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Lo sai che? Pubblicato il 8 agosto 2016

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Lo sai che? Se nella sentenza c’è un errore si può correggere?

> Lo sai che? Pubblicato il 8 agosto 2016

Può capitare che i dispositivi delle sentenze contengano degli errori, ben riconoscibili, e che non invalidano il verdetto. Possono essere corretti senza dover proporre ricorso in appello.

Le numerose cause pendenti dei nostri Tribunali spesso portano un carico di lavoro per i Giudici che ogni tanto lascia sfuggire qualche errore nei dispositivi delle sentenze. Nella normalità dei casi quando si vuole impugnare una sentenza che ci dà torto o da noi ritenuta ingiusta si propone ricorso in appello per cercare di ribaltare il verdetto.

Ma ci sono casi in cui la sentenza, pur essendo a noi favorevole o comunque non tanto sfavorevole da costringerci all’appello, presenta errori fondamentali di calcolo matematico o di italiano o di datazione che possono creare problemi di comprensione o contraddizioni. In questi casi l’errore può essere corretto in poco tempo davanti allo stesso Giudice ha emesso la sentenza.

Il procedimento per la correzione si chiama appunto “correzione delle sentenze[1] ed ha il fondamentale requisito che l’errore deve essere riconoscibile a prima vista e che l’eventuale correzione non modifichi il verdetto, ma solo il suo effetto secondo ciò che il Giudice intendeva scrivere. L’errore si riconosce molto spesso anche per una discordanza tra la motivazione della sentenza ed il verdetto finale che contrasta appunto con il pensiero espresso. Si pensi al caso in cui Tizio, danneggiato in un incidente stradale, chieda un risarcimento di 13.000 euro e il giudice, dandogli integralmente ragione, scriva poi nella sentenza 1.300 euro.

In tal caso si può adoperare l’istituto della correzione senza dover presentare appello.

La stessa cosa vale se invece è errata una data di calendario, magari un emolumento o degli interessi che vengono riconosciuti dal 2014 ma nel testo della sentenza è indicato 2015.

Il procedimento di correzione è molto semplice e rapido, da esperirsi con un avvocato avanti lo stesso Giudice che ha emesso la sentenza e può essere svolto in due modi: singolarmente (ossia da uno solo degli avvocati) o congiunto (con il consenso di entrambe le parti in causa). In tutti e due i casi, l’iter si avvia con una semplice istanza indicando l’errore e come andrebbe corretto. Senza l’istanza, il Giudice non può correggere di sua volontà una sentenza già emessa anche se si accorge dell’errore.

Nel procedimento congiunto l’istanza è firmata da tutte le parti in causa, quindi anche dallo sconfitto, ed in questo caso il Giudice effettua la correzione senza fissare alcuna udienza e con un decreto con il quale di ordina alla cancelleria di aggiungere la correzione sulla sentenza originale.

Nel procedimento in singolo è solo una delle parti a richiedere la correzione ma in questo caso il Giudice fisserà una nuova udienza e sentite le parti procederà comunque alla correzione.

Avv. DANIELE CONTRISCIANI – daniele.contrisciani@fastwebnet.it

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