Piano del consumatore solo se il debitore non ha colpe
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10 Ago 2016
 
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Piano del consumatore solo se il debitore non ha colpe

Sovraindebitamento e legge salva suicidi: solo se il debitore è meritevole può presentare al giudice il Piano del consumatore che comporta una riduzione percentuale dell’esposizione nei confronti dei creditori.

 

Il piano del consumatore – una delle procedura introdotte dalla cosiddetta “legge salva suicidi” a favore di chi ha contratto troppi debiti e non ce la fa a pagarli tutti – presuppone necessariamente un consumatore “meritevole” e cioè un consumatore che non si è indebitato per colpa, ma ha sempre usato la normale diligenza. Insomma, intanto si può sperare in una riduzione del debito in quanto non si è sostenuto “spese pazze”, per esigenze voluttuarie che non potevano ragionevolmente essere sostenute con il reddito dell’interessato. Il che vale anche se la banca o la finanziaria hanno facilitato l’indebitamento del soggetto, concedendogli credito benché questi non avesse già dall’inizio le possibilità economiche per restituire la somma. È quanto chiarito dal Tribunale di Cagliari in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

 

Il piano del consumatore è una delle tre procedure previste dalla legge “Salva Suicidi” [2] che consente, a chi ha contratto troppi debiti non per propria colpa, e che non sia in grado di far fronte ai relativi pagamenti, di rivolgersi al giudice affinché – senza bisogno del consenso preventivo dei creditori – defalchi dal debito complessivo una parte consistente di esso. In pratica il debitore ha così la possibilità di liberarsi dalle morosità pagandone solo una percentuale. Tale procedura è stata ritenuta possibile anche se il creditore è uno solo, potendosi trattare ad esempio di Equitalia o della banca.

Il piano del consumatore si differenzia dalla procedura del cosiddetto “accordo con i creditori” che, invece, presuppone la presentazione di una proposta di saldo e stralcio ai creditori e il voto favorevole del 60% di questi. A differenza del piano del consumatore (che può riguardare solo i debiti della persona fisica in qualità di “consumatore”), l’accordo con i creditori si può attivare anche se i debiti sono in tutto o in parte inerenti ad attività d’impresa (deve trattarsi comunque di piccola o micro impresa, quella cioè che non ha i presupposti per fallire).

 

La sentenza in commento ricorda che il debitore può accedere al piano del consumatore solo se si sia indebitato senza colpa: una valutazione, questa, che viene rilasciata al giudice secondo il suo prudente apprezzamento e valutazione della “storia” del debitore stesso.

È la stessa legge a escludere dal beneficio in commento il consumatore che abbia contratto debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere o che si sia colposamente sovraindebitato richiedendo prestiti in modo non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

 

Né vale a giustificare il comportamento del consumatore, che si sia indebitato in modo eccessivo, il fatto che la banca o la finanziaria glielo abbiano colpevolmente consentito, concedendogli credito nonostante questi non aveva le capacità economiche per restituire le somme. È ad esempio il caso di una carta revolving rilasciata a un soggetto senza reddito fisso: in tal caso, il debitore che ha assunto le obbligazioni, pur essendo a conoscenza delle proprie indisponibilità economiche, non può scaricare la responsabilità sulla finanziaria o sulla banca. Egli, quindi, non può accedere al piano del consumatore.

 

Lo scopo della legge salvasuicidi non è quello di offrire al debitore consumatore sovraindebitato una possibilità di soluzione della crisi mediante il sacrificio dei creditori. E ciò perché «a differenza dell’impresa in stato di insolvenza, assumono rilevanza le ragioni della crisi e la condotta del debitore: solo al debitore meritevole – senza cioè colpe – può essere concesso l’effetto esdebitatorio, mentre al debitore sovraindebitato non meritevole è precluso godere degli effetti del piano del consumatore»: egli potrà, ricorrendone tutti gli altri presupposti, ricorrere all’accordo di composizione della crisi.

 

Ne deriva che:

  • il giudice deve verificare che il consumatore non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ed escludere che il consumatore abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per effetto di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali;
  • la presenza anche di una soltanto di tali circostanze ostative sortisce un effetto paralizzante, imponendo al giudice il diniego dell’omologa.

 

Il debitore, per ottenere il piano del consumatore e la riduzione dei debiti, deve essere una persona capace di fare una valutazione presente e futura sulla propria capacità economica in rapporto con i debiti che assume. Si tratta dunque di una figura vicina a quella del buon padre di famiglia, in grado di orientarsi nel mondo economico secondo orizzonti di normalità e buon senso : il sovraindebitamento dovrà essere, quindi, determinato, in via generale, da fatti sopravvenuti non prevedibili.

 

Spetta al debitore dimostrare la sua meritevolezza nell’istanza presentata in tribunale.

 

Se il giudice dovesse ritenere che il debitore si è indebitato per sua colpa – e quindi non sia meritevole – non tutto è perduto: egli può convertire l’istanza del piano del consumatore in una proposta di “accordo con i creditori”.


La sentenza

Tribunale di Cagliari, ordinanza 11 maggio 2016
Presidente Mura – Relatore Caschili

Ordinanza

1. La proposta dei debitori.
Con istanza depositata in data 27.3.2015 i signori Stefano (…) e Vannina (…), dopo aver preannunciato l’intenzione di presentare ricorso ai sensi degli artt. 6 e ss. della L. 27.1.2012, n. 3, hanno richiesto la nomina di un professionista svolgente le funzioni attribuite dalla legge all’organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (di seguito, per brevità, O.C.C.).
Con il successivo decreto del 16.4.2015 il giudice designato, ha nominato a tal fine il dottor Paolo D’Angelo, dottore commercialista con studio in Cagliari, professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 L.F..
Con ricorso depositato in data 3.7.2015 i signori Stefano (…) e Vannina (…) hanno presentato un piano del consumatore, ai sensi degli artt. 7 e ss. L. n. 3/2012, ed hanno chiesto al tribunale l’omologazione; in via subordinata, hanno chiesto che, nell’ipotesi in cui il tribunale non avesse ravvisato la meritevolezza, il piano proposto venisse convertito in proposta per l’accordo dei creditori.
Al ricorso è stata allegata la relazione del professionista dott. Paolo D’Angelo, oltre che gli altri documenti previsti dall’art. 9

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[1] Legge n. 3/2012.

[2] Trib. Cagliari, ord. dell’11.05.2016.

 


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