Cos’è l’azione surrogatoria?
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13 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cos’è l’azione surrogatoria?

L’azione surrogatoria deroga al principio per cui il creditore non può sostituirsi al debitore né nell’amministrazione dei suoi beni né nell’esercizio dei suoi diritti, e neppure può ingerirsi in tale amministrazione o esercizio.

 

Il creditore può correre il rischio che il debitore, mantenendosi inerte, quindi trascurando di compiere atti necessari per far valere i suoi diritti (per esempio omettendo di riscuotere crediti, di rivendicare beni, di esercitare azioni ecc.), determini diminuzioni patrimoniali o addirittura crei il pericolo che il patrimonio divenga insufficiente a garantire i creditori.

In queste ipotesi il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano al debitore verso i terzi e che questi trascura di esercitare, purché i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoniale e non si tratti di diritti o di azioni che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare.

 

Il creditore, secondo il disposto dell’art. 2900 c.c., qualora agisca giudizialmente, deve citare anche il debitore al quale intende surrogarsi. Presupposto essenziale per l’esercizio dell’azione surrogatoria è quindi l’inerzia del debitore che crei il pericolo che sia compromesso il diritto del creditore.

 

La giurisprudenza è intervenuta sul punto, statuendo che per giustificare, mediante l’esercizio dell’azione surrogatoria prevista dall’art. 2900 c.c., la sostituzione del creditore nell’esercizio delle azioni di cui è titolare il debitore, non è sufficiente che questi trascuri la realizzazione dei suoi diritti, ma occorre altresì che la sua inerzia possa avere riflessi negativi sulla garanzia che, a norma dell’art. 2740 c.c., il patrimonio del debitore costituisce per i creditori: occorre, cioè, un interesse specifico, determinato dal pregiudizio cui possa derivare alle ragioni del creditore, essendo in definitiva l’azione surrogatoria diretta a tutelare il diritto di quest’ultimo contro il pericolo dell’insolvenza del suo debitore (Cass., 31 gennaio 1984, n. 741).

 

È poi necessario che sussistano le seguenti condizioni:

 

— la qualità di titolare, in capo al creditore, di un diritto di credito, inteso come diritto all’adempimento di un obbligo giuridico;

 

— la titolarità in capo al debitore di un diritto o azione (avente natura patrimoniale e che non implichi la valutazione di un interesse morale) verso un terzo;

 

— il pericolo di danno, occorre infatti che l’inerzia e la negligenza del debitore determinino

un pregiudizio alle ragioni del creditore e mettano oggettivamente in pericolo il patrimonio posto a sua garanzia (Cass., 31 gennaio 1984, n. 741).

 

Il legittimo esercizio dell’azione surrogatoria postula che, a fini di conservazione della garanzia patrimoniale generica, di cui all’art. 2740 c.c., il creditore si sostituisca al proprio debitore, in caso di inerzia di quest’ultimo, onde recuperare al patrimonio di questi somme o beni di cui egli risulti, a sua volta, creditore nei confronti di un terzo (Cass., 22 marzo 2001, n. 4075).

Il creditore potrà, pertanto, porre in essere, a favore del debitore, gli atti che avrebbe potuto compiere quest’ultimo (riscuotere un credito, interrompere una prescrizione, citare in giudizio un terzo), senza che gli si possa opporre che non è lui il titolare del diritto. I benefici dell’iniziativa del creditore rimangono nel patrimonio del debitore ed il creditore se ne avvantaggia soltanto nel senso di conservare e migliorare le garanzie del suo credito.

 

L’eccezionale legittimazione che viene così concessa a ciascun creditore, non può essere esercitata a vantaggio del singolo che agisce con l’azione surrogatoria: egli deve agire per conto del debitore. Si segnala, al proposito, la sentenza del Tribunale di Trento secondo cui l’azione surrogatoria esperita dal lavoratore-creditore nei confronti della compagnia di assicurazioni, nell’ambito di un giudizio radicato nei confronti del proprio datore di lavoro per ottenere il ristoro dei danni patiti in occasione di un infortunio sul lavoro, configura un’attività non nomine proprio, bensì nomine debitoris, determinando, ex art. 40 c.p.c., un’attrazione della causa di garanzia nella competenza del giudice del lavoro (Trib. Trento, 3 gennio 2002).

 

L’azione è data al creditore anche se il suo credito è soggetto a condizione o termine non ancora scaduto.

Si possono esercitare con l’azione surrogatoria solo i diritti e le azioni che abbiano contenuto patrimoniale, non invece i diritti e le azioni di natura personalissima o familiare.

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Il creditore è soggetto al rischio di vedere diminuire il patrimonio del debitore a causa della inerzia di quest’ultimo nel compiere gli atti necessari alla conservazione del patrimonio stesso. Per questo motivo il legislatore ha consentito il ricorso all’azione surragatoria, attraverso la quale la parte creditrice può esercitare alcuni diritti ed azioni spettanti al debitore verso i terzi, qualora egli trascuri di esercitarle.

A fondamento dell’azione surrogatoria si trova, pertanto, l’inerzia del debitore; inoltre, devono sussistere la qualità di titolare, in capo al creditore, di un diritto di credito, la titolarità in capo al debitore di un diritto o azione verso un terzo, il pericolo di danno.

 


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