Opposizione tardiva avviso di addebito Inps: errore scusabile
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12 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Opposizione tardiva avviso di addebito Inps: errore scusabile

Il ricorso per vizi formali va proposto entro 20 giorni dalla notifica, ma il ritardo del contribuente che non rispetta questo termine può essere sanato.

 

L’avviso di addebito Inps deve per legge indicare i termini per presentare opposizione al Giudice del Lavoro. In mancanza di tale indicazione, il ricorso per vizi formali proposto tardivamente dopo il termine di 20 giorni è comunque ammissibile, poiché l’errore del contribuente è incolpevole. Ma procediamo con ordine.

 

L’avviso di addebito dell’Inps al posto della cartella di Equitalia

Per aiutare i cittadini a districarsi tra le varie forme di tutela previste dall’ordinamento, la legge impone di indicare in tutti gli atti della Pubblica Amministrazione il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere [1]. Questa indicazione è obbligatoria anche per gli atti emessi dall’Inps e, in particolare, per l’avviso di addebito, che ha sostituito dal 1° gennaio 2011 la cartella di pagamento prima notificata da Equitalia.

 

Nonostante la legge sia molto chiara in difesa del cittadino, nel prestampato dell’avviso di addebito inviato dall’Inps è specificato solo che il termine per ricorrere è di 40 giorni dalla notifica.

 

In realtà questo termine si riferisce alle contestazioni che riguardano la sostanza della pretesa dell’Inps e va rispettato quando si ritiene che l’obbligo di pagare i contributi non sia mai sorto o che vi siano errori nei conteggi dei contributi, sanzioni e interessi da pagare (si tratta di opposizione nel merito).

 

Questa però non è l’unica strada percorribile dal contribuente. Infatti, entro il termine di 20 giorni dalla notifica, il destinatario può contestare anche i vizi formali dell’avviso di addebito: in questa categoria rientrano il vizio di motivazione, il vizio di notifica, l’omessa notifica degli atti antecedenti del procedimento (cosiddetti “atti presupposti”), la mancanza delle indicazioni obbligatorie per legge (si tratta di opposizione agli atti esecutivi).

 

Anche questo termine è perentorio ed è previsto a pena di inammissibilità (il Giudice non può tenere conto dei relativi motivi di ricorso).

 

Tuttavia il contribuente che presenta il ricorso oltre i 20 giorni può chiedere al Giudice di essere rimesso in termini, cioè di essere scusato per il suo ritardo. Infatti tale errore è incolpevole, perché il destinatario dell’atto ha fatto affidamento sulle indicazioni contenute nell’atto stesso e dunque è in regola se ha rispettato almeno il termine di 40 giorni [2].

 

Infine, niente paura se il debito è stato già pagato o se è passato molto tempo da quando è sorto: il ricorso per far valere un precedente pagamento o l’estinzione del credito Inps per prescrizione è sempre ammesso (si tratta di opposizione alla esecuzione) e porta all’annullamento integrale dell’avviso di addebito.

 

Ricapitolando, esistono due termini perentori da rispettare se si vuole impugnare efficacemente un avviso di addebito Inps:

 

  • 20 giorni dalla notifica per contestare i vizi formali;
  • 40 giorni dalla notifica per contestare i vizi sostanziali.

 

Spesso chi riceve un avviso di addebito non conosce le ragioni della pretesa vantata dall’Inps e perciò è costretto a difendersi al buio. Per tale motivo è opportuno rivolgersi al proprio legale di fiducia il prima possibile, in modo da poter contestare tutti i possibili vizi dell’atto notificato e, se del caso, chiedere già nel ricorso con cui si inizia la causa la rimessione in termini.

 

Avv. FRANCESCA ROMANA RIILI – francescaromanariili@yahoo.it


 


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