad ogni modo, si deve detrarre una franchigia pari a 6.000 euro, aumentata di 2.000 euro per ogni componente del nucleo successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro. La soglia è incrementata di 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo.

Con la previsione di una franchigia, si limita quindi l’impatto negativo nel calcolo dell’Isee causato dall’inclusione del patrimonio mobiliare.


 


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Commenti
20 Nov 2016 Sara Titti

Salve, vorrei sapere se riscuotendo un buono postale a mio nome entro metà dicembre dovrò inserirlo nella dichiarazione ISEE che farò l’anno prossimo per il primo anno della scuola materna di mia figlia (I soldi incassati verranno utilizzati subito).
ringrazio
Sara T.