Figli: quota legittima e beni donati alla seconda moglie
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11 Set 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Figli: quota legittima e beni donati alla seconda moglie

Le quote di riserva e quella disponibile: l’azione di riduzione in caso di violazione della legittima e l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

 

Come si determina la quota legittima in presenza di due figli e seconda moglie? L’assicurazione sulla vita, un appartamento acquistato con denaro donato e i conti correnti, rientrano nell’asse ereditario come vi rientra   la casa di proprietà  del defunto del valore 600-700 mila euro? Meglio un accordo tra le parti o l’azione di riduzione? In questo secondo caso è più conveniente  procedere con l’accettazione dell’eredità e dichiarazione di successione  e permuta  oppure rinuncia all’eredità e contestuale atto di transazione? L’atto di trasferimento a seguito della transazione può essere revocato?     

 

Le questioni poste sono complesse e le soluzioni prospettate entrambe corrette sotto il profilo giuridico. Aggiungerei, per completezza, la possibilità di praticare una terza possibile soluzione: l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

Considerata la complessità dei quesiti posti è opportuno procedere per singoli capi  iniziando con l’individuare cos’è l’asse ereditario e quali sono i beni in esso rientranti.

 

 

L’Asse ereditario

Con il termine  asse ereditario si indica,  com’è noto,  il complesso dei beni appartenenti alla persona defunta (cd de cuius)  che ricadono nella successione degli aventi diritto. Nel caso proposto i beni ereditari sarebbero dei conti correnti  ed un appartamento in proprietà esclusiva del defunto   del valore commerciale di 600/700 mila euro.

 

a) L’assicurazione sulla vita

Anche se nel testamento, ad esempio, fosse stata riportata la polizza vita, questa non sarebbe da considerarsi una disposizione testamentaria  poiché  l’assicurazione non entra nell’asse ereditario e, per disposizione di legge [1] ,  il beneficiario acquista, per effetto della designazione nella polizza, un diritto proprio nei confronti dell’assicurazione indipendente dalle questioni di carattere ereditario. Si tratta, in buona sostanza e da un punto di vista giuridico,  di un atto unilaterale a favore di terzi (il beneficiario)  il quale  acquista il diritto al pagamento della indennità assicurativa non a titolo ereditario, ma in forza cioè del contratto di assicurazione e della designazione in quel contratto quale beneficiario.

 

b) L’immobile “donato”

La questione si complica, non poco, per quanto riguarda l’immobile acquistato nel 2009 con denaro presuntivamente donato dal defunto testatore.  In linea teorica, rispetto a quest’immobile si potrebbe esperire la cd. azione di riduzione per violazione di quota legittima, il cui termine di prescrizione è di 10 anni dalla morte del donante. L’azione di riduzione [2] è un rimedio giuridico  riservato agli eredi legittimi per la reintegrazione della cd. quota di riserva,  mediante la riduzione, appunto,  delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota disponibile di cui parleremo tra un attimo.

Nel caso proposto, la prima difficoltà  concreta da affrontare sarebbe quella  non solo di dimostrare che il denaro servito per l’acquisto dell’immobile fu prelevato dal conto corrente del defunto. ma fornire la prova che quel denaro sia stato offerto e consegnato, come si dice giuridicamente,  con animus donandi (con l’intenzione cioè di fare una donazione) e non, invece,  per altre ragioni. Sotto questo profilo, la moglie potrebbe sostenere, ad esempio, che quel denaro con cui poi lei acquistò  l’immobile non può  considerarsi una donazione essendo, ad esempio, il prezzo che le veniva pagato a titolo di compensi lavorativi per l’assistenza, le cure e/o la compagnia che prestava al defunto (de cuius) o per diverse altre ragioni, tutte più o meno valide.

A quel tempo, d’altra parte, non erano ancora sposati e si potrebbe sostenere – la moglie potrebbe sostenere – che proprio a seguito dei rapporti sorti, prima solo di tipo lavorativo (da cui i compensi) nasceva poi la reciproca volontà di matrimonio. Potrei chiaramente continuare con altri esempi ma, a questo punto, credo sia sufficientemente chiaro il concetto che sto cercando di esprimere, vale a dire che, riuscire a dimostrare che l’immobile intestato alla signora costituisca effettivamente un bene donatole è, alle condizioni esposte,  una strada impervia e non priva di rischi.

A questo punto, possiamo dire che nell’asse ereditario, in sostanza,  rientra solo l’immobile del valore di 6/700 mila euro ed i conti correnti.  Per quanto concerne i conti correnti, inoltre,  sarebbe necessario verificare l’eventuale cointestazione poiché, in questo caso, si presumerebbe la comproprietà delle somme che vi erano depositate.

In conclusione, l’unico bene senz’altro rientrante nell’asse ereditario è la casa acquistata nel 1998 in proprietà esclusiva del testatore.

 

 

La quota legittima

a) Cos’è?

Per quota legittima si intende quella parte/porzione  dei beni ereditari che, per disposizioni di legge, deve essere necessariamente assegnata al coniuge, ai figli e in certi casi anche i genitori (eredi legittimi). Questo significa che il testatore deve tenere conto che una parte dei suoi beni (c.d. “parte indisponibile”) deve essere destinata necessariamente a determinate categorie di soggetti secondo le quote cd. di legittima, la cui ampiezza varia a seconda della qualità degli eredi e dal numero degli stessi.

 

b) A quanto ammonta la quota di legittima riservata ai figli in presenza del coniuge?

Schematicamente possiamo dire che:

  • Se il testatore lascia quale legittimario unicamente un figlio, questi avrà diritto a metà del patrimonio del padre;
  • Se il testatore lascia il coniuge e due figli (come nel suo caso) il coniuge avrà diritto ad ¼ del patrimonio e i figli ad ¼ ciascuno; in questo caso la quota disponibile, cioè la parte della quale il testatore può liberamente disporre, sarà il residuo ¼.

Nel caso in oggetto  la quota di legittima sarebbe pari, perciò,  ad ¼ del valore dell’immobile ovvero,  assegnandogli un valore di 650 mila euro – valore medio tra quelli da  indicati – la quota di legittima sarebbe pari a euro 162.500 euro. Sotto questo profilo non va però dimenticato che  le valutazioni immobiliari sono soggette a variazioni nel tempo e che “dividere” un immobile è questione differente dal “dividere” il corrispondente suo valore economico.

 

 

Cosa fare quindi? Qual è la soluzione migliore tra quelle proposte?

Non è semplice rispondere a questa domanda. La via, per così dire, “maestra”  sarebbe quella indicata per prima: accettazione dell’eredità, dichiarazione di successione, pagamento delle imposte,  voltura e permuta avente ad oggetto la quota dell’appartamento in proprietà esclusiva del defunto contro la proprietà dell’immobile  intestato solo alla seconda moglie non rientrante nell’asse ereditario. Così facendo non si incorrerebbe in alcun rischio essendo la procedura giuridicamente ineccepibile. D’altra parte, però, sono comprensibili i dubbi e le difficoltà dovute alla necessità, in primo luogo, di farsi carico dei costi della successione.

La seconda ipotesi è un po’ più tortuosa (o meglio: articolata) ma, a mio giudizio, comunque percorribile senza grosse difficoltà. L’atto di trasferimento dovrebbe, ovviamente, essere un rogito notarile redatto unitamente all’atto di transazione. Si dovrebbe, nel rogito, dare atto della presenza di controversie circa la corretta divisione dei beni ereditari e transigere, poi, nel modo indicato. In questo “schema” potrebbe, in più, farsi rientrare, proprio nella logica transattiva, anche una parte dei 300 mila euro della polizza vita poichè, se è vero com’è vero, che quella somma non rientra nell’asse ereditario (per le ragioni precedentemente esposte) è altrettanto vero che escludendola sarebbe una transazione un pò al ribasso rispetto ai valori della quota di legittima.

 

Una terza via: accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

Se, quello che maggiormente spaventa  è la possibilità che suo padre possa aver contratto debiti, potrebbe accettare l’eredità con beneficio di inventario.

 

Cosa significa? In buona sostanza, l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario consente di distinguere il patrimonio del defunto da quello dell’erede: in questo modo l’erede risponderà di eventuali debiti del defunto soltanto con (e nei limiti) il patrimonio ereditato.

 

Certo, in questo modo, dovreste comunque farvi carico dei costi per la successione e del pagamento delle imposte ma non correrebbe il rischio di essere travolta anche con i suoi beni personali per i debiti contratti da suo padre.

 

In conclusione

Premesso che, comunque, la scelta strada da intraprendere per la risoluzione della questione spetta solo a lei e sua sorella, le dico cosa farei io se fossi al suo posto.

Avvierei dei contatti con la moglie, rappresentandole che, ove non si riesca a raggiungere un compromesso equo e quindi una giusta transazione, è sua intenzione avviare un’azione giudiziaria  perché sono state violate le quote di legittima.

 

Le rappresenterei, quindi, che la transazione solo rispetto alla “sua” casa non può ritenersi soddisfacente, sicchè, al fine di evitare l’avvio di un’azione giudiziaria che potrebbe durare molti anni, le proporrei di riconoscermi  una quota dell’indennizzo dell’assicurazione a compensazione dei valori.

Fatto questo, attenderei senza fretta particolare l’evolversi della situazione per poi valutare gli ulteriori passi a seconda del comportamento assunto dall’altra parte la quale, se ben consigliata, almeno questo è il mio parere, si renderà conto che anche per lei è la soluzione migliore possibile.

 

Quanto, infine, alla validità di un atto di trasferimento immobiliare su questi presupposti e con queste cause, nessuna irregolarità potrebbe riscontrarsi essendo perfettamente lecita sia la forma (atto pubblico) che la causa (una transazione).

Nessuna difficoltà ritegno sia, inoltre, riscontrabile per eventuali successive vendite di quell’immobile.


Note

[1] Art. 1920 cod.civ.

[2] Prevista dagli artt. 553 e ss. cod.civ.

 


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