Morte di un parente: quanto tempo ho per accettare l’eredità?
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10 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Morte di un parente: quanto tempo ho per accettare l’eredità?

Al momento del decesso si apre la “successione ereditaria”, ossia la trasmissione agli eredi dei diritti patrimoniali. Questo passaggio, però, non opera automaticamente.

 

Accettare l’eredità non è un obbligo, ma una facoltà che il chiamato, ossia colui che ha il diritto di far propria l’eredità, deve valutare con attenzione.  Prima di decidere se accettare l’eredità o meno, sarà però opportuno che il chiamato valuti se porre in essere misure di conservazione e di amministrazione dell’eredità volte a tutelare l’eredità giacente, ossia:

  • azioni possessorie;
  • atti conservativi, quali provvedimenti urgenti a difesa dell’eredità o atti di resistenza giudiziale contro altrui pretese;
  • atti di ordinaria amministrazione, comprensivi, previa autorizzazione del tribunale, della vendita dei beni;
  • richiesta di apposizione dei sigilli sui beni che rientrano nell’asse ereditario per tutelarsi contro parenti che possono impadronirsi dei beni anche in maniera illecita. Ciò avviene mediante apposita istanza per la nomina di un notaio, il quale dovrà ricostruire l’asse ereditario e realizzare un vero e proprio inventario del patrimonio.

 

Successivamente, per comprendere quale sia il reale importo del patrimonio ereditario, sarà utile:

  • capire se è stato lasciato un testamento. Questo può essere di tipo olografo, ossia scritto di proprio pugno dal defunto, e per essere valido deve avere data e firma; pubblico, ossia reso innanzi ad un notaio; segreto. In pratica, sarà utile fare un controllo al Registro generale dei testamenti presso il Ministero della giustizia, Ufficio centrale degli archivi notarili, tenendo però conto che un testamento olografo potrebbe anche essere semplicemente nascosto in casa;
  • ricostruire l’asse ereditario, per capire quanti siano i pretendenti e quale legame di parentela li lega al defunto; a prescindere dalla presenza del testamento, infatti, agli stretti congiunti (coniuge, figli e, in mancanza, ascendenti) spetterà comunque un quota di valore sul patrimonio ereditario. Si chiama diritto di legittima.

 

Ciò premesso, a questo punto il chiamato potrà valutare con maggiore consapevolezza il prossimo passo, ossia scegliere se accettare o meno.  A questo punto, infatti, il chiamato potrà:

  • accettare l’eredità;
  • rinunciare all’eredità;
  • accettare con beneficio d’inventario.

 

L’accettazione dell’eredità è un atto con il quale il chiamato fa propria l’eredità. Può essere:

  • espressa se consiste in una dichiarazione effettuata con atto del notaio o scrittura privata a mezzo della quale si manifesta l’intenzione di assumere il titolo di erede;
  • tacita se vengono compiuti atti che presuppongono la qualità di erede, come ad esempio atti di alienazione di beni ereditari, ma può bastare anche un semplice incasso dell’assegno fatto per pagare un debito del defunto.

 

Si può anche accettare l’eredità con beneficio d’inventario [1]. La particolarità sta che mentre nel caso dell’accettazione semplice si verifica una confusione del patrimonio personale dell’erede con quello del defunto (con la conseguenza che i creditori del defunto potranno pignorare anche i beni personali dell’erede di cui era proprietario prima del decesso del parente), nel secondo caso la responsabilità resterà limitata solo ai beni ottenuti con la successione: in pratica in creditori potranno pignorare solo gli immobili, le somme di denaro e quant’altro ricevuto con l’eredità.

 

In pratica, se non si conosce più che bene la situazione patrimoniale del caro estinto sarà bene recarsi da un notaio o da un cancelliere del tribunale del circondario nel quale è stata dichiarata aperta la successione e richiedere con atto pubblico il beneficio d’inventario [2].

 

Infine, la rinuncia all’eredità, da effettuarsi mediante dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del luogo dell’apertura della successione [3]. Per essere efficace deve essere totale, e non può essere né condizionata né a termine. La rinuncia è revocabile fin quando l’eredità non verrà accettata dai successivi chiamati.

 

È importante sapere, infine, che queste azioni sono sottoposte a dei termini precisi e perentori:

  • 10 anni per l’accettazione, qualora il chiamato non sia in possesso dei beni ereditari;
  • 3 mesi per fare l’inventario se il chiamato è già in possesso dei beni ereditari; compiuto l’inventario, decorrono poi ulteriori 40 giorni per accettare o meno, trascorsi i quali senza una rinuncia espressa il chiamato viene considerato erede a tutti gli effetti.

 

Avv. ALESSIO FORTUNA – avv.alessiofortuna@gmail.com


[1] Art. 484 cod. civ.: l’accettazione con beneficio d’inventario è obbligatoria in caso di eredità devolute ad incapaci o enti giuridici diversi da società.

[2] Cass. sent. 16739/05 del 9.08.2005, ha definito il beneficio d’inventario una fattispecie a formazione progressiva subordinata ai seguenti oneri: dichiarazione formale dell’accettante mediante atto pubblico; inventario dei beni ereditari; adozione di procedura di liquidazione concorsuale delle passività ereditarie.

[3] Art. 519 cod. civ.

 


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