Detrazione edilizia: la scelta tra il 50% e il 65%
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8 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Detrazione edilizia: la scelta tra il 50% e il 65%

Non sempre conviene chiedere l’ecobonus: chi non riesce a pagare tutte le spese entro l’anno può perdere agevolazioni. Interessati anche i lavori antisismici.

 

O l’una o l’altra. Ma tutte e due insieme, non si può. Chi deve sostenere dei costi per lavori di ristrutturazione o per interventi di risparmio energetico in un edificio può scegliere, compatibilmente con il tipo di lavoro da eseguire, di quale detrazione fiscale beneficiare (se l’ecobonus del 65% oppure la detrazione del 36-50%), ma deve sapere, innanzitutto, che non può iniziare l’intervento godendo di un bonus per poi usufruire dell’altro. E che le procedure per ottenere l’una o l’altra detrazione sono diverse.

 

 

Detrazione edilizia: procedura per avere l’ecobonus

La detrazione Irpef e Ires del 65% viene concessa per:

  • installazione di pannelli solari per l’acqua calda sanitaria con una spesa massima di 92.307,69 euro;
  • installazione di caldaie a condensazione, pompe di calore ad alta efficienza, impianti geotermici e scaldacqua con un tetto di spesa per ciascuno di loro di 46.153,84 euro;
  • pareti isolanti o cappotti, coperture o pavimenti e finestre comprensive di infissi, con un limite di spesa di 92.307,69 euro;
  • interventi di riqualificazione energetica generale dell’edificio per un totale massimo di 153.846,15 euro;
  • installazione di schermature solari, anche qui con un tetto di 92.307,69 euro;
  • installazione di impianti con generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (stufe a pellet, ad esempio), per una spesa massima di 46.153,85 euro;
  • installazione di dispositivi multimediali per il controllo da remoto per riscaldamento o climatizzazione, senza alcun limite di spesa.

Per poter usufruire della detrazione fiscale del 65% su uno di questi lavori, serve l’asseverazione di un tecnico specializzato e l’attestato di certificazione o qualificazione energetica. La documentazione deve essere inviata all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Procedure che non sono necessarie per beneficiare della detrazione fiscale del 35-50%, che, comunque, agevola tutte le opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici (compresi gli impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia). Ma, come detto, i due bonus sono alternativi, non cumulabili [1]. Che cosa significa? Significa che prima di voler usufruire della detrazione del 65% bisogna capire se si è in grado di pagare le spese dei lavori di risparmio energetico entro la fine dell’anno o, comunque, entro il limite di tempo imposto dalla legge. Altrimenti, si rischia di perdere una parte dell’agevolazione.

Per fare un esempio pratico: chi si è imbarcato in un lavoro consistente di risparmio energetico in casa e non riesce a pagare le spese entro il 31 dicembre 2016, perderà qualsiasi tipo di bonus sulle fatture pagate nel 2017 (a meno che ci sia una proroga). Viceversa, chi intende appoggiarsi alla detrazione del 50%, sa che nel 2017 il bonus proseguirà, anche se scenderà al 36%. Sempre meglio di niente, anche nel caso in cui il 50% non venisse prorogato.

 

 

Ecobonus sui lavori antisismici

La detrazione fiscale del 65% è prevista anche sulle spese sostenute dal 4 agosto 2013 [2] per le misure antisismiche per l’abitazione principale o per le costruzioni destinate ad attività produttive. A queste condizioni, però:

  • che le autorizzazioni comunali siano state attivate prima del 4 agosto 2013;
  • che le opere vengano realizzate nelle zone sismiche ad alta pericolosità [3];
  • che gli interventi vengano eseguiti in abitazioni principali o costruzioni adibite ad attività produttive.

In tutti gli altri casi è possibile beneficiare della detrazione del 36-50% sul recupero edilizio, compresi i lavori per il ripristino e la ricostruzione di edifici danneggiati a seguito di eventi calamitosi (come un sisma, appunto) purché sia stato dichiarato lo stato di emergenza prima del 1 gennaio 2012.

La detrazione del 65%, insomma, interessa i lavori di prevenzione, non di ricostruzione. Va divisa in 10 rate annuali per un limite massimo di spesa di 96.000 euro per ogni immobile principale con la relativa pertinenza.


[1] Art. 10, co.1, D.M. 19 febbraio 2007 e D.lgs. 115/2008.

[2] Art. 16-bis, co. 1, lettera i, Tuir.

[3] Opcm n. 3274/2003.

 


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