Cos’è il pignoramento
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12 Ago 2016
 
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Cos’è il pignoramento

Recupero crediti: il pignoramento dà il via all’esecuzione forzata nei confronti del debitore e può essere mobiliare, immobiliare o presso terzi.

 

Il pignoramento consiste in un atto scritto contenente l’ingiunzione, nel caso di pignoramento di immobili o di espropriazione presso terzi; mentre il pignoramento mobiliare consiste in una dichiarazione verbale che successivamente l’ufficiale giudiziario documenterà in un verbale.

 

Nel caso di recupero crediti, l’espropriazione forzata si può attuare su tre tipologie di beni, ciascuna delle quali ha una propria disciplina:

 

denaro o beni mobili;

crediti che il debitore vanta verso terzi o beni di proprietà del debitore ma nella disponibilità di terzi;

— beni immobili.

 

Il creditore può decidere di avvalersi cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge, ma, su opposizione del debitore, il giudice dell’esecuzione può limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o, in mancanza, a quello che il giudice stesso determina (art. 483 c.p.c.).

 

L’esecuzione forzata vera e propria inizia con il pignoramento che consiste, ai sensi dell’art. 492 c.p.c., in un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi.

 

L’ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose da sottoporre ad esecuzione, può, su richiesta del creditore e previa autorizzazione del giudice dell’esecuzione, rivolgere richiesta ai soggetti gestori dell’anagrafe tributaria e di altre banche dati pubbliche. La richiesta, anche riguardante più soggetti nei cui confronti procedere a pignoramento, deve indicare distintamente le complete generalità di ciascuno, nonché quelle dei creditori istanti e gli estremi dei provvedimenti di autorizzazione.

 

Il pignoramento contiene altresì l’invito rivolto al debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione con l’avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso giudice.

 

Inoltre il pignoramento contiene l’avvertimento che il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di

intervento (art. 495 c.p.c.).

 

Per effetto del pignoramento eventuali atti con cui il debitore alieni a terzi i beni pignorati sono inefficaci nei confronti del creditore.

 

L’art. 2913 c.c. provvede a far salvi gli effetti del possesso di buona fede per i beni mobili non iscritti in pubblici registri.

 

Nel pignoramento di cose, il debitore può anche evitare l’esecuzione mediante il deposito nelle mani dell’ufficiale giudiziario, in luogo delle cose pignorande, ma come oggetto di pignoramento, di una somma di denaro eguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due decimi (art. 494 c.p.c.).

 

Il giudice può disporre la riduzione del pignoramento, e conseguentemente liberare alcuni beni, quando il valore dei beni pignorati sia superiore all’importo dei crediti per cui si procede (art. 496 c.p.c.).

 

Il pignoramento perde efficacia, secondo il disposto dell’art. 497 del codice di rito, se, nel termine di novanta giorni da quando è stato effettuato, il creditore non prosegue nell’esecuzione chiedendo l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati.

 

Il bene sul quale è stato compiuto un pignoramento può essere pignorato successivamente su istanza di uno o più creditori: in questo caso i pignoramenti verranno riuniti in un unico procedimento (art. 493 c.p.c.).

 

La disciplina dell’intervento dei creditori è mutata con la recente riforma.

Il creditore che abbia avuto notizia del fatto che un altro creditore ha proceduto esecutivamente contro il comune debitore, può intervenire nella procedura suddetta, avvantaggiandosi della stessa, purché abbia un credito fondato su titolo esecutivo, ovvero al momento del pignoramento avesse un sequestro sui beni pignorati, oppure avesse un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante da pubblici registri o fosse titolare di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili (art. 499 c.p.c.).

 

Il creditore pignorante ha facoltà di indicare ai creditori chirografari, intervenuti tempestivamente (nell’esecuzione immobiliare non oltre la prima udienza fissata per l’autorizzazione della vendita ex art. 564 c.p.c., nell’esecuzione mobiliare di valore inferiore a € 20.000 non oltre la data di presentazione dell’istanza di vendita), con atto notificato o all’udienza fissata per l’autorizzazione della vendita o per l’assegnazione, l’esistenza di altri beni del debitore utilmente pignorabili e di invitarli ad estendere il pignoramento o, altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per l’estensione. Se i creditori intervenuti, senza giusto motivo, non estendono il pignoramento ai beni indicati ai sensi del primo periodo entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito

in sede di distribuzione (art. 499 c.p.c.).

 

Vige il principio secondo cui i creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione (già trattate nei capitoli precedenti).

Ciò significa che il ricavato dell’esecuzione forzata andrà ripartito proporzionalmente tra il creditore che ha proceduto esecutivamente e tutti gli altri creditori che abbiano pignorato successivamente lo stesso bene o che siano intervenuti, con i modi e tempi previsti, nella procedura esecutiva. Nel caso in cui il valore del bene pignorato non sia sufficiente a soddisfare tutti i creditori, il ricavato dell’esecuzione verrà ripartito in proporzione tra i creditori suddetti.

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

L’espropriazione forzata può avere ad oggetto tre categorie di beni del debitore:

 

— denaro o beni mobili;

— crediti che il debitore vanta nei confronti di terzi;

— beni immobili.

 

Il creditore può, salva opposizione del debitore, avvalersi congiuntamente dei diversi mezzi. Nello specifico, il pignoramento consiste nell’ingiunzione rivolta dall’ufficiale giudiziario al debitore perché si astenga da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi.

 

Il pignoramento, poi, contiene l’invito al debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice competente la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, con l’avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso giudice.

 

Inoltre il pignoramento contiene l’avvertimento che il debitore può effettuare la sostituzione di quanto pignorato con una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti (comprensivo di capitale, interessi e spese, oltre che delle spese di esecuzione) sempre che depositi in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti.

 

All’atto del pignoramento, il debitore ha la facoltà di evitare l’esecuzione sui beni consegnando all’ufficiale giudiziario una somma di denaro corrispondente al credito vantato da parte del procedente.

 

Ancora, il giudice dell’esecuzione può disporre la riduzione del pignoramento per l’ipotesi in cui i beni pignorati superino l’importo del credito per cui si procede.

 

Lo stesso bene può essere pignorato da più creditori: i pignoramenti, in questo caso, verranno riuniti in un unico procedimento, ma l’intervento è ammesso solo se il credito è fondato su titolo esecutivo oppure se, all’atto del pignoramento, il creditore intervenuto abbia ottenuto un sequestro conservativo, o ancora se ha un diritto di pegno o di prelazione risultante da pubblici registri o se risulta essere titolare di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili.

 

Il creditore pignorante, tuttavia, nei modi stabiliti dalla legge e qualora nei sia a conoscenza, può indicare ai creditori intervenuti altri beni del debitore utilmente pignorabili.

 

Infine, il ricavato dell’esecuzione andrà proporzionalmente ripartito tra i creditori.

 

 


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