Come recuperare il credito con tentativi di conciliazione
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9 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Come recuperare il credito con tentativi di conciliazione

Per recuperare il proprio credito in via bonaria è necessario che il creditore proceda con prudenza e con fermezza e comunque a piccoli passi, affinché possa risultare chiara al debitore inadempiente sia la disponibilità a tenere conto delle differenti situazioni che la ferma e definitiva intenzione di procedere al recupero.

 

Per recuperare in via bonaria un credito può essere consigliabile, in molti casi, come primo passo procedere con un sollecito telefonico. La telefonata al debitore

inadempiente, essendo il primo contatto che attesta il ritardo nel pagamento, dovrà essere una telefonata di cortesia, ricordando al debitore il suo ritardo nel pagamento. All’interno di questa telefonata, il creditore potrà, nel rispetto della riservatezza, cercare di acquisire informazioni sui motivi di tale inadempimento.

 

In caso di delega a call center di recupero crediti, il personale che svolge le attività suddette dovrà essere opportunamente formato.

 

Qualora il debitore, nel corso della telefonata, chiedesse un appuntamento per spiegare i motivi dell’inadempimento, sarà utile al creditore fissarlo.

 

È sconsigliato ricordare al debitore inadempiente le varie azioni giudiziarie che il creditore ha a disposizione.

 

Nel caso in cui il debitore volesse utilizzare mezzi di pagamento diversi dal denaro (si pensi assegni postdatati, cambiali, ecc.), si dovrà prestare attenzione alle caratteristiche (e rischi) degli stessi.

 

Passata una settimana circa dalla prima telefonata, senza aver ricevuto alcun pagamento, è consigliabile procedere con un secondo colloquio telefonico. La seconda telefonata dovrà avere lo stesso interlocutore e dovrà far riferimento alla telefonata precedente, con richiesta di ulteriori chiarimenti.

 

Nel caso sia rimasta disattesa la seconda richiesta di saldare il debito, sarà necessario procedere alla stesura ed all’invio di una prima lettera al debitore.

La prima lettera di sollecito dovrà essere inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento, al fine di evitare qualsiasi dubbio in merito all’avvenuta ricezione della stessa. È consigliabile che essa faccia riferimento alle telefonate ed all’eventuale incontro.

Si deve trattare di una lettera cortese che tenda a capire le motivazioni del debitore e che lo inviti a definire la pendenza nella forma e nei tempi da quello preferiti, ma nel rispetto delle condizioni convenute.

 

Se il debitore dichiara di non poter adempiere, evidenziando situazioni oggettive che giustificherebbero tale stato dei fatti (ad esempio perdita di lavoro, difficoltà economiche, ecc.), sarà opportuno approfondire tali aspetti al fine di impostare la pratica nel modo più opportuno.

 

Rimasta disattesa anche la prima lettera inviata al debitore, è necessario procedere con una seconda lettera, da spedire sempre con raccomandata con avviso di ricevimento, la quale farà riferimento ai precedenti solleciti sia orali che scritti.

In essa il creditore manifesterà sorpresa per il comportamento del debitore che non ha dato seguito ai precedenti solleciti o che non ha rispettato i successivi impegni e gli imporrà una scadenza ultima perentoria di una decina di giorni, avvisando lo stesso di essere in procinto di trasferire l’intera pratica a un legale.

 

Con la terza lettera si preannuncerà la trasmissione della pratica al legale esterno e, quindi, l’avvio della fase giudiziale. Da questo momento sostanzialmente finiscono per prevalere i profili di recupero su quelli di mantenimento del rapporto con il cliente.

 

Contestualmente, o decorso un brevissimo intervallo temporale, si trasmetterà la pratica al legale, con una comunicazione che fornisca tutti gli elementi rilevanti sulla stessa e sul debitore. Da questo momento diviene fondamentale un ruolo attivo di collaborazione nei confronti del legale esterno.

 

La scelta di procedere giudizialmente va valutata tenendo conto del probabile esito della procedura, ma anche dei profili amministrativi, fiscali ed anche delle informazioni che al riguardo potrebbero pervenire ad altri debitori.

 

 

Recupero crediti: la causa in tribunale

Dopo il tentativo di accordo bonario si passa al tribunale: come avviene il passaggio dall’azione all’esecuzione?

 

Il creditore, quando si è verificato l’inadempimento del debitore, dopo aver utilizzato i possibili strumenti stragiudiziali di recupero del credito, dovrà agire in giudizio nei confronti del debitore, in modo da ottenere quanto gli è dovuto.

 

Per far valere in giudizio il proprio diritto nei confronti del debitore, il creditore dovrà proporre domanda al giudice competente, come previsto dall’art. 99 c.p.c., ossia al Giudice di Pace o al Tribunale, territorialmente competenti.

 

Inizierà quindi un procedimento dalla durata e dalla complessità assai variabili. Tale variabilità dipende da molteplici ed in parte, almeno inizialmente, non prevedibili fattori, quali, per esempio, la procedura prescelta dal creditore, l’oggettiva complessità della controversia (che ovviamente sarà maggiore quanto più complesso è il contratto nel quale si è verificato l’inadempimento e l’oggetto dell’accordo stesso), i comportamenti processuali (si tenga presente che il presunto debitore potrebbe anche decidere di non partecipare attivamente al giudizio e, quindi, non incaricare un proprio avvocato, non depositare atti, né documenti, o, viceversa, assumere un atteggiamento di integrale contestazione di quanto affermato dal creditore, o presunto tale, contestando la validità dello stesso contratto, negando di essersi impegnato alla prestazione ecc.), le tattiche difensive prescelte dalle parti, o, più spesso, dai loro legali, i carichi di lavoro dell’ufficio giudiziario (ed ovviamente del giudice designato) con conseguente “lunghezza” dei rinvii tra un’udienza e l’altra ecc.

 

Il codice civile, all’art. 2740, prevede l’estensione della responsabilità patrimoniale del debitore, affermando che egli risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Ottenuta quindi la decisione giudiziale (favorevole) il creditore potrà portarla ad esecuzione nell’ambito dell’ampia responsabilità patrimoniale del debitore (cioè agendo su tutti i suoi beni presenti ed anche futuri, nei limiti di quanto previsto dalla sentenza pronunciata).

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Un tentativo bonario di conciliazione deve innanzitutto prendere le proprie mosse da un colloquio telefonico tra creditore e debitore; decorso un breve termine ed in assenza di pagamento, è opportuno che il creditore contatti nuovamente la parte inadempiente.

Di seguito, si farà ricorso ad una prima lettera di sollecito, a mezzo raccomandata, che inviti, in termini cortesi, a definire la pendenza.

Disattesa la prima lettera, si procederà all’invio di una seconda contenente termini perentori ad adempiere e l’avviso che, in mancanza, la pratica sarà affidata al legale di parte creditrice.

Ancora in assenza di riscontro, verrà redatta una terza lettera con cui si preannuncia la trasmissione della pratica al legale per l’avvio della fase giudiziale.

Esperiti senza successo gli strumenti stragiudiziali di recupero credito, al creditore non rimane che ricorrere alle vie giudiziarie, proponendo domanda al Giudice competente. Al termine della procedura giudiziaria, il creditore, a fronte di decisione giudiziale favorevole, potrà rivalersi sl patrimonio del debitore, a norma dell’art. 2740 c.c.

 


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