Cos’è l’azione revocatoria?
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13 Ago 2016
 
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Cos’è l’azione revocatoria?

L’azione revocatoria ha lo scopo di rendere inefficaci gli atti aventi certe caratteristiche, compiuti dal debitore che abbiano danneggiato il creditore.

 

Il debitore può anche porre in essere atti che rendano più difficile il soddisfacimento dei diritti dei creditori. Non si può ovviamente impedire al debitore di compiere atti che modifichino la consistenza del suo patrimonio, ma qualora questi dovesse compiere atti che diminuiscano il suo patrimonio fino a renderlo insufficiente a garantire il soddisfacimento dei diritti dei creditori, ovvero dovesse compiere atti che, pur non diminuendo il patrimonio, riducano notevolmente la garanzia dei creditori, ai creditori è concesso il rimedio dell’azione revocatoria, disciplinata dall’art. 2901 c.c.

 

Per l’esperimento dell’azione revocatoria si richiedono i seguenti presupposti:

 

— che sia posto in essere un atto di disposizione, ossia un atto con il quale il debitore modifichi la sua situazione patrimoniale, o trasferendo ad altri un diritto che gli appartiene, o assumendo un obbligo nuovo verso terzi, o costituendo diritti a favore di altri su suoi beni. Secondo il Tribunale di Reggio Calabria, non sono assoggettabili ad azione revocatoria tutti quegli atti che, peggiorativi o meno della posizione patrimoniale del debitore, di certo non abbiano la qualifica e la caratteristica di atti volontari, ma che siano atti dovuti e fuoriescano, quindi, dal margine di autovalutazione passiva del disponente, ed al limite siano coercibili dal terzo creditore con un’autonoma azione (Trib. Reggio Calabria, 13 novembre 2002);

 

— che vi sia un pregiudizio per il creditore, consistente nel fatto che, come conseguenza dell’atto di disposizione, il patrimonio del debitore divenga insufficiente a soddisfare i creditori, o almeno un semplice pericolo di danno. La Corte di Cassazione è intervenuta affermando che l’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua legittima esperibilità, la sola esistenza di un debito e non anche la concreta esigibilità di esso potendo essere esperita in concorso con gli altri requisiti di legge anche per crediti condizionali, non scaduti e/o soltanto eventuali (Cass., 4 giugno 2001, n. 7484). Si è affermato che il pregiudizio può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore (ad esempio, conseguente alla dismissione dei beni), ma anche in una variazione qualitativa (ad esempio, conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili o come nella specie in una prestazione di facere infungibile).Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottrarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni del creditore (Cass., 18 marzo 2005, n. 5972);

 

— che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento. In quest’ultimo caso è necessario che sussista una dolosa preordinazione al fine di pregiudicare il soddisfacimento del creditore (dolo specifico). Sarà quindi necessario dimostrare:

 

1) che l’autore dell’atto aveva intenzione di contrarre dei debiti;

2) che, in previsione di questo fatto, egli abbia voluto rendersi insolvente in tutto o in parte.

Nel primo caso è sufficiente la semplice conoscenza del pregiudizio, la quale può aversi appunto anche in mancanza dell’intenzione di danneggiare i creditori, essendo sufficiente la sola previsione del danno che ad essi potrà derivare dall’atto posto in essere;

 

— che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione. Bisogna, infatti, considerare che il terzo acquirente può avere fatto affidamento sulla stabilità dell’acquisto e che sarebbe danneggiato se, in seguito all’azione revocatoria, il bene fosse assoggettato ad esecuzione forzata da parte del creditore. La tutela dell’affidamento del terzo prevale solo se si tratta di un acquisto a titolo oneroso, in tal caso vi sarà revocatoria solo se concorre anche la malafede del terzo acquirente.

 

Secondo il disposto dell’art. 2901 c.c., non è soggetto a revoca l’adempimento di un debito scaduto.

 

L’azione revocatoria, se accolta, ha effetti particolari che, del resto, si riconnettono al suo fondamento e alla sua natura: essa non rende invalido l’atto. Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia di cui all’art. 2902 c.c., può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato.

 

Il terzo contraente, che abbia verso il debitore ragioni di credito dipendenti dall’esercizio dell’azione revocatoria, non può concorrere sul ricavato dei beni che sono stati oggetto dell’atto dichiarato inefficace, se non dopo che il creditore è stato soddisfatto.

 

L’inefficacia dell’atto giova, quindi, soltanto al creditore che abbia agito. Il vittorioso esperimento dell’azione revocatoria non determina alcun effetto restitutorio rispetto al patrimonio del disponente, né alcun effetto direttamente traslativo nei confronti dei creditori; la revocatoria comporterà solo l’inefficacia dell’atto rispetto ai creditori procedenti, rendendo il bene alienato, o comunque oggetto di atti dispositivi, assoggettabile all’azione esecutiva, senza in alcun modo caducare, ad ogni altro effetto, l’avvenuta disposizione (Cass., 21 giugno 2000, n. 8419).

 

L’azione revocatoria, ai sensi dell’art. 2903 c.c., si prescrive in cinque anni dalla data dell’atto.

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Il debitore potrebbe compiere atti capaci di diminuire notevolmente il proprio patrimonio, rendendo così difficoltoso al creditore la possibilità di recuperare il credito vantato.

Soccorre, in questo caso, l’azione revocatoria che stabilisce che il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio del debitore che gli causino pregiudizio, se:

 

1) il debitore conosceva il pregiudizio che l’atto arrecava al creditore;

2) ovvero, se trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto era dolosamente preordinato a pregiudicare il creditore;

3) se, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo era consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, era partecipe della dolosa preordinazione.

 

Il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato.

 

 


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