Come denunciare un furto per cui si sospetta un familiare?
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17 Set 2016
 
L'autore
Rossella Blaiotta
 


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Come denunciare un furto per cui si sospetta un familiare?

Mia moglie è rimasta vittima di ripetuti furti di oggetti preziosi ed ha il sospetto che si tratti di sua sorella minore, presso la casa familiare, in quanto depositaria, per ragioni di sicurezza, delle chiavi di accesso e del telecomando dell’allarme, come posso agire per la denuncia?

 

Nel momento in cui non si è in grado di conoscere l’autore di un reato, l’unico modo per attivare le indagini volte alla sua identificazione è quella di denunciare (contro ignoti) il fatto alle autorità, segnalando ogni circostanza utile all’individuazione dei responsabili.

La denuncia di un reato appartiene alla fisiologia del sistema giudiziario e costituisce, almeno dal punto di vista morale, un dovere volto alla repressione dei comportamenti illeciti. Purtroppo, come è possibile leggere anche nella cronaca locale riguardante ogni Regione italiana, a volte le indagini contro ignoti non portano a risultati soddisfacenti per motivazioni che spaziano dalla mancanza di prove sufficienti per incriminare una persona determinata oppure dall’impossibilità oggettiva di identificare il colpevole del reato.

Il furto in casa, in particolare, da quanto emerge dalle statistiche materia, rappresenta il reato più impunito: nel 2015 sono state depredate ben 251 mila abitazioni ma in carcere per questo reato sono finite solo 3600 persone.

Spesso, in situazioni analoghe, che vedono protagonisti familiari, la denuncia viene fatta contro ignoti al fine di tutelare, in qualche maniera, il rapporto di parentela.

 

Il caso che ci occupa vede una sorella che, nell’arco di dieci anni, ha sottratto ai propri fratelli preziosi e gioielli, ereditati dalla madre, agendo indisturbata in quanto depositaria, per motivi di opportunità, delle chiavi di accesso e del telecomando per azionare l’antifurto di cui è dotato l’appartamento. I furti sono iniziati con molta prudenza sottraendo piccoli oggetti custoditi in una valigia posta nella parte alta di un armadio, situato nella camera da letto, che riteneva raramente ispezionabile da parte dei propri familiari, fino a fare sparire una pregevole spilla d’oro bianco e brillantini e due collane d’oro giallo incastonate di pietre dure, il tutto di notevole valore affettivo e oggettivo, complessivamente quantificabile in svariate migliaia di euro.

 

Le prove indiziarie, messe insieme dai fratelli, sono risultate molto convincenti; ad esempio, dopo la loro ultima  assenza è stato ritrovato un grosso ago da balia caduto a terra aperto ai piedi dell’antifurto, oggetto che si presume essere stato utilizzato per spostare le funzioni di allarme da “on” a “off” e viceversa. Inoltre, considerata l’assoluta  mancanza di segni di effrazione e il fatto che un “vero ladro” non avrebbe agito con tale prudenza e progressività programmate, è praticamente automatico sospettare di questa persona.

 

Una volta presentata la querela, occorrerà attendere l’esito delle indagini e i risultati ottenuti dagli organi inquirenti mediante appositi sopralluoghi, verifiche e reperimento di ogni elemento utile al fine di individuare il colpevole, da valutare insieme alle deposizioni delle persone offese e dei testimoni, con indicazione di eventuali sospetti.

In tali circostanze le indagini si svolgono un po’ come un puzzle in cui per ottenere l’immagine completa occorre trovare tutti i pezzi.

 


In pratica

In presenza di rapporti familiari, considerato che a volte si tratta di sottrazione di gioielli o altri oggetti preziosi appartenuti a generazioni precedenti, dunque di enorme valore affettivo, è consigliabile prendere la situazione di petto e fare in modo che i consanguinei parlino faccia a faccia manifestando i propri sospetti. Un confronto appare auspicabile perché spesso, soprattutto in presenza di legami di sangue e in determinate circostanze, la via della mediazione potrebbe rivelarsi più efficace di quella giudiziaria.

 


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