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Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2016

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Lo sai che? La pistola ad aria compressa è legale?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2016

È lecito circolare con una pistola giocattolo scacciacani o ad aria compressa? Qual è il limite oltre il quale scatta il reato?

Le pistole ad aria compressa sono sempre più diffuse, a volte per scopi inoffensivi e ludici (sparare alle lattine), altre come mezzo di difesa nei confronti di animali randagi (cosiddette pistole scacciacani, con la differenza che queste ultime – a differenza di quelle ad aria compressa – sono pistole a salve, che fanno solo rumore e non sparano neanche l’aria o il gas). Ma non sempre le pistole ad aria compressa sono legali. In alcuni casi è infatti necessario il porto d’armi. Vediamo cosa dice, a riguardo, la Cassazione [1].

Per le pistole ad aria compressa ci vuole il porto d’armi?

Secondo la Suprema Corte, le cosiddette armi da bersaglio da sala ad emissione di gas o ad aria compressa o a gas compressi non rientrano nella categoria delle armi comuni da sparo se i proiettili erogano una energia cinetica non superiore a 7,5 joule. Pertanto, la detenzione di una pistola ad aria compressa con potenza inferiore a tale soglia non comporta obbligo di denuncia e il porto non è soggetto ad autorizzazione (cosiddetto porto d’armi).

È reato circolare con una pistola ad aria compressa?

Ne deriva il seguente principio giuridico: circolare con una pistola ad aria compressa costituisce reato [2] solo se la potenzialità offensiva dell’arma non sia particolarmente elevata e se quindi rilasci un’energia cinetica inferiore a 7,5 joule.

In un caso concretamente verificatosi un tale era stato trovato con una pistola giocattolo priva di tappo rosso: la Corte ha precisato che, in caso risulti di potenzialità superiore da 7,5 joule, la pistola dev’essere qualificata come arma comune da sparo e, quindi, per essa, ci vuole il porto d’armi.

Per stabilire quindi se sia lecito o meno circolare con una pistola giocattolo ad aria compressa e, quindi, se per essa ci voglia il porto d’armi, è necessario verificare – dal manuale d’uso – la potenza dichiarata dal fabbricante: se superiore a 7,5 joule, ci vuole il porto d’armi e, senza di esso, chi ne viene trovato in possesso subisce un procedimento penale. Diversamente, se non si supera detto tetto, è lecito sia il porto che l’utilizzo.

note

[1] Cass. sent. n. 13601/2011. In senso conforme Cass. sent. n. 33670/2005, sent. n. 27783/2006.

[2] In particolare si tratta della contravvenzione prevista dall’art. 4 l. n. 110 del 1975.

Cassazione penale, sez. I, 23/03/2011, (ud. 23/03/2011, dep.05/04/2011),  n. 13601

Fatto

OSSERVA

Con sentenza in data 04.01.2010 la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, assolveva B. R. dai delitti a lui ascritti di rapina, violenza sessuale e lesioni ai danni della prostituta O.N., rilevando l’inutilizzabilità del verbale di denuncia e l’insufficienza probatoria degli altri elementi raccolti in atti. Con la stessa sentenza veniva invece confermato il giudizio di colpevolezza in ordine al reato di porto di una pistola giocattolo priva di tappo rosso, fatto qualificato in prime cure L. n. 110 del 1975, ex art. 4, per il quale – ritenuta l’ipotesi di cui alla L. n. 895 del 1967, art. 5 – la Corte territoriale determinava la pena nei confronti dell’anzidetto imputato in mesi 4 di reclusione ed Euro 100,00 di multa; pena sospesa e non menzione.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il predetto imputato che motivava l’impugnazione svolgendo le seguenti deduzioni:

a) trattavasi di pistola ad aria compressa in libero porto, non essendo stato provato che la stessa rilasci energia cinetica superiore a 7,5 joule (v. L. n. 526 del 1999); b) comunque l’eventuale sanzione per la mancata giustificazione al porto era di natura amministrativa e non penale; c) peraltro la Corte aveva inflitto, in mancanza di impugnazione dell’Accusa, pena più grave di quella irrogata in primo grado, che aveva ritenuto fatto contravvenzionale.

  1. Il ricorso, fondato nei termini di cui alla seguente motivazione, deve essere accolto.

Ed invero deve essere innanzi tutto rilevato il duplice errore della Corte territoriale consistito: a) nell’avere applicato, a fattispecie qualificata in primo grado L. n. 110 del 1975, ex art. 4 (secondo l’insegnamento di questa Corte: cfr. Rv. 234967), la diminuente L. n. 895 del 1967, ex art. 5, che invece si può applicare solo ai delitti di cui al tale legge; b) nell’avere irrogato in sede di appello, in mancanza di gravame dell’Accusa, pena più grave per specie (reclusione) rispetto a quella stabilita in primo grado (che aveva ritenuto il fatto integrare contravvenzione), in violazione dell’art. 597 c.p.p., comma 3.

Tale errata decisione, peraltro, è stata oggetto di motivazione meramente apparente, esauritasi solo nella stessa assunta decisione (“qualificata come violazione della L. n. 895 del 1967, art. 5”).

Ciò posto, è del tutto mancata, da parte della Corte territoriale, la dovuta indagine, trattandosi di una pistola ad aria compressa, in ordine alla sua effettiva potenzialità, in relazione al disposto della L. n. 526 del 1999, incidente sulla disciplina della L. n. 110 del 1975, posto che il giudizio di primo grado, riconoscendo il reato L. n. 110 del 1975, ex art. 4, ha evidentemente ritenuto potenzialità inferiore a 7,5 joule (altrimenti sarebbe scattata la qualifica di arma comune da sparo).

In tal senso si impone annullamento per violazione di legge e rinvio per nuovo giudizio sul punto.

PQM

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d’appello di Roma.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2011

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1 Commento

Ivan Piraccini

18 agosto 2016 alle 10:31

Nel caso, in cui, tale arma, del tutto assimilabile visivamente ad una vera e propria arma, sia priva del tappo rosso?

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