Matrimonio via internet
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11 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Matrimonio via internet

È possibile sposarsi in diretta video con programmi come Skype? Sì, ma non per la legge italiana. Tuttavia il nostro Stato può ratificare i matrimoni così celebrati secondo la legge di un altro Paese.

 

Anche i giudici italiani cercano di stare “al passo con i tempi” e sono sempre più spesso chiamati a pronunciarsi su situazioni nuove. Qualche giorno fa la Cassazione [1] ha considerato valido (e quindi trascrivibile nei registri del Comune) il matrimonio di una donna italiana con un uomo pakistano avvenuto via Skype, quattro anni fa. La sposa aveva partecipato al rito in via telematica.

 

Dopo tre gradi di giudizio, i giudici hanno ritenuto il matrimonio celebrato in un paese estero valido – quindi non contrario all’ordine pubblico – in Italia, quanto al contenuto se rispetta:

  • la legge del luogo di celebrazione;
  • la legge di una dei due nubendi al momento della celebrazione;
  • la legge dello stato del comune di residenza nel momento della celebrazione.

 

Diversamente sarebbero inutili le regole del diritto internazionale privato.

 

Nel caso giudicato il contenuto dell’atto matrimoniale era valido nell’ordinamento straniero (il Pakistan) e idoneo a rappresentare il consenso consapevole dei due futuri sposi.

 

Il problema era sorto al momento della richiesta di trascrizione dell’atto di matrimonio nei  registri di stato civile in Italia. Quest’ultimo, in originale, emesso dall’Ufficio dello Stato Civile estero, deve essere:

  • trasmesso a cura della Rappresentanza consolare al Comune competente;
  • o presentato , in modo legalizzato e tradotto, direttamente al Comune italiano di appartenenza [2].

 

Il nostro codice civile [3] ammette la celebrazione del matrimonio tra due persone non presenti nello stesso luogo, ma alla presenza di un ufficiale celebrante.

 

In passato vi sono stati casi di matrimonio per telefono e, soprattutto all’inizio del secolo XX, per procura.

 

Quest’ultima modalità non è prevista solo – in tempo di guerra – per i militari e le persone che,  per ragioni di servizio,  si trovano al seguito delle forze armate. E’ consentita la celebrazione anche se uno degli sposi risiede all’estero e sussistono gravi motivi, che devono essere valutati dal  tribunale  nella cui circoscrizione risiede l’altro futuro sposo.
La procura deve contenere l’indicazione della persona con la quale il matrimonio si deve contrarre.
Deve essere fatta per atto pubblico, mentre i militari e le persone al seguito delle forze armate possono farla nelle forme speciali ad essi consentite.
Devono intercorrere  centottanta giorni tra quello in cui la procura è stata rilasciata a quello del matrimonio.

 

Avv. SILVIA BRUZZONE – bruzzone_silvia@hotmail.com


[1] Cass.  n. 15343 del 25/07/2016.

[2] Art. 12, comma 11, DPR 396/2000.

Gli atti rilasciati dai Paesi che hanno aderito alla Convenzione di Vienna dell’8 settembre 1976, che prevede il rilascio di un modulo plurilingue, sono esenti da legalizzazione e da traduzione. Tali Paesi sono: Austria, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Italia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Moldova, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Turchia. Si segnala che la predetta Convenzione di Vienna non può essere attualmente applicata  per la Grecia che, sebbene Paese firmatario, non ha ancora provveduto alla relativa ratifica

[3] Artt. 107 e 111 cod. civ.

 


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