Servitù: impedire il passaggio è reato
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11 Ago 2016
 
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Servitù: impedire il passaggio è reato

Ostacolare il diritto di transito relativo a una servitù di passaggio costituisce illecito penale ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

 

Vietato sbarrare la strada a chi ha il diritto di transito su una strada altrui: il proprietario del terreno gravato da una servitù di passaggio, infatti, non può impedire, al titolare di detta servitù, di esercitare il proprio diritto. E ciò anche se ritiene che la servitù non sussista. Se ha dubbi in merito, egli deve necessariamente rivolgersi al tribunale e chiedere che il giudice accerti l’esistenza dell’altrui possibilità di transitare sulla propria via. Diversamente, nel farsi giustizia da sé, ostacolando l’ingresso o l’uscita dalla strada in questione, commette un illecito penale e, in particolare, il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. È quanto chiarito da una recente sentenza della Corte di Appello di Lecce [1].

 

Come noto, la servitù di passaggio costituisce un “peso” a carico di un terreno, in favore di un altro terreno, per rendere più agevole – laddove altrimenti troppo difficoltoso – l’accesso a quest’ultimo. Così, il proprietario del fondo su cui grava la servitù di passaggio deve consentire sempre il transito per detta via. Egli non può né impedire l’accesso alla stessa, né l’uscita al titolare del relativo diritto. Non può, ad esempio, montare un cancello o chiuderlo con un lucchetto senza dare le chiavi al titolare della servitù.

 

Se il proprietario del fondo dubita dell’esistenza della servitù di passaggio in favore del fondo del vicino ha un’unica strada per far valere le proprie ragioni: rivolgersi al giudice affinché, con una sentenza, questi interdica il transito. Se, invece, si fa ragione da sé impedendo il passaggio del vicino sul proprio fondo, commette il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

 

La Corte d’appello di Lecce ha così condannato un uomo che, ritenendo di aver acquistato il fondo libero da qualsiasi onere e vincolo, aveva apposto sull’area stradale interessata dei blocchi di tufo, rendendo impossibile di fatto l’uso della strada al vicino.


La sentenza

 Corte d’appello di Lecce – Sezione penale – Sentenza 22 aprile 2016 n. 875 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DI APPELLO DI LECCE

Sezione Unica Penale

composta dai signori:

Dr. Vincenzo SCARDIA Presidente est.

Dr. Silvana BOTRUGNO Consigliere

Dr. Antonio DEL COCO Consigliere

all’udienza dell’08 Aprile 2016

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale a carico di:

Sp.Al. n. (…) Collepasso domicilio dichiarato in Collepasso Via (…).

Libero Contumace

Presofferto: negativo;

Imputato

del delitto di cui agli artt. 81-392-393 c.p. per avere, con continuazione, al fine di esercitare il preteso diritto all’uso esclusivo di uno stradone carrozzabile di sua proprietà, ma gravato da servitù di passaggio in favore del fondo di proprietà del vicino Ve.Sa., potendo ricorrere al giudice, posto in essere condotte idonee a farsi arbitrariamente ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose e minaccia al Ve., in particolare impedendogli l’accesso, ma anche l’uscita dallo stradone, con conci di tufo, dapprima di piccole dimensioni e poi di notevoli dimensioni, posizionati per terra, dicendogli aggressivamente: “tu non devi più

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[1] C. App. Lecce sent. n. 875/16 del 22.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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