Come rinunciare alla cittadinanza italiana
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12 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Come rinunciare alla cittadinanza italiana

Si può cambiare nazionalità per convenienza, ma solo in alcuni casi. Basta presentare domanda. Più severe le norme per riacquistarla.

 

Non c’è sempre una protesta dietro alla rinuncia alla cittadinanza italiana. C’è chi vuole continuare a portare il Tricolore nel cuore ma non sul passaporto. Perché si trasferisce all’estero e il nuovo Paese di residenza non gli consente la doppia cittadinanza. O, semplicemente, perché a livello burocratico è meglio così.

Nessuno è obbligato ad essere italiano a vita. La legge [1] consente di rinunciare alla propria cittadinanza in alcuni casi particolari:

  • ai figli adottati, quando sono maggiorenni, a seguito della revoca dell’adozione per fatto imputabile al genitore adottivo o a chi ne fa le veci, sempre che sia in possesso di un’altra cittadinanza oppure l’acquisisca;
  • ai maggiorenni che hanno avuto la cittadinanza italiana quando erano minorenni dopo l’acquisto della cittadinanza stessa da parte di uno dei genitori (si parla, ovviamente di figli di cittadini stranieri. Anche in questo caso, è necessario avere un’altra cittadinanza prima di rinunciare a quella italiana);
  • ai cittadini italiani che si trasferiscono all’estero e possiedono o acquistano un’altra cittadinanza;
  • ai figli minorenni di cittadini stranieri che, al compimento del 18esimo anno di età, vogliono rinunciare alla cittadinanza italiana acquisita precedentemente e lo comunicano all’Ufficiale di Stato Civile o all’Autorità diplomatica.

Non si parla di rinuncia alla cittadinanza italiana ma di perdita automatica della cittadinanza in questi casi:

  • quando un cittadino si arruola nell’esercito di uno Stato straniero o accetta un incarico pubblico all’estero nonostante il divieto espresso del Governo italiano;
  • quando un cittadino lavora o presta servizio militare per un Paese estero o ne acquista volontariamente la cittadinanza durante un periodo di guerra;
  • quando un cittadino è stato adottato e l’adozione viene revocata per un fatto a lui imputabile, purché abbia o acquisti un’altra cittadinanza.

 

 

Cosa fare per rinunciare alla cittadinanza

Quando si acquista o si possiede una cittadinanza straniera, la rinuncia a quella italiana non è automatica, a meno di specifici accordi internazionali. Occorre, pertanto, presentare domanda con allegati:

  • l’atto di nascita;
  • il certificato di cittadinanza italiana;
  • la documentazione riguardante la residenza all’estero;
  • il documento che certifica l’acquisizione di una cittadinanza straniera. Nel caso si trattasse di cittadinanza statunitense, bisogna allegare il Certificate of Naturalization rilasciato dal Dipartimento Americano di Immigrazione;
  • la ricevuta del versamento di 200 euro.

 

 

Come riacquistare la cittadinanza italiana

La legge [2] consente a chi ha perso la cittadinanza italiana di riacquistarla a certe condizioni:

  • se il cittadino presta servizio militare per lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler riottenere la cittadinanza;
  • se assume un pubblico impiego in Italia e chiede di riacquistare la cittadinanza;
  • se dichiara di voler riavere la cittadinanza italiana e stabilisce la propria residenza in Italia entro un anno dalla dichiarazione;
  • se è residente in Italia da almeno un anno, salvo espressa rinuncia entro lo stesso termine;
  • se, avendo prestato servizio militare o pubblico incarico in uno Stato estero, prova di avere abbandonato la carica e risiede in Italia da almeno due anni.

Negli ultimi tre casi indicati, non è possibile riacquistare la cittadinanza se viene inibita con decreto del Ministero dell’Interno per gravi e comprovati motivi e con parere conforme del Consiglio di Stato.

Non è possibile nemmeno riavere la cittadinanza italiana se il richiedente l’ha persa perché con incarico pubblico o arruolato nell’esercito di un altro Paese durante lo Stato di guerra e perché la sua adozione è stata revocata per motivi a lui imputabili.


[1] Legge 91/1992.

[2] Art. 13, legge 91/1992.

 


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