I procedimenti cautelari: a che servono nel recupero crediti?
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11 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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I procedimenti cautelari: a che servono nel recupero crediti?

La funzione dei procedimenti cautelari rispetto al processo ordinario.

 

I procedimenti cautelari hanno una funzione specifica, strumentale rispetto ai procedimenti di cognizione ed esecutivi, volta a cercare di evitare che durante il tempo occorrente per ottenere una sentenza il debitore possa compiere atti (o possano comunque verificarsi fatti) idonei a comprometterne o addirittura a vanificarne il risultato.

 

Caso emblematico (e purtroppo non infrequente) dei pericoli che i procedimenti cautelari tendono a prevenire o evitare, con riferimento al recupero crediti, è quello del debitore che cerchi di alienare o occultare integralmente il proprio patrimonio per sottrarlo alle pretese dei creditori ed alla funzione generale di garanzia che dovrebbe rappresentare per essi.

 

In altre parole i procedimenti cautelari tendono ad evitare, o quanto meno a ridurre, il pericolo che un creditore possa ottenere formalmente piena tutela dei propri diritti a seguito di una pronuncia del giudice che accoglie la sua domanda, salvo poi scoprire che, nelle more del giudizio, il debitore sia divenuto nullatenente e sia quindi impossibile tradurre nei fatti la sentenza, rendendo inefficace ed infruttuosa la tutela giurisdizionale.

 

La disciplina dei procedimenti cautelari prevede tre fasi:

 

— una fase di autorizzazione del provvedimento cautelare, che sorge su domanda del creditore e si conclude con un provvedimento del giudice di autorizzazione o di diniego del provvedimento richiesto;

 

— una fase di attuazione o esecuzione;

 

— una fase eventuale di reclamo (ossia di impugnazione del provvedimento).

 

Nel caso in cui il provvedimento cautelare sia stato concesso, questo diverrà inefficacie se nel termine di sessanta giorni non viene introdotto il giudizio di merito (art. 698-octies c.p.c.).

 

Il procedimento cautelare che ha la funzione di preservare la fruttuosità dell’eventuale esecuzione forzata è il sequestro conservativo con cui il giudice, su istanza del creditore (che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito), può autorizzare il sequestro di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento.

 

Il codice di procedura civile prevede inoltre che, fuori dei casi previsti e disciplinati espressamente dal codice stesso, chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può sempre chiedere, con il ricorso disciplinato dall’art. 700 c.p.c., al giudice i provvedimenti di urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Il legislatore ha previsto lo strumento del procedimento cautelare allo scopo di evitare che il debitore, in corso di causa, si liberi di tutti i suoi beni, ponendo il creditore, a fronte di sentenza a lui favorevole, nell’impossibilità di recuperare il proprio credito.

 


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