In cosa consiste l’esecuzione forzata?
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12 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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In cosa consiste l’esecuzione forzata?

Recupero crediti: nel caso in cui il debitore perseveri nell’inadempimento, nonostante l’esistenza di un titolo esecutivo, il creditore può agire esecutivamente.

 

Il recupero coattivo del credito si attua attraverso l’espropriazione forzata, per mezzo della quale si liquidano (ossia si vendono, si trasformano in denaro) coattivamente beni appartenenti al patrimonio del debitore. Scopo dell’esecuzione forzata è quindi di consentire l’attuazione pratica ed in via coattiva del diritto del creditore, quale accertato in un precedente giudizio di accertamento e di condanna, o quale risultante comunque da un titolo esecutivo.

 

L’esecuzione forzata può avere luogo esclusivamente, come detto, in virtù di un titolo esecutivo, per un diritto certo, liquido ed esigibile.

 

I provvedimenti del giudice e gli atti ricevuti dal notaio o da un altro pubblico ufficiale per valere come titolo per l’esecuzione forzata debbono essere muniti della formula esecutiva, che consiste nell’apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull’originale o sulla copia del titolo esecutivo di una determinata formula (art. 475 c.p.c.).

 

L’apposizione della formula è detta “spedizione in forma esecutiva” e può essere effettuata una sola volta, salvo giusto motivo, secondo il disposto dell’art. 476 c.p.c., col rilascio di una copia autentica dell’atto (il cui originale rimane presso il soggetto che effettua la spedizione) in forma esecutiva.

 

Per gli atti il cui il titolo originale è in possesso del creditore (assegni, cambiali) non è richiesta l’apposizione della formula esecutiva.

 

Si ritiene che le scritture private autenticate, per poter essere utilizzate per l’esecuzione forzata, debbano essere spedite in forma esecutiva dal notaio che le ha autenticate.

 

 

Quali sono i presupposti e i fondamenti dell’esecuzione forzata?

L’esecuzione forzata, se la legge non dispone diversamente, deve essere preceduta, ai sensi dell’art. 479 c.p.c.:

 

  • dalla notificazione del titolo esecutivo alla parte personalmente;
  • dalla notificazione alla parte personalmente del precetto, ossia di un’intimazione rivoltagli dal creditore di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni (salva l’ipotesi disciplinata di pericolo nel ritardo, di cui all’art. 482 c.p.c.) con l’avvertimento che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata (art. 480 c.p.c.).

 

Nell’ipotesi in cui il titolo esecutivo consista in un titolo di credito, la notificazione dello stesso avverrà mediante la trascrizione del titolo nel testo del precetto.

In quest’ultimo caso l’ufficiale giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al titolo originale.

 

Anche nel caso in cui il titolo esecutivo consista in una scrittura privata autenticata, il precetto deve contenere la trascrizione integrale della stessa.

 

L’efficacia del precetto, secondo l’art. 481 del codice di rito, è limitata ad un periodo di novanta giorni da quando l’atto è stato notificato. Entro detto termine dovrà quindi essere iniziata l’esecuzione forzata; in mancanza si dovrà procedere alla notifica di un nuovo precetto.

 

Il fondamento dell’esecuzione forzata, attraverso la quale il creditore può recuperare il proprio credito, è l’art. 2910 c.c. che sancisce testualmente che “il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto, può fare espropriare i beni del debitore secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile”, aggiungendo poi che possono essere espropriati anche i beni di un terzo quando sono vincolati a garanzia del credito (come nel caso del terzo acquirente di beni ipotecati o nel caso in cui il terzo abbia volontariamente garantito un debito altrui costituendo un’ipoteca su un proprio bene) o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore.

 

Con l’opposizione all’esecuzione, ossia con una procedura diretta a contestare il titolo, l’esecutato può cercare di fare venir meno, sussistendone i presupposti, quella che è definita l’efficacia incondizionata del titolo.

 

Il-Recupero-dei-Crediti

 


In pratica

L’esecuzione forzata consente di liquidare coattivamente beni del debitore allo scopo di soddisfare il diritto vantato dal creditore e può essere iniziata solo se si dispone di un titolo esecutivo.

Perché possa iniziare l’esecuzione forzata, è necessario che titolo esecutivo e precetto vengano notificati alla parte personalmente.

Nel caso in cui il titolo esecutivo consista in un titolo di credito o in una scrittura privata autenticata, invece, si richiede che questo venga trascritto nel precetto e così notificato.

L’atto di precetto conserva la sua efficacia per novanta giorni, termine entro il quale deve iniziarsi, pertanto, la fase esecutiva.

In caso di decorrenza dei termini si dovrà provvedere a nuova notifica.

Il fondamento dell’esecuzione forzata si rinviene nell’art. 2910 c.c. che riconosce al creditore il diritto di far espropriare beni del debitore per ottenere quanto di sua spettanza. L’esecutato, tuttavia, può opporsi all’esecuzione.

 


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