Eredità digitale: cosa succede alle nostre attività online dopo la morte
Editoriali
13 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Eredità digitale: cosa succede alle nostre attività online dopo la morte

Quando si pensa a disporre dei propri beni personali, raramente si considera la nostra vita digitale, ma cosa accade ai nostri dati ed ai nostri beni online?

 

Al giorno d’oggi le attività giornaliere di una persona includono un sempre crescente numero di operazioni effettuate online. Esse sono le più disparate, dalla semplice consultazione di siti passando per l’acquisto di beni sino ad attività più intime riguardanti lo scambio di informazioni personali tramite social network o emails.

 

Cosa accade al nostro “doppio” digitale in caso di morte? I dati che ci riguardano rimangono in rete e saranno conoscibili anche ai nostri eredi oppure saranno dimenticati? Possono essere lasciati in eredità gli account?

 

La risposta a queste domande non può che essere differente a seconda del tipo di beni di cui si discute. Prima di tutto è necessario specificare che il diritto alla riservatezza (Privacy) di un soggetto è un diritto personale e che viene meno con la morte. Solitamente le società (prevalentemente americane) che gestiscono gli account di posta elettronica e/o Social Network non consentono ai familiari dei defunti di accedere alle nostre mails scambiate in vita. Questo perchè così facendo si andrebbe a violare indirettamente la privacy delle persone con cui si sono scambiate le mail, le opinioni personali od altro. In secondo luogo non è sempre possibile far sì che i nostri familiari possano ereditare anche i nostri possedimenti digitali come libri e/o dischi acquistati online e fruibili solo tramite accesso al proprio account. Le aziende che gestiscono questi “store” sono solitamente situate all’estero.

 

Nelle condizioni contrattuali che accettiamo al momento della creazione dei nostri account sono incluse clausole contrattuali che ci vincolano a seguire la legge dello Stato ove tale azienda ha la propria sede legale. Di conseguenza se queste norme straniere non consentono l’ereditabilità dell’account ci si troverebbe nell’impossibilità di trasmettere agli eredi i nostri beni siti nel mondo online.

 

Al giorno d’oggi le compagnie come Facebook, Google, Yahoo ed altre affrontano in modo diverso il problema della morte del proprietario dell’account basandosi sulle clausole contrattuali che gli utenti “firmano” nel momento in cui decidono di aprire tale account.

Facebook tramite la compilazione di un modulo online consente di trasformare l’account del defunto in una sorta di portale commemorativo ove l’amministratore dello stesso non potrà accedere ai dati personali scambiati dall’originario possessore. Yahoo! Consente ai familiari di chiedere la cancellazione dell’account, ma non consente ad essi la possibilità di accedere alle mail. Google invece consente ai successori di accedere ad un account solamente dopo aver esibito alla compagnia, la copia del certificato di morte. Tale certificato dovrà essere tradotto da personale specializzato. Il documento tradotto dovrà essere autenticato tramite notaio o con giuramento del traduttore presso l’ufficio del tribunale che si occupa di asseverare le traduzioni. In seguito il certificato dovrà essere inviato alla compagnia straniera che gestisce l’account. Solo dopo determinati controlli potrà essere garantito l’accesso agli eredi.

 

Per quanto riguarda i nostri acquisti effettuati online si deve seguire una procedura diversa. Nessun problema si pone per gli acquisti che siano avvenuti online e poi si siano concretizzati in un formato fisico tangibile come una penna usb un hard disk o un DVD/CD. Controversa invece è la disciplina per materiale accedibile solo in streaming. In questi casi è necessario valutare ogni singolo rapporto contrattuale e verificare come venga disciplinata la successione in ogni singolo contratto. Si deve valutare se ogni singolo contratto consenta ad un erede di diventarne proprietario a tutti gli effetti. Alcune compagnie che gestiscono questi servizi già consentono all’erede di subentrare al defunto nella gestione degli account.

 

Purtroppo i provider di servizi (spesso situati negli Stati Uniti) obbligano il contraente ad accettare l’applicazione della legge del luogo e quindi americana. Queste leggi non offrono al consumatore la stessa tutela che viene garantita dalle leggi europee. Alcune compagnie non consentono quindi di succedere al patrimonio online del defunto.

 

Nonostante queste limitazioni non è tutto perduto. Nelle leggi italiane vi sono norme che non possono essere derogate da norme contrattuali. Le clausole contrattuali che vietano di succedere ai familiari sono quindi nulle e sarà possibile per gli eredi entrare in possesso dei beni online.

 

Alla luce di queste considerazioni in quale modo possiamo tutelare I nostri beni online ed assicurarci che i nostri eredi possano esserne a conoscenza e goderne?

Ultimamente si stanno affacciando soluzioni tecnologiche volte a creare una sorta di deposito sicuro della propria eredità digitale. Si tratta di raccoglitori online delle credenziali di accesso ai vari servizi online. L’utente potrà scegliere diverse persone ognuna proprietaria di una parte di chiave di accesso. Tali chiavi opportunamente inserite consentiranno l’accesso all’eredità digitale del soggetto.

Questa soluzione pone due problemi. Uno in termini di sicurezza ed uno in termini di legalità. Mancata sicurezza perchè questi depositi online possono subire attacchi da pirati informatici. Inoltre queste società non sono esenti da bancarotta e/o fallimento. I nostri dati potrebbero essere acquistati da soggetti terzi che non offrono le stesse tutele dei nostri dat.

 

Per quanto riguarda il problema della valenza legale di queste soluzioni bisogna operare una distinzione tra il lasciare in eredità servizi di natura personale o beni patrimoniali.

 

Non vi sono particolari problemi legali per quanto riguarda l’affido di usernames e passwords di servizi aventi una natura strettamente personale (emails, Facebook, Instagram ecc.), che, non avendo valore patrimoniale non incontrano ostacoli legali.

 

Diverso è il discorso nel caso in cui le credenziali di accesso riguardino il compimento di atti patrimoniali come una vasta raccolta di dischi online che ha un valore economico. Così facendo si violerebbe la regola del divieto dei patti successori [1]. Tale regola vieta di disporre del proprio patrimonio dopo la morte a favore di una determinata persona.

 

Nella pratica se si vuole semplificare la vita dei propri familiari conviene seguire determinati accorgimenti:

 

1) valutare se chi eroga il servizio da noi usato online consente l’attivazione di una modalità di cancellazione automatica a seguito di una prolungata inattività. Verificare se vi siano modalità attivabili che consentono di nominare alcuni soggetti come gestori del proprio profilo nel caso in cui si venga a mancare;

 

2) affidare una lista dettagliata dei nostri possedimenti online ad un notaio che provvederà a porre i nostri eredi nella condizione di poterne beneficiare;

 

3) sconsigliabile lasciare i dati dei nostri accounts ai nostri familiari. Le norme contrattuali delle società fornitrici di servizi spesso vietano l’utilizzo da parte di terzi del nostro account. Una violazione di tali disposizioni potrebbe anche comportare la violazione di leggi penali in altri sistemi giuridici diversi da quello italiano ed europeo.

 

La disciplina dell’eredità del nostro doppio digitale è ancora in fase embrionale e manca una chiara ed unica regolamentazione. E’ già possibile però prendere opportuni accorgimenti per evitare che i nostri beni vengano persi irrimediabilmente.

 

Avv. MATTEO CAVASIN avvcavasin@gmail.com


[1] Art. 458 cod. civ.

 


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