Pensione lavoratori precoci, quota 41 e bonus contributivo
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30 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione lavoratori precoci, quota 41 e bonus contributivo

Allo studio un anticipo della pensione per i lavoratori precoci: bonus per ogni anno di lavoro minorile o pensione anticipata a 41 anni?

 

È in questi giorni allo studio, da parte del “cantiere pensioni”, la questione della pensione anticipata per i lavoratori precoci: per chi ha iniziato a lavorare in giovane età, difatti, dovrebbero essere previste delle particolari tutele, come “sconti” sui requisiti per l’uscita dall’impiego, ma, ad oggi, non sono ancora state definite le agevolazione per la categoria.

Tra le varie ipotesi al vaglio degli esperti, comunque, due sono quelle che hanno la maggiore possibilità di essere accolte: il bonus contributivo e la quota 41.

 

 

Bonus contributivo

Il bonus contributivo per i lavoratori precoci consentirebbe, secondo le più recenti formulazioni, un accredito di 4 mesi di contributi figurativi per ogni anno di lavoro precedente al compimento dei 18 anni di età, sino a un massimo di 1 anno. Secondo differenti formulazioni della normativa, il bonus potrebbe consentire l’accredito di 6 mesi di contributi per ogni anno lavorato da minorenne.

I comitati dei lavoratori precoci hanno però richiesto che i bonus siano riconosciuti per ogni anno di attività precedente al compimento del 19° anno di età.

Quale che sia l’ipotesi accolta, chi otterrà l’accredito massimo di un anno di contribuzione potrebbe pensionarsi, sino al 31 dicembre 2018, con 41 anni e 10 mesi di contributi, se uomo, o con 40 anni e 10 mesi se donna (secondo alcune formulazioni della proposta di legge, però, le lavoratrici non potrebbero scendere sotto i 41 anni).

Peraltro, sino al 31 dicembre 2017 non sarà presente alcuna penalizzazione sulla pensione per chi esce dal lavoro con meno di 62 anni. Dal 2018, le penalizzazioni previste sono pari:

 

– all’1% del trattamento per ogni anno mancante al 62°, se il pensionato ha almeno 60 anni;

– al 2% del trattamento, per ogni anno sotto il 60°.

 

Alcune proposte di tutela dei lavoratori precoci, però, prevedono l’eliminazione permanente dei tagli sulla pensione, per questa categoria.

 

 

Quota 41

Sicuramente meno articolata e più vantaggiosa è la proposta della cosiddetta quota 41, per la quale i comitati dei lavoratori precoci si battono da anni. La quota 41, in pratica, consentirebbe a chi ha iniziato a lavorare in giovane età (secondo diverse proposte, prima dei 20 anni) di pensionarsi con 41 anni di contributi, senza alcuna penalizzazione.

Il Governo, tuttavia, non è molto propenso all’accoglimento di una simile agevolazione, in quanto comporterebbe un grosso esborso per le casse pubbliche. A dirla tutta, non sarebbe un vero “esborso”, perché chi ha lavorato per ben 41 anni ha pienamente autofinanziato la propria pensione: tuttavia, non dobbiamo dimenticarci che il sistema previdenziale italiano è basato sul deficit. I trattamenti previdenziali, ad oggi, non sono “autosostenuti”, ma sono finanziati dalle generazioni successive di lavoratori, che pagano la pensione ai loro predecessori: in un sistema così, considerando l’attuale e lunghissima crisi, ogni fattore che può causare un aumento delle domande di pensione è capace di far crollare tutto, anche se le prestazioni da erogare sarebbero più che guadagnate.

L’unica soluzione, allora, per consentire l’accoglimento della più che legittima richiesta della quota 41 sarebbe metter mano alle pensioni d’oro, alle baby pensioni e, in generale, a tutti i trattamenti privilegiati, che danno diritto ad alti assegni in cambio di versamenti di contributi quasi nulla: purtroppo, sinora, chi ci ha governato non ha voluto toccare questi “diritti acquisiti”.


 


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Commenti
31 Ago 2016 IVANO PASQUALI

Ma non vi rendete conto che ci hanno, ci stanno e continuano, a prenderci per il culo? I soldi per noi Mister Bean non li troverà mai, , li ha dati ai padroni, non agli operai e non ai pensionati. Ma torneremo a votare e allora se ne vedranno delle belle