Strisce blu: se manca il pos la multa è nulla?
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14 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Strisce blu: se manca il pos la multa è nulla?

Parchimetro non munito di pos per il pagamento del ticket con carta di credito o bancomat? Alcuni dubbi in ordine alla sosta gratuita sulle strisce blu.

 

All’indomani della introduzione, con la entrata in vigore della Legge di Stabilità 2016, dell’obbligo, a partire dall’1 luglio 2016, per i  Comuni, di adeguare, così da consentire il pagamento con bancomat o carta di credito, i dispositivi di controllo della durata della sosta si è aperto un acceso dibattito sul diritto, in attesa dell’emanazione di un decreto attuativo che disciplini compiutamente la materia, degli automobilisti, in presenza di parchimetri non attrezzati per il pagamento con moneta elettronica, di sostare gratuitamente sugli stalli blu, senza incorrere in sanzioni amministrative pecuniarie.

 

Dalla lettura della normativa in materia ed atteso il lento processo di adeguamento “tecnologico” da parte delle amministrazioni pubbliche, sembrerebbe potersi giungere ad affermare che se il parchimetro non è munito di POS per il pagamento con carte di debito e/o di credito, il parcheggio nelle strisce blu, dall’1 luglio scorso, è da ritenersi gratuito.

 

Ma, in realtà, così non è: la novella legislativa introdotta con la Legge di Stabilità 2016, infatti, pur estendendo l’obbligo ai Comuni di accettare pagamenti con carte di debito e credito e pur facendo esplicito riferimento ai parchimetri, nulla dispone con riguardo alle sanzioni derivanti dall’inadempimento di tale obbligo da parte delle amministrazioni locali.

E poichè l’efficacia di una norma è strettamente connessa alla previsione di una sanzione per il caso di sua violazione non è sicuramente condivisibile la tesi – immediatamente sostenuta da alcuni – secondo cui, in caso di inottemperanza da parte dei Comuni all’obbligo di installazione sui parchimetri del POS, gli utenti sarebbero legittimati a sostare gratuitamente ad eccezione dei casi, neppure identificabili, di “oggettiva impossibilità tecnica” alla predisposizione del sistema di pagamento.

 

Attraverso, infatti, un breve excursus storico della normativa in materia, agevole  è la confutazione della surrichiamata teoria.

 

La sempre più diffusa violazione della normativa fiscale in uno alla esigenza di rendere sempre più tracciabili le operazioni eseguite con denaro contante –  anche al fine di combattere il riciclaggio di denaro di provenienza illecita  -hanno indotto il legislatore a introdurre [1], per alcune categorie di “soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali” (specificamente indicati) l’obbligo di accettare pagamenti, per somme superiore ad euro 30,00, con dispositivi elettronici nulla, però, prevedendo con riguardo ai c.d. “micro pagamenti” tra i quali, appunto, vanno annoverati i costi delle soste nei centri abitati.

 

Si è ancora in attesa – nonostante l’1 febbraio scorso fosse previsto come termine ultimo per la firma da parte del Ministro Pier Carlo Padoan – del decreto attuativo della norma contenuta nella legge di stabilità [3] al quale il legislatore aveva demandato di disciplinare sia le misure di carattere di sanzionatorio (per gli inadempienti, oggi lasciati impuniti) che quelle di carattere agevolativo (volte a contenere le commissioni interbancarie [4]) in coordinamento con le altre numerose disposizioni già vigenti in materia.

 

Si è per questo, allora, che in assenza di una normativa apposita che detti le linee guida per la gestione dei “micro-pagamenti” con la previsione delle sanzioni in caso di inottemperanza all’obbligo di dotazione del POS da parte dei Comuni, è quanto meno azzardato sostenere il diritto degli automobilisti di sostare gratuitamente laddove gli enti locali non si siano uniformati alla normativa sui pagamenti elettronici.

 

E tanto anche a cagione della scarsa chiarezza del Legislatore nel prevedere, quale causa giustificatrice del rifiuto di adeguamento alla normativa introdotta, una non meglio identificata “oggettiva impossibilità tecnica” che se, da un canto, consente agli esercenti e, pertanto, ai Comuni di rifiutare i pagamenti tramite carte di debito e/o di credito, senza incorrere in alcuna violazione, nel contempo, però, espone gli ignari automobilisti, in caso di omesso pagamento del ticket, al rischio di vedersi comminata una sanzione di natura pecuniaria la cui richiesta di annullamento, tra l’altro, potrebbe, data la fumosità della legge, essere vanificata, per esempio, dalla precaria situazione economico-finanziaria in cui notoriamente versano gli enti locali che, ben potrebbe essere annoverata tra i “casi di impossibilità tecnica” richiamati dalla legge.

 

Escluse, quindi, quelle realtà (una fra tutte il Comune di Genova) nelle quali i parchimetri sono abilitati al pagamento elettronico, quanto meno discutibile è l’affermazione di un vero e proprio diritto a non pagare la sosta in capo agli abitanti di quei Comuni che non garantiscono il pagamento con carta di credito e/o debito.

 

Avv. SERGIO ARNALDO ANGELELLI – sergio.angelelli@stefanellilegal.it


[1] Con il D.M. 24 gennaio 2014.

[2] Così come previsto dal Regolamento UE n. 751/2015.

[3] Comma 4-bis dell’art. 15 del D.L. 179/2012.

[4] Cfr. art. 15, comma 4-bis del D.L. 179/2012 “Al fine di promuovere l’effettuazione di operazioni di pagamento basate su carta di debito o di credito e in particolare per i pagamenti di importo contenuto, ovvero quelli di importo inferiore a 5 euro, entro il 1º febbraio 2016, il Ministero dell’economia e delle finanze provvede con proprio decreto, di concerto col Ministero dello sviluppo economico, sentita la Banca d’Italia, ad assicurare la corretta e integrale applicazione del regolamento (UE) n. 751/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2015, esercitando in particolare le opzioni di cui all’articolo 3 del regolamento stesso”.

 


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