Divieto di anatocismo: come funziona
Editoriali
10 Ago 2016
 
L'autore
Mauro Finiguerra
 


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Divieto di anatocismo: come funziona

Interessi e capitalizzazione trimestrale da parte delle banche: il nuovo divieto di “anatocismo all’italiana”.

 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato del 5 agosto, ha sdoganato la delibera del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio che dispone le norme applicative sull’anatocismo bancario.

 

Come opera l’anatocismo bancario

L’anatocismo bancario è quel meccanismo finanziario per il quale gli interessi debitori che maturano su un rapporto di conto corrente (apertura di credito o altra forma di fido) vengono capitalizzati ed entrano a far parte della base di calcolo di ulteriori interessi, producendo interessi sugli interessi.

 

 

Cosa dice la legge

La legge bancaria [1], a partire dal 1.1.2014, a seguito di una modifica introdotta con la Legge di Stabilità 2014 [2], ha proibito alle banche ed agli altri intermediari finanziari autorizzati ad eseguire operazioni bancarie, di imputare gli interessi debitori maturati a capitale, se non con periodicità simmetrica nel conteggio di interessi creditori e debitori e, comunque, sempre di non imputarli in conto capitale, ma di regolarli separatamente.

 

Successivamente tuttavia, con una norma introdotta dal decreto sulla riforma delle banche cooperative del 2016 [3], il legislatore ha inteso interpretare la statuizione introdotta nel 2014, precisando che il divieto di capitalizzazione non si applica né agli interessi di mora, né agli interessi maturati su saldi passivi di conto corrente, sia che derivino da aperture di credito che da conti scoperti oltre i limiti del fido o non affidati.

 

 

Cosa dice la giurisprudenza

A seguito della entrata in vigore delle norme di cui sopra alcuni Tribunali [4] avevano ritenuto immediatamente operativo il divieto di capitalizzazione periodica degli interessi, altri invece [5], al contrario, avevano ritenuto prevalente, prudenzialmente, l’interpretazione a favore degli istituti di credito.

 

La Cassazione [6] infine era intervenuta, nel 2015, a stabilire l’abolizione dell’anatocismo bancario, sia trimestrale, sia annuale, prevedendo il calcolo degli interessi giorno per giorno e la liquidazione degli stessi solo a momento della chiusura del rapporto.

 

 

Cosa dice la prassi amministrativa

Interviene in questa situazione contrastata la delibera del CICR del 3 agosto, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, recante le disposizioni attuative della norma introdotta con il decreto di riforma delle banche di credito cooperativo.

 

La delibera, non recando un apposito “Regolamento”, essendo titolata “Modalità applicative”, non dovrebbe nemmeno poter essere qualificata giuridicamente come norma di fonte secondaria (rispetto alla legge che è fonte primaria del diritto), ma ricadrebbe esclusivamente nella categoria degli atti amministrativi dispositivi.

 

Il contenuto della delibera

Il CICR [7] fissa il termine ultimo entro il quale le banche e gli altri intermediari finanziari devono porre in essere la delibera, al 1° ottobre 2016.

 

In esecuzione della delega ricevuta dalla norma di legge sopra richiamata, il CICR individua le modalità ed i criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, come segue:

 

  • nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento deve essere assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno;
  • gli interessi devono essere conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti;
  • gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti relativi a carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale;
  • per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento e per gli sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido:

 

– gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono          esigibili il 1º marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati;

– nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili;

– il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli    interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili;

– in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale;

– l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo;

il contratto bancario può contenere la clausola che nel caso di accredito di fondi sul conto nel quale sono divenuti esigibili gli interessi, detti fondi possano essere utilizzati prima per estinguere gli interessi.

 

La delibera dunque attua le disposizioni di legge con le seguenti modalità:

 

  • gli interessi devono essere contabilizzati separatamente dal capitale;
  • gli interessi debitori, secondo la norma, divengono esigibili dal 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati;
  • comunque, prima che gli interessi diventino esigibili, la banca o l’intermediario deve garantire al cliente un periodo minimo di trenta giorni fra la data in cui egli abbia effettiva conoscenza del totale degli interessi maturati e la data di scadenza del pagamento degli stessi, in modo da avere a disposizione un periodo sufficientemente adeguato per provvedere al pagamento del debito da interessi senza incorrere in inadempienze;
  • il contratto bancario può prevedere che in caso di deposito di fondi sul conto sul quale sono divenuti esigibili gli interessi, i fondi vengano utilizzati prioritariamente per estinguere detti interessi;
  • il cliente e la banca possono pattuire, per evitare il pagamento della mora o l’avvio di azioni giudiziarie, il pagamento degli interessi con addebito sul conto (apertura di credito o affidamento con altri strumenti contrattuali), ripristinando di fatto l’anatocismo bancario annuale;
  • l’autorizzazione è revocabile in qualsiasi momento, purchè prima che l’addebito sia stato effettuato.

 

 

Conclusioni

Sull’anatocismo dunque, sebbene molti interpreti abbiano titolato i propri articoli inneggiando alla fine dell’anatocismo bancario, sembra proprio che la partita rimanga ancora aperta.

 

Sinora, infatti, la norma del 2014 era stata interpretata dalla giurisprudenza sia di primo che di secondo grado, a larga maggioranza non ostante alcune pronunce opposte, nonché dalla Cassazione, nel senso che lo scopo della legge fosse quella di vietare esplicitamente l’anatocismo su tutte le operazioni bancarie, a prescindere dall’intervento del CICR nella questione di legittimità.

 

Invece, dall’inizio del 2016, la rettifica del legislatore, introdotta nell’ambito della riforma del sistema bancario cooperativo, è intervenuta a fornire una interpretazione diversa della norma precedentemente emessa, superando l’interpretazione giurisprudenziale della Cassazione, quasi fosse una legge-sentenza e aprendo le porte alla delibera attuativa del CICR, che va in direzione opposta alla totale abolizione dell’anatocismo bancario, reintroducendo il meccanismo in alcune situazioni specifiche e consentendo agli intermediari finanziari di introdurre clausole nei contratti o di pattuire con i clienti, regole specifiche, che superano il divieto posto dalla legge, di fatto.

 

Resta sul tavolo dunque, oltre a quanto sopra, anche la questione sul valore giuridico della delibera del CICR, che emana disposizioni attuative che, dal rango di semplici atti amministrativi, sembrano essere innalzati a norma di rango secondario, pur non concretizzandosi in un vero e proprio Regolamento.

 

Su detti temi ci si confronterà in futuro e le associazioni dei consumatori già promettono battaglia, infatti nel 2015 molti Tribunali si erano espressi a favore della totale abolizione dell’anatocismo bancario ritenendo la norma operativa sin dal 1.1.2014 e non ritenendo rilevanti le delibere del CICR.

 

D’altra parte gli operatori economici, clienti delle banche, devono valutare l’impatto che la norma e le disposizioni di attuazione avranno sui propri rapporti bancari.

 

Infatti per essi si apre un periodo veramente difficile.

 

Da una parte avranno difficoltà a sottrarsi alle urgenti richieste delle banche di concordare l’addebito periodico degli interessi in conto, o difficilmente potranno espungere dai contratti pre-stampati la clausola che consente di trattenere in pre-deduzione le somme versate sul conto dopo che sono divenuti esigibili gli interessi annuali, se vorranno mantenere pienamente operative le proprie linee di fido, soprattutto quelle aperte a coloro che già versano in difficoltà finanziarie o patrimoniali.

 

Dall’altra parte dovranno abituarsi alla capitalizzazione annuale degli interessi, prevedendo di dover pagare importi che oggi vengono dilazionati in 4 scadenze trimestrali e che invece, dal 1° ottobre prossimo, saranno concentrate in un’unica soluzione annuale, il cui ammontare occorrerà tenere sotto controllo per evitare sconfinamenti o rincorse alla ricerca di ulteriori finanziamenti sotto la scadenza del pagamento.

 

Quello che emerge dalla vicenda infine, è che il pagamento degli interessi debitori solo al momento della chiusura del rapporto, ritenendo il credito per interessi come liquido ed esigibile solo a detto termine [8], è divenuta solo un’opzione, difficile da attuare a seguito dell’inserimento di clausole contrattuali e di opportunità di accordi con la clientela, favorevoli solo agli intermediari finanziari.

 

Non si può dunque condividere l’opinione di alcuni osservatori che ritengono le disposizioni attuative della norma equilibrate o favorevoli alla clientela.

 

Per quanto riguarda l’ottimismo sulla abolizione dell’anatocismo aspettiamo l’impatto dell’attuazione delle norme sui rapporti fra intermediari finanziari e clientela, attendendo i comportamenti concludenti, dei primi ed i nuovi contratti modificati che dovranno essere sottoscritti, dai secondi.


[1] D.Lgs. n. 385/1993 (T.U.B.) – Art. 120 co. 2

[2] L. n. 147/2013 (Legge di Stabilità 2014) – modifica del co. 2 art. 120 TUB

[3] D.L. n. 18/2016 convertito in L. n. 49/2016 – Art. 17-bis

[4] Trib. Milano ord. del 27.7.15 e del 1.10.15; Trib. Biella ord. del 7.10.15; C. App. Genova sent. del 17.3.2014

[5] Trib. Torino sent. n. 5148 del 21.7.2015

[6] Cass. sent. n. 9127/2015

[7] Delibera del CICR n. 343 del 3 agosto 2016

[8] Art. n. 1194 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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