Pensioni 2017, tutte le novità
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9 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensioni 2017, tutte le novità

Ape, Rita, ricongiunzione gratuita, lavoratori precoci e lavori usuranti, aumento no tax area e quattordicesima: le novità previdenziali allo studio.

 

La nuova normativa sulle pensioni è ormai in dirittura d’arrivo e dovrebbe essere approvata con la Legge di Stabilità 2017: non si tratta di una vera e propria riforma, ma di disposizioni che interessano diversi ambiti previdenziali e che correggeranno, in vari punti, la Legge Fornero e alcune norme pensionistiche più datate, come quella sui lavori usuranti. Vediamo tutte le novità.

 

 

Ape

La novità più rilevante è senza dubbio l’Ape, sigla che sta per anticipo pensionistico. Grazie all’Ape, sarà possibile pensionarsi a 63 anni, con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto al requisito d’età per il trattamento di vecchiaia(considerando che nel 2018 l’età pensionabile sarà per tutti pari a 66 anni e 7 mesi), se si possiedono almeno 20 anni di contributi.

In cambio dell’anticipo della pensione, che sarà ottenuto grazie a un prestito bancario con ammortamento ventennale, ci saranno delle penalizzazioni nell’assegno, che andranno, in media, dall’1,4% all’8%, a seconda del reddito pensionabile, degli anni di anticipo e della misura della prestazione anticipata (che non coinciderà con il futuro trattamento ma arriverà al massimo al suo 95%).

Le penalizzazioni saranno più basse:

 

– per i disoccupati di lunga durata, che potranno fruire di detrazioni statali per limitare l’impatto dei tagli;

– per gli esuberi, che potranno fruire di un contributo aziendale: in pratica, l’azienda, in cambio dell’esodo volontario, si offrirà di pagare parte del prestito;

– per chi aderirà, o ha già aderito, alla previdenza integrativa: in questo caso, il fondo pensione potrà erogare una rendita integrativa temporanea anticipata, detta Rita, che abbasserà, sino ad annullare, l’importo delle penalizzazioni sulla pensione.

 

 

Lavoratori precoci

Allo studio anche una nuova normativa per chi è entrato nel mercato del lavoro in giovane età: le ipotesi al vaglio del “cantiere pensioni” sono diverse. La proposta di più probabile adozione prevede un bonus contributivo per chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni. Nel dettaglio, per ogni anno di lavoro prima del compimento del 18° anno di età sarebbero accreditati 4 o 6 mesi di contributi figurativi, sino allo “sconto” massimo di un anno di contribuzione. Inoltre, per questi lavoratori sarebbe abolita la penalizzazione per la pensione anticipata raggiunta prima di aver compiuto 62 anni: attualmente la penalizzazione è stata eliminata, ma sarà di nuovo operativa a partire dal 2018.

 

 

Lavori usuranti

L’attuale normativa che riguarda le persone che hanno svolto lavori particolarmente faticosi e pesanti è molto complessa. Sono infatti trattati in modo differente chi ha svolto lavori usuranti, chi ha svolto turni notturni, rispettivamente, per più di 78, 71 o 64 giornate l’anno; i requisiti sono inoltre più elevati per i lavoratori autonomi o per chi ha svolto nella vita lavorativa sia lavoro in proprio che subordinato.

Un riordino della normativa è dunque necessario, assieme ad una semplificazione degli adempimenti, che consenta agli interessati di presentare un’autocertificazione riguardo allo svolgimento delle attività tutelate.

Non dovrà, inoltre, essere più necessario lo svolgimento di lavori usuranti per almeno 7 anni nell’ultimo decennio della vita lavorativa, ma sarà necessario aver svolto tali attività per almeno la metà della propria carriera.

 

 

Ricongiunzione gratuita

La ricongiunzione dei contributi, che consiste nel riunire in un’unica gestione la contribuzione presente in casse diverse, è sicuramente un ottimo modo per arrivare prima alla pensione e per ottenere un assegno più alto, in quanto i versamenti sono considerati come se fossero da sempre stati accantonati nella gestione previdenziale di destinazione.

Tuttavia, si tratta di un’operazione effettuata di rado, perché ha dei costi molto elevati, specie per chi è vicino alla pensione: la previsione della ricongiunzione gratuita, almeno per le gestioni facenti parte dell’Inps, consentirebbe dunque l’uscita dal lavoro a una platea molto ampia di beneficiari.

 

 

Quattordicesima e no tax area

Per aumentare il potere d’acquisto dei pensionati sono allo studio due soluzioni: l’aumento della quattordicesima e della no tax area.

In base alla normativa attuale, la quattordicesima è un importo aggiuntivo, pari, al massimo, a 504 euro, che viene erogato nel mese di luglio assieme alla pensione. Spetta se si possiedono i seguenti requisiti:

 

– almeno 64 anni di età;

– un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo, cioè non superiore a 9.786,86 euro (nel 2016), per la percezione della quattordicesima in misura integrale;

– un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo più l’importo della quattordicesima stessa, per percepire il beneficio in parte: nel dettaglio, il reddito non deve superare 10.122,86 euro, per chi ha meno di 15 anni di contributi (18 se lavoratore autonomo); 10.206,86 per chi ne possiede meno di 25 (28 se autonomo) e 10.290,86 euro per chi ne possiede oltre 25 (28 se autonomo).

 

Secondo le più recenti proposte di modifica, la quattordicesima potrebbe essere erogata a una più ampia platea di beneficiari: in particolare, si vorrebbe offrire questo bonus a chi possiede un reddito inferiore a 12.000 o 13.000 euro annui. Un’altra proposta prevede invece di lasciare immutati i destinatari della quattordicesima, ma di aumentarla a 750 euro.

 

Al posto delle modifiche nella quattordicesima, c’è chi vorrebbe adottare, per migliorare la situazione economica dei pensionati, un aumento della no tax area, cioè della soglia di reddito al di sotto della quale non sono dovute imposte.

Attualmente la no tax area è pari:

 

– a 7.500 euro, per i pensionati con meno di 75 anni;

– a 8.000 euro, per i pensionati da 75 anni in su.

 

Secondo le proposte più recenti, si dovrebbe adottare una no tax area uguale per tutti e pari, come per i dipendenti, a 8.124 euro.

Non è escluso che il Governo decida di attuare sia l’aumento della quattordicesima che quello della no tax area: questo dipenderà, ovviamente, dalla misura in cui saranno realizzate le altre previsioni, in quanto le risorse disponibili sono piuttosto limitate.


In pratica

Cos’è l’Ape

L’anticipo pensionistico (Ape), come dice il nome, vuole garantire un accesso alla pensione per i lavoratori dipendenti prima di raggiungere i requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia (attualmente oltre a 20 anni di contributi servono 66 anni e 7 mesi di età, ridotti di un anno per le donne del comparto privato). L’alternativa principale è la pensione anticipata, che si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) indipendentemente dall’età, ma l’anticipo sull’età nei fatti si ottiene solo se si è iniziato a lavorare prima dei 24 anni (66-42) e non si hanno buchi contributivi.
Inoltre i requisiti sono soggetti all’adeguamento alla speranza di vita, tant’è che quelli per la vecchiaia dal 2012 a oggi sono cresciuti di 7 mesi e, a legislazione invariata, nel 2021 non potranno essere inferiori a 67 anni per tutti.
Gli effetti
Il meccanismo introdotto dalla riforma del 2011 per garantire l’equilibrio del sistema da una parte ha determinato un imprevisto consistente aumento dell’età minima per molti lavoratori, dall’altra rischia di dare vita a una eterna rincorsa alla pensione, dato che l’asticella si sposterà automaticamente sempre più in là se la durata della vita media dovesse continuare a crescere. Questi effetti sono confermati dai dati sui flussi di pensionamento che testimoniano un generale rallentamento, salvo poi registrare delle accelerazioni non appena raggiugono i minimi richiesti quelle categorie di contribuenti rimasti penalizzati dalle nuove regole. La “fame” di anticipo si vede anche dal successo della “opzione donna”, nonostante la penalizzazione per il calcolo dell’assegno con il sistema contributivo

 


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Commenti
9 Ago 2016 luciana urso

una porcata targata pd e sindacati collusi questa ape

 
27 Ago 2016 sebastiano galatà

che il partito di governo pd si definisce democratico non è vero, ma sono solo comunisti con mentalità comunista.
Il partito di governo ha fatto e continua a fare solo porcate ed il popolo per gratificarli li vota con soddisfazione.
quello che non si capisce perchè non fare un referendum per mandare a casa questi che si definiscono sindacati che da trent’anni hanno voltato le spalle a tutti i lavoratori e si sono alleati con i governi?