Abuso edilizio, quando si può chiedere la sanatoria?
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8 Ago 2016
 
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Abuso edilizio, quando si può chiedere la sanatoria?

Per evitare la demolizione è necessario che, oltre al rilascio del permesso in sanatoria, il manufatto abusivo sia conforme al piano regolatore.

 

Se il proprietario di una costruzione non chiede il permesso a costruire, risultando così il manufatto abusivo, può sempre presentare, in un momento successivo, la richiesta di permesso in sanatoria; tuttavia la concessione del beneficio è subordinata al fatto che l’intervento sia conforme al piano regolatore e alla disciplina urbanistica vigente al momento sia della realizzazione dell’opera, sia della presentazione della domanda. Questo significa che, per evitare la demolizione dell’abuso edilizio, non basta ottenere la semplice sanatoria. Quest’ultima infatti può essere del tutto inutile se il giudice ritiene che il permesso sia stato rilasciato in difformità della legge. È quanto stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato [1], peraltro conforme a una recente pronuncia della Cassazione da noi commentata qualche settimana fa.

 

Il permesso in sanatoria [2] si può ottenere solo a condizione che l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica e edilizia vigente al momento sia della realizzazione del manufatto e sia della presentazione della domanda.

 

In passato si è ritenuta possibile la sanatoria di opere inizialmente nate in contrasto con il piano regolatore dell’epoca se quest’ultimo dopo veniva modificato e, nella nuova versione, rendeva possibili dette opere. È quella che veniva chiamata sanatoria giurisprudenziale o impropria. Il fondamento di tale interpretazione era il seguente: sarebbe inutile abbattere opere che, sebbene inizialmente difformi agli strumenti urbanistici, non lo siano più in un momento successivo e che, se solo edificate dopo la modifica del piano regolatore avrebbero ottenuto la sanatoria.

 

Senonché i giudici hanno mutato opinione e ora non ammettono la possibilità di una sanatoria impropria in quanto non prevista da alcuna legge.

Infatti, lo stesso ordinamento è contrassegnato dal principio di legalità dell’azione amministrativa e dal carattere tipico dei poteri esercitati dall’amministrazione, alla stregua del principio di nominatività, poteri che non possono essere surrogati dal giudice, pena la violazione del principio di separazione dei poteri e l’invasione di sfere di attribuzioni riservate all’amministrazione [3].

 

Il permesso di costruire in sanatoria può essere richiesto fino alla scadenza:

– del termine per il ripristino dello stato dei luoghi di novanta giorni dall’ingiunzione;

– del termine stabilito dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza;

– del termine fissato nella relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio;

– comunque fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative.

 

Il rilascio del permesso in sanatoria è subordinato al pagamento, a titolo di oblazione del contributo di costruzione.


[1] Cons. St. sent. n. 3194/16 del 18.07.2016.

[2] Ex art. 36 del dpr n. 380 del 2001.

[3] Anche se lo stesso Consiglio di stato, adunanza generale, sezione atti normativi, 29 marzo 2001, protocollo n. 52/2001, segnala come «in via generale va sottolineato come l’accertamento di conformità sia ancora riferito, come prevedeva l’originaria disposizione dell’art. 13 della lr 47/1985, alla sola concessione, mentre, dopo l’evoluzione normativa successiva alla legge n. 47, esso deve essere esteso anche alla denuncia d’inizio attività. Si rileva inoltre che, pur non potendosi, in astratto, contestare la necessità del duplice accertamento di conformità, nella prassi l’applicazione del principio viene disattesa, ritenendosi illogico ordinare la demolizione di un quid che, allo stato attuale, risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente e che pertanto, potrebbe ottenere, a demolizione avvenuta, una nuova concessione».

 


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