Riforma delle gare di appalto: cosa cambia
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13 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Riforma delle gare di appalto: cosa cambia

Al via l’Albo delle stazioni appaltanti. Creati nuovi livelli di progettazione, con analisi del territorio più approfondite prima di posare la prima pietra.

 

La riforma degli appalti pubblici [1] entra nella sua fase decisiva. Il Ministero delle Infrastrutture ed i Trasporti tiene premuto l’acceleratore per arrivare quanto prima a stabilire le nuove regole delle gare di progettazione, traguardo che consentirà di definire i compensi per tutti i servizi di ingegneria affidati con una procedura pubblica. La novità più importante consiste nella qualificazione delle stazioni appaltanti, che permetterà agli enti di continuare a gestire autonomamente i propri acquisti. Sarà tenuto ad iscriversi all’Albo chiunque debba gestire dei lavori per un importo superiore ai 150.000 euro e forniture e servizi destinati alla Pubblica Amministrazione per più di 40.000 euro. Quattro i livelli su cui collocare gli appalti, da quello minimo che contempla le gare di manutenzione fino al milione di euro a quello massimo che corrisponde ad incarichi oltre i 20 milioni di euro.

 

Per poter accedere al nuovo sistema di gare di appalto vengono richiesti dei requisiti specifici. Dal punto di vista dell’organico, le stazioni appaltanti dovranno essere dotate di personale tecnico dedicato in possesso di laurea ed abilitazione. Personale che deve essere obbligatoriamente formato per un minimo di 30 ore annuali. Vengono, inoltre, valutati il grado di soccombenza nei contenziosi, il rispetto dei tempi di pagamento e di esecuzione delle opere e l’eventuale aumento dei costi: va bene avere qualche imprevisto, purché le sorprese non superino il 30% del valore fissato al momento dell’aggiudicazione della gara. La qualificazione, ottenuto l’appalto, durerà cinque anni.

 

Altra novità importante della riforma delle gare di appalto è l’introduzione del Bim, cioè il Building information modeling, ideato e voluto dall’apposita commissione del Ministero delle Infrastrutture. Altro non è che una modalità di progettazione pensata per anticipare, con l’aiuto di un software, al momento in cui vengono redatti gli elaborati, lo sviluppo globale delle opere. Non potrà sfuggire alcun dettaglio, dalla quantità e la qualità dei materiali ai loro costi.

 

Il decreto determina anche i livelli di progettazione ed i requisiti per la concessione dei servizi di architettura e di ingegneria. Per quanto riguarda quest’ultimo settore, verrà applicato il contributo integrativo, sempre che sia previsto dalle norme legislative che regolano la cassa di previdenza di categoria. Roba da 50 milioni di euro per il bilancio di Inarcassa.

 

 

Appalti pubblici: i livelli di progettazione

Tre i livelli di progettazione previsti dal Ministero delle Infrastrutture [2] nella riforma delle gare di appalto: il primo riguarda il progetto di fattibilità tecnica ed economica (cosa si può fare); il secondo, il progetto definitivo (cosa si farà); infine, il progetto esecutivo (come si farà).

Il primo livello di progettazione (fattibilità tecnica ed economica) comprende ogni tipo di analisi sismica, topografica, urbanistica, storica, geologica e geognostiche (l’ostica parola “geognostica” sta a significare lo studio del suolo in profondità per conoscere e valutare le sue caratteristiche). L’obiettivo di questo primo livello (che sostituisce il precedente preliminare) è quello di mettere a disposizione di stazioni appaltanti e imprese che vincono le gare di appalto un dato tecnico ed economico fisso e non modificabile nelle fasi successive. Per evitare spiacevoli sorprese ed inutili lungaggini, in questa fase si dovranno definire le finalità e le caratteristiche dell’intervento da realizzare, attraverso delle indagini che in passato erano fin troppo superficiali.

Di conseguenza, la consistenza del secondo livello, quello della progettazione definitiva, sarà più limitata, in quanto molte delle informazioni che una volta erano richieste in questa fase vengono comprese nel primo livello.

Infine, il terzo e ultimo livello di progettazione, quello esecutivo, avrà a che fare con la manutenzione dell’opera e delle sue parti, come recita il decreto, per tutta la sua durata.


[1] D.Lgs. 50/2016.

[2] Art. 23, D.Lgs. 50/2016.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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