Trasformazione agevolata in società semplice
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12 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Trasformazione agevolata in società semplice

Le società che gestiscono beni immobili e abbandonano il regime di impresa possono godere di vantaggi fiscali. Si mantiene l’anzianità sul possesso dei beni.

 

La trasformazione di una società commerciale in una società semplice comporta un’uscita agevolata dal regime di impresa, sia sotto il profilo delle imposte dirette che sotto quello dell’Iva. Significa lasciare definitivamente l’ambito delle società di comodo per abbracciare quello dei soggetti Irpef che non sono né imprenditori né titolari di partita Iva.

In altre parole, la trasformazione agevolata consente ai soci di evitare l’applicazione della maggior imposta prevista per le società di comodo e, contemporaneamente, di proseguire la gestione dell’attività, non di natura commerciale, in forma societaria e mantenendo la proprietà dei beni in capo alla società. Questa possibilità ha il vantaggio di tenere separato il patrimonio societario dalla sfera personale dei soci.

Alla trasformazione agevolata possono accedere soltanto le società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei beni assegnabili. Si parla, pertanto, di società immobiliari, i cui soci devono essere registrati come tali al 30 settembre 2015.

Per quanto riguarda l’attività, una società commerciale che, nello specifico, si limita alla locazione immobiliare può trasformarsi in società semplice anche se in statuto è prevista la compravendita o la costruzione/ristrutturazione di immobili come attività previste da realizzare in futuro. Attività che, però, scompariranno dall’oggetto sociale all’atto della trasformazione in società semplice in quanto non attuabili.

 

 

Trasformazione in società semplice: effetti fiscali

Gli effetti fiscali della trasformazione di una società commerciale in società semplice sono simili a quelli della trasformazione eterogenea [1]. Infatti:

  • i beni diversi da quelli agevolati si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio di impresa, il che comporta notevoli plusvalenze o minusvalenze;
  • le riserve in sospensione di imposta sono completamente assoggettate a tassazione sostitutiva del 13%;
  • le riserve di utili vanno distribuite nel periodo di imposta successivo a quello in cui avviene la trasformazione;
  • la base imponibile dell’imposta sostitutiva aumenta proporzionalmente il costo fiscalmente riconosciuto delle quote detenute dai soci.

La trasformazione in società semplice non interrompe il quinquennio di possesso. Ciò significa che la cessione di un immobile dopo l’operazione (che produrrà un reddito semplice e non più un reddito di impresa) comporterà una plusvalenza non imponibile per le società.

 

Da non trascurare la precisazione dell’Agenzia delle Entrate [2] riguardo il cambiamento di destinazione d’uso dell’immobile: effettuarlo in prossimità della data di assegnazione per farlo diventare un bene agevolabile, rappresenta “una scelta legittima prevista dal legislatore quale facoltà di risparmio di imposta non sindacabile”. Come si traduce questo passaggio nella trasformazione di una società di comodo in una società semplice? Significa che l’agevolazione va riconosciuta anche alla società proprietaria di un terreno agricolo che ha coltivato direttamente ma che, in seguito all’operazione di trasformazione, intende concederlo in affitto ad un altro coltivatore diretto. La società, pertanto, non si occuperà più di lavorare il terreno ma semplicemente della sua gestione immobiliare. A patto, però, che il contratto di affitto sia regolare (e non finto per usufruire furbescamente dei vantaggi fiscali) e che venga predisposto l’atto di cessione dell’azienda agricola. Se l’affitto comprende anche beni mobili, la tassazione sulle plusvalenze di questi ultimi sarà ordinaria anche dopo la trasformazione in società semplice, in quanto non interessate dall’agevolazione.


[1] Art. 171 Tuir.

[2] Circolare 26/E/2016.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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