Come costituire uno studio medico associato
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10 Set 2016
 
L'autore
Rossella Blaiotta
 


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Come costituire uno studio medico associato

Dovendo costituire uno studio medico associato, vorrei conoscere quali sono i vantaggi fiscali rispetto all’esercizio della professione di medico in regime di Intramoenia. Quali gli adempimenti fiscali dello studio e del singolo? Quali le imposte? Ci sono delle agevolazioni?

 

La Legge Bersani [1] , abrogando la vecchia normativa che disciplinava la materia [2], ha snellito notevolmente le procedure di costituzione e di gestione delle associazioni professionali.

Con riferimento alla costituzione, non c’è necessità di un formale atto costitutivo né di una sua iscrizione nel Registro imprese ma l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata sono necessari per ripartire gli utili in misura diversa da una loro divisione a seconda dei conferimenti dei  partecipanti. L’atto di costituzione, ai fini della propria validità, deve poi essere comunicato agli ordini professionali competenti, nel caso specifico all’Ordine dei Medici.

 

Lo studio associato, una volta costituito, necessita dell’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate competente per territorio o rivolgendosi ad un intermediario abilitato che provvederà ad aprire la partita Iva telematicamente. Non vi sono obblighi di redazione di bilanci né di un loro deposito al Registro imprese ma è necessaria una semplice attività di consulenza-contabilità da parte del commercialista di fiducia.

Facendo un esempio pratico, costituire uno studio associato è come aprire una partita Iva e lavorare da libero professionista, concretamente non cambia nulla tranne che la stessa è unica ed è in comune con gli altri associati.

 

Dal punto di vista fiscale, il reddito prodotto dallo studio associato non è classificabile come reddito di impresa, poiché l’organizzazione professionale è costituita per lo svolgimento dell’attività intellettuale di due o più professionisti, pertanto si tratta sempre di reddito di lavoro autonomo. Per questa ragione, tutti gli associati che partecipano allo studio associato, devono essere professionisti regolarmente iscritti al proprio ordine.

 

Il rapporto professionale fra il professionista ed il cliente rimane diretto ed individuale, formalmente viene regolarizzato mediante contratto o lettera di incarico, che indica esattamente la tipologia della prestazione richiesta dal cliente allo studio, ed i diritti e doveri di ciascuna parte.

Le entrate ed i compensi dell’attività professionale sono percepiti dall’associazione, determinati secondo le tariffe o gli usi, in base ai criteri stabiliti dal Codice Civile in materia di compenso nel lavoro autonomo. Le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti degli associati, se non risultano determinate diversamente dall’atto costitutivo. Lo studio associato è il soggetto intestatario sia delle spese sostenute che dei compensi percepiti. Tali compensi, se corrisposti da un sostituto d’imposta, sono soggetti a ritenuta d’acconto. Le ritenute d’acconto subite dallo studio associato vengono attribuite a ciascun associato secondo il medesimo criterio di distribuzione degli utili, a meno che non si determini in altro modo in fase di costituzione.

 

Per quanto riguarda il trattamento fiscale, gli studi professionali determinano autonomamente il proprio reddito ma non sono direttamente soggetti ad imposte dirette, il reddito prodotto dallo studio associato è tassato ai fini Irpef in capo ai singoli soci, mentre sullo studio associato grava l’Irap, ossia l’imposta regionale sulle attività produttive.

Infine, per quanto attiene al trattamento previdenziale, i singoli associati devono iscriversi alla Cassa di Previdenza del proprio ordine professionale di appartenenza.


[1]  Legge n. 40/2007.

[2] Legge n. 1815/1939.

 


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