Società: assegnazione e cessione agevolata dei beni ai soci
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12 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Società: assegnazione e cessione agevolata dei beni ai soci

Le società possono ancora attribuire alcuni beni mobili o immobili ad un socio pagando meno imposte. Ma ci sono dei vantaggi anche sulla cessione.

 

L’assegnazione consiste in una distribuzione di capitale o di riserve di capitali, o di utili o riserve di utili mediante l’attribuzione di un bene, con la riduzione contestuale di una posta del netto patrimoniale (in assenza di quest’ultimo elemento si parlerebbe di cessione e non di assegnazione). E’ possibile realizzarla anche in caso di recesso, riduzione del capitale in esubero o liquidazione [1].

Sono interessate le società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni, in accomandita per azioni, di armamento e di fatto che esercitano un’attività commerciale. Rientrano nell’operazione sia le società non operative sia quelle in liquidazione.

Gli assegnatari devono risultare iscritti nel libro dei soci il 30 settembre 2015, oppure entro il 30 gennaio 2016 se c’è stato un trasferimento anteriore al 1 ottobre 2015. Altrimenti l’assegnazione non sarà agevolata tranne in caso di successione.

I beni assegnabili sono gli immobili diversi da quelli strumentali per destinazione ed i beni mobili registrati ma non utilizzati per l’attività propria dell’impresa. Possono essere assegnati anche gli immobili occupati con contratto di affitto di azienda.

 

 

Assegnazione agevolata: quando è conveniente

La sostituzione del valore catastale degli immobili assegnati a quello normale costituisce un costo fiscalmente riconosciuto dopo l’operazione per il socio assegnatario. La sua convenienza si basa su conto di tre fattori:

  • il tipo di bene oggetto di assegnazione;
  • la destinazione che il socio in merito vuole dare a quel bene;
  • la natura soggettiva del socio (se si tratta di una persona fisica o di un soggetto in regime di impresa).

Al socio in regime di impresa conviene optare per il valore normale, dato che ricavi e plusvalenze sono sempre imponibili nel reddito di impresa. Si riduce, in questo modo, l’onere immediato dell’assegnazione e si trasferisce plusvalenza imponibile, dando la possibilità di accedere all’imposta sostitutiva prevista dalla legge.

 

Una persona fisica, invece, deve valutare l’uso che farà del bene assegnato. Per quanto riguarda l’Irpef, terreni agricoli e fabbricati, a differenza dei terreni edificabili, non sono più plusvalenti dopo cinque anni. Per quanto riguarda, infine, le abitazioni, conviene valutare l’agevolazione della prima casa sul fronte delle imposte indirette, mentre su quello dell’Irpef la cessione dell’abitazione principale del contribuente o dei suoi familiari non sconta imposte per la maggior parte del periodo compreso tra l’acquisizione e la vendita.

 

L’Agenzia delle Entrate precisa in merito [2] che:

  • si può utilizzare qualunque valore intermedio tra quello catastale e quello di mercato;
  • il quinquennio rilevante ai fini del Tuir decorre dalla data dell’atto di assegnazione;
  • in caso di assegnazione dei beni con passaggio dei debiti al socio interessato, la rilevanza fiscale verrà considerata al netto dell’importo dei debiti accollati.

 


Assegnazione agevolata: quali vantaggi per le società

Quando la differenza tra il valore normale del bene assegnato ed il suo costo fiscalmente riconosciuto è in positivo, si paga un’imposta sostitutiva dell’8%. Le società non operative per almeno due periodi di imposta nel triennio 2013-2015 pagheranno il 10,5%. Se l’assegnazione comporta l’utilizzo di riserve in sospensione d’imposta, la sostitutiva arriva al 13%.
Le aliquote dell’imposta di registro eventualmente applicabili sono ridotte alla metà e le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa.

 

 

La cessione agevolata dei beni

La cessione agevolata di beni ai soci è un’altra delle opportunità offerte alle imprese dalla Legge di Stabilità per alleggerire il peso delle tasse. Ha delle caratteristiche molto simili a quelle dell’assegnazione agevolata per quanto riguarda le società interessate ed i beni, in questo caso, cedibili. La cessione non comporta distribuzione del netto patrimoniale, per cui non ha alcun effetto diretto sui soci da un punto di vista fiscale. Anche in questo caso, l’aliquota prevista nei casi ordinari è pari all’8% della differenza tra il valore normale del bene assegnato e il costo fiscalmente riconosciuto. L’aliquota arriva al 10,5% per le società non operative o in perdita sistematica. Oltre all’imposta sostitutiva, la legge prevede come agevolazioni la possibilità di optare per il valore catastale degli immobili e l’applicazione particolarmente alleggerita delle imposte di registro e ipo-catastali.

Come per l’assegnazione, i beni interessati dalla cessione agevolata sono:

  • beni immobili diversi da quelli utilizzati solo per l’esercizio dell’attività;
  • i beni mobili iscritti nei pubblici registri ma non utilizzati come beni strumentali nell’attività dell’impresa.

Non sono, dunque, interessate dall’agevolazione le quote di partecipazione in società.

La cessione prevede un corrispettivo da parte del socio. Se questa contropartita è inferiore al valore normale del bene o a quello catastale, si computa in misura non inferiore a uno dei due valori. Significa che l’impegno finanziario del socio in cambio del bene ceduto “assume rilievo – come spiega l’Agenzia delle Entrate – soltanto se è pari o superiore al valore normale o catastale del bene ceduto, altrimenti diventa ininfluente”. La stessa Agenzia, comunque, precisa che “il costo fiscalmente riconosciuto del bene, da assumere da parte del cessionario stesso, è costituito dal corrispettivo pattuito per la cessione, a prescindere dal valore utilizzato ai fini della determinazione dell’imposta sostitutiva”. Che cosa significa?

Prendiamo, ad esempio, un immobile ceduto il cui valore normale o catastale sia pari a 1.000. Se il corrispettivo viene fissato a 900, la società terrà conto del valore 1.000 per il calcolo dell’imposta sostitutiva sulla plusvalenza (cioè la differenza tra valore e costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile ceduto). Il socio, invece, otterrà l’immobile ad un costo fiscalmente riconosciuto di 900.

Se, invece, il corrispettivo viene fissato in una misura superiore a 1.000, quest’ultimo valore verrà usato come parametro di calcolo per la società ma anche come costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile per il socio.

Il corrispettivo può essere finanziariamente compensato con crediti vantati dal socio nei confronti della società, come finanziamenti precedentemente effettuati.


[1] Art. 47, co. 7, Tuir.

[2] Circolare 26/E/2016.

 


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