Stalking: se gli atti persecutori continuano nonostante la querela
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11 Ago 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Stalking: se gli atti persecutori continuano nonostante la querela

Querela e procedimento: cosa fare se gli atti persecutori proseguono?.

 

Che succede se uno stalker già querelato insiste con le persecuzioni? La vittima può proporre altre querele nonostante l’avvio del precedente procedimento? Lo stalker subirà più condanne? 

 

La vittima dello stalker (ma ciò vale per qualsiasi tipo di reato) non deve aspettare la fine dell’iter processuale del procedimento instaurato a seguito della presentazione di una querela, prima di poter inoltrare  un’altra istanza di punizione (querela).  Se così fosse, infatti, si verrebbe a creare un vulnus di tutela nei confronti della persona offesa che sarebbe esposta al rischio di dover subire altri atti persecutori senza disporre di  adeguati mezzi di difesa.

 

Si verrebbe a creare, in altri termini, una situazione nella quale la vittima del reato sarebbe costretta a subire altri atti persecutori per tutto il tempo necessario allo svolgimento del  processo che, com’è noto, potrebbe durare anche diversi anni, senza potere ulteriormente difendersi chiedendo l’aiuto delle pubbliche autorità.

 

Detto questo, la questione più importante è, ad avviso di chi scrive, capire se la presentazione di una nuova querela costituisca  la scelta giusta nel senso di rappresentare il più efficace rimedio per la tutela dell’incolumità della vittima dello stalker (specie considerando che la prima querela non ha sortito alcun effetto deterrente) oppure se sia più opportuno cercare una soluzione differente. Perchè, in altri termini, un altra querela dovrebbe costituire  un efficace mezzo deterrente quando la prima non è riuscita a frenare le pulsioni dello stalker? Se la presentazione di un altra querela non può garantire l’incolumità della vittima quest’ultima come può difendersi?

 

Per rispondere a questa domanda è necessario spiegare, molto schematicamente, cosa succede dopo la presentazione di un atto di querela.

Una volta che la persona offesa  (la vittima del reato) presenta una querela questa sarà assegnata per la sua gestione (per lo svolgimento delle attività di indagini) sulla base di criteri predeterminati, ad un pubblico ministero il quale   provvederà ad iscrivere la notizia di reato nel registro degli indagati per poi compiere tutte le indagini consentite dalla legge e che riterrà opportune e/o necessarie (es. perquisizioni, audizioni di persone informate sui fatti, ecc ecc).

 

Presentando un’altra querela, la stessa verrà assegnata (salvo disfunzioni ed errori del sistema di assegnazione) allo stesso PM al quale fu assegnata la prima (querela): l’assegnazione allo stesso magistrato è  giustificata dall’ovvia necessità che  inquirenti abbiano, per quanto possibile,  un quadro d’insieme della vicenda e delle sue evoluzioni.

Premesso che, come accennato,  non è di certo necessario  attendere la fine del processo instaurato sulla base della prima querela per poterne presentare altre e che, quindi, lo stalker ben potrebbe riportare diverse condanne per quante sono le condotte di stalking che gli vengono imputate, è opinione dello scrivente che la soluzione più efficace per garantire l’incolumità della vittima non sia quella di limitarsi alla presentazione di altre querele quanto, piuttosto, quella di richiedere al PM  che coordina le indagini l’applicazione di una misura cautelare personale (custodia in carcere o arresti domiciliari) che costituisce, senza dubbio, un deterrente più efficace.

 

L’esperienza quotidiana, purtroppo, ci ha insegnato che spesso solo l’impossibilità fisica di raggiungere la vittima costituisce una adeguata tutela alla sua incolumità mentre la sola presentazione di atti di querela non sortisce gli sperati effetti rischiando, anzi, talvolta, di determinare ancor più tensione esponendo la persona offesa a rischi ancora maggiori di ritorsione.

 

 

 


 


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