Cos’è la prescrizione estintiva?
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8 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cos’è la prescrizione estintiva?

La prescrizione, che non può essere fissata, per volontà delle parti, in termini differenti da quelli stabiliti per legge, deve essere eccepita dalla parte che ha interesse a far sì che la stessa operi. Tuttavia, la prescrizione, può essere rinunziata se già compiuta.

 

Il codice civile, all’art. 2934, prevede l’istituto della prescrizione estintiva in base al quale ogni diritto si estingue, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge.

Non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione; ad esempio, sono imprescrittibili il diritto di proprietà (salvo quanto previsto dalla disciplina codicistica in materia di usucapione) ed i diritti cd. indisponibili.

 

Tra i compiti e le funzioni dell’ordinamento vi è quello di tutelare la posizione del titolare di diritti. Tuttavia, il legislatore non guarda favorevolmente chi, pur essendo titolare di un diritto soggettivo, non lo esercita per lungo tempo. Ciò è dovuto all’esigenza di certezza dei rapporti: qualora un diritto non venga per lungo tempo esercitato si crea, infatti, nella collettività la convinzione che esso non esista più. Per questo motivo il legislatore ha introdotto la disposizione di cui all’art. 2934 c.c.

 

Le norme che stabiliscono tempi e modalità della prescrizione estintiva sono norme di ordine pubblico, derivando da un interesse collettivo. Da ciò discende l’inderogabilità di dette norme: le parti, ai sensi dell’art. 2936 c.c., non possono pattuire diversi tempi o modi di estinzione, pena la nullità della pattuizione.

 

Non è neppure consentita la rinuncia alla prescrizione, né al momento della conclusione del contratto, né mentre è in corso il termine prescrizionale. Al contrario, secondo il disposto dell’art. 2937 c.c., la parte che si potrebbe avvantaggiare dell’avvenuta prescrizione può rinunziarvi, ma soltanto quando questa è compiuta.

 

La rinunzia può risultare anche da un fatto incompatibile con la volontà di valersi della prescrizione.

 

La prescrizione non opera automaticamente ma deve essere eccepita dalla parte che ne ha interesse.

 

Nell’ambito di un processo, la prescrizione del diritto non può essere rilevata d’ufficio dal giudice (Cass., 28 luglio 2003, n. 11588), ma soltanto la parte che vi ha interesse può eccepirla (art. 2938 c.c.).

 

La prescrizione, ex art. 2939 c.c., può essere opposta dai creditori e da chiunque vi abbia interesse, qualora la parte non la faccia valere, anche se la parte vi ha rinunziato.

 

Colui che paga spontaneamente un debito prescritto non può richiedere la restituzione di quanto corrisposto (art. 2940 c.c.) in quanto, come ricordato nel capitolo iniziale, si tratta di un’ipotesi di cd. obbligazione naturale (art. 2034 c.c.).

 

Come appena visto, il principio generale è che tutti i diritti sono soggetti alla prescrizione. Vi sono però dei particolari diritti, individuati dall’art. 2934 c.c., che non sono soggetti a prescrizione.

 

È imprescrittibile innanzitutto il diritto di proprietà: ciò in quanto il non usare la cosa è una delle facoltà riconosciute al proprietario. Peraltro se a fronte dell’inerzia del proprietario vi è un altro soggetto che sul medesimo bene esercita — senza titolo — diritti, il proprietario può perdere il suo diritto di proprietà, se ricorrono le condizioni richieste dalla legge per l’usucapione (art. 1158 c.c.). Il proprietario quindi non può perdere il bene per prescrizione ma può perderlo se un altro soggetto lo acquista per usucapione.

 

Non sono inoltre prescrittibili quei diritti che vengono attribuiti per motivi di interesse generale, quali i cd. diritti indisponibili ed, in particolare, i diritti della personalità e quelli relativi ai rapporti personali di famiglia.

Il-Recupero-dei-Crediti


 


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