A chi spetta la prova in causa?
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10 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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A chi spetta la prova in causa?

L’onere della prova e le regole sulla ripartizione tra attore e convenuto.

 

Nel corso del giudizio, il giudice deve formare il proprio convincimento sulla domanda proposta dall’attore/creditore. Il codice civile stabilisce che l’onere di provare il diritto vantato incombe proprio su parte attrice.

 

Il giudice, anche nel caso in cui il debitore non svolga le proprie difese, potrebbe comunque respingere la domanda dell’attore, se ritenga la stessa non provata e quindi che non meriti accoglimento. Dovere del giudice è, infatti, formarsi un convincimento sulle domande, sulla base di quanto risulta agli atti del giudizio. Nel corso del giudizio il giudice formerà, quindi, il proprio convincimento e deciderà la causa applicando ai fatti, quali ricostruiti e provati nel corso del processo secondo le allegazioni delle parti (ai sensi dell’art. 191 e ss. c.p.c. ed avvalendosi quindi, nei limiti consentiti dalla legge di prove testimoniali, documentali, di presunzioni, di eventuali consulenze tecniche), le norme di diritto ritenute più idonee alla specie, anche a prescindere dalle indicazioni di norme effettuate dalle parti.

 

A tale scopo risulta fondamentale il principio dell’onere della prova, individuato dall’art. 2697 c.c., che stabilisce che chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Se quindi l’attore (e creditore) non riesce a provare l’esistenza del credito nei confronti del convenuto, la domanda che ha proposto (di condanna del convenuto a pagare quel certo importo) sarà respinta. In tale ipotesi il creditore potrebbe anche essere condannato a pagare al presunto debitore, che si sia costituito in giudizio, le spese legali.

In altre parole egli potrebbe non solo dover sostenere le spese del proprio legale e quelle che questi ha anticipato allo Stato (es. contributo unificato, spese di notifica ecc.), ma anche in tutto o in parte (nella misura stabilita dal giudice) quelle del legale del convenuto che si sia costituito.

 

In forza del principio suddetto il convenuto non è, infatti, tenuto a provare che il suo preteso debito non sussiste, ma potrebbe limitarsi a contestare che esista.

Egli, invece, se eccepisce l’inefficacia dei fatti sui quali si fonda la domanda dell’attore, ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto, deve provare i fatti su cui l’eccezione stessa si fonda. Ad esempio, se il debitore afferma che è intervenuta la prescrizione, dovrà provare che è decorso un lasso di tempo di tale durata per cui egli non è più legalmente tenuto a pagare. Oppure se sostiene di non dovere più nulla, perché ha già pagato, dovrà provare l’avvenuto pagamento.

 

È chiaro che, se l’attore prova che l’obbligazione esisteva, mentre il convenuto non riesce a provare, ad esempio, le circostanze da ultimo indicate, o circostanze analoghe, sulle quali aveva fondato le proprie difese, la domanda sarà accolta.

 

In poche parole il giudice generalmente può decidere solo sulla base di quanto è affermato/eccepito dalle parti e provato dalle stesse.

 

Bisogna tenere presente che potrebbe esistere una realtà di fatto contrapposta ad una realtà “giuridica”. Se un fatto è realmente accaduto ma non lo si riesce a provare nei modi e nei tempi previsti dalla normativa e dalla procedure, ai fini del giudizio è come se non fosse mai accaduto.

 

Esistono precise regole anche sull’utilizzo delle prove nel processo. A titolo esemplificativo si può rammentare che alla prova testimoniale del pagamento si applicano le norme relative alla prova testimoniale dei contratti (art. 2726 c.c.). Si ritiene che questa disposizione costituisca eccezione al principio, fissato dall’art. 2721 c.c., secondo cui i limiti posti alla prova testimoniale in materia di contratti non si applicano agli atti unilaterali. Quindi la prova per testi del pagamento non è ammessa quando il valore dell’oggetto eccede un certo importo, che secondo la normativa del codice è assolutamente irrisorio. Tuttavia il giudice può consentire la prova per testi oltre il limite suddetto, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del pagamento e di ogni altra circostanza.

 

Inoltre la prova per testimoni non è ammessa quando ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea (art. 2722 c.c.). Si ritiene che la norma non si estenda alle altre ipotesi di estinzione dell’obbligazione, diverse dal pagamento.

 

Occorre peraltro evidenziare che la prova disposta ed effettuata al di fuori dei limiti sopra previsti senza opposizione della controparte deve ritenersi legittimamente acquisita. La relativa eccezione deve essere sollevata dalla parte prima dell’espletamento della prova stessa e, se non accolta, deve essere riproposta almeno nelle conclusioni definitive.

 

Il-Recupero-dei-Crediti

 


In pratica

Al termine del giudizio, il giudice emetterà la sentenza sulla base di quanto sostenuto e provato, nel corso delle varie udienze, dalle parti.

Il creditore dovrà, quindi, provare rigorosamente i fatti che pone a fondamento della propria domanda.

 


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