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Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2016

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Lo sai che? Coltellino svizzero: è arma?

> Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2016

Il coltellino svizzero è potenzialmente idoneo a trasformarsi in un’arma impropria. È lecito portarselo dietro? Come utilizzarlo legalmente? Quando diventa uno strumento offensivo?

Per molti è del tutto naturale avere con sé un coltellino multiuso; pensiamo ai coltellini svizzeri: c’è chi li utilizza come portachiavi, c’è chi ce li ha a portata di mano in auto, c’è chi lo tiene appeso alla cintura come un qualsiasi gioiello.

Coltellino multiuso: è lecito portarselo dietro?

Ma è lecito portarsi appresso un coltellino multiuso?

È vero che c’è una lama piccola ma esso si compone di svariati altri utensili: cacciavite, cavatappi, perforatore, ecc…, tutti potenzialmente idonei a trasformarsi in un’arma impropria [1], andando, quindi ben oltre il fine originario per cui sono stati creati.

Armi improprie: quali sono?

La legge è chiara nell’affermare che sono considerati armi gli strumenti da punta e da taglio la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona (come pugnali, stiletti e simili) [2]. Al contrario, non sono considerate armi gli strumenti da punta e da taglio che, pur potendo occasionalmente servire all’offesa, hanno una specifica e diversa destinazione: ad esempio, gli strumenti da lavoro e quelli destinati ad uso domestico, agricolo, scientifico, sportivo, industriale.

Alla domanda se strumenti di tal genere possono essere portati con sé, sempre la legge stabilisce che non possono essere portati fuori della propria abitazione armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente (o manganello), noccoliere (o tirapugni).

È proprio in questo contesto che si inserisce il concetto di armi improprie: per arma impropria si intende uno strumento atto ad offendere, ma che (a differenza di un’arma comune o arma propria) non ne ha lo scopo tipico. Rientrano nella categoria delle armi improprie diversi oggetti in grado di arrecare lesioni come le armi contundenti, ma anche mazze, tubi, catene, bulloni, sfere metalliche, martelli, spranghe, coltelli.

 

Armi improprie: quando le si può portare con sé?

Strumenti tali possono essere portati fuori dall’abitazione quando ciò sia giustificato da particolari esigenze [3]. Ad esempio, se Tizio sta andando nel bosco a tagliare la legna, è lecito che porti in auto un’accetta; allo stesso modo, se Caio sta andando da un amico a riparargli un tubo che cola, è lecito che si porti dietro un cacciavite. Così come è sempre lecito il porto dello stesso coltello quando si va a caccia o a fare una escursione in montagna.

Attenzione: come si è detto, occorre, quindi una giustificazione specifica e ben determinata e non, invece una necessità generica: significa che non basta dire “Porto il coltellino multiuso perché potrebbe servirmi”.

Non solo: tale giustificato motivo del porto di oggetti di questo genere non ricorre ogni qualvolta il nostro ipotetico Tizio abbia bisogno per una ragione X o Y del coltellino o del cacciavite (ad esempio, “Mi serve per aggiustare la cassa dello stereo in macchina). Le sue particolari esigenze devono essere perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite, considerata anche la natura dell’oggetto, le modalità in cui si verificano i fatti, le condizioni soggettive del portatore, i luoghi in cui l’oggetto deve essere usato, la sua normale funzione. [4]

Coltellino multiuso: quando diventa un’arma impropria?

Ma allora, sulla base di quanto appena detto, se ne deduce che anche un bicchiere di vetro diventa strumento atto ad offendere ed è da considerare un’arma (che se utilizzata potrebbe giustificare l’applicazione delle circostanze aggravanti previste nel codice penale [5]); inoltre, il porto di un oggetto non destinato – per sua natura – ad offendere, diventa illecito quando viene meno il collegamento immediato con la sua funzione, divenendo, così, arma impropria. Nell’esempio del coltellino multiuso, la sanzione è quella dell’arresto da sei mesi a due anni e dell’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro.

In conclusione, qualsiasi oggetto atto ad offendere di cui il porto da parte nostra non sia giustificato, è reato. Per esempio, basta avere con noi un bel cacciavite e non essere in grado di giustificarne la presenza in tasca per essere accusati di porto abusivo di armi.

In teoria, se non svolgiamo un lavoro particolare che ci impone di attrezzarci con determinati strumenti (quali coltelli, roncole, catene varie, cacciaviti) e non siamo in orario di lavoro e non stiamo per utilizzare per il nostro lavoro tali strumenti, noi semplici cittadini non possiamo portarci addosso nemmeno un paio di forbici da asilo con punte arrotondate.

note

[1] Secondo quanto previsto dalla l. n. 110, del 18 aprile 1975.

[2] Art. 45, disp. att. T.U.L.P.S.

[3] Art. 4, l. n. 110, del 18 aprile 1975.

[4] Cass, sez. I Pen., sent. n. 7331, del 14.02.2013.

[5] Art. 585, co. 2, cod. pen.

Corte di Cassazione, Sez. I Penale

Sentenza 14 febbraio 2013, n. 7331 

 

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza del 20/12/2011, la Corte di appello di Catanzaro confermava la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme che aveva dichiarato (OMISSIS) della contravvenzione di cui alla Legge n. 110 del 1975, articolo 4, e, previa concessione delle attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena di giorni venti di arresto ed euro 100,00 di ammenda, con i benefici di legge.

Il reato era stato contestato in relazione al rinvenimento da parte dei Carabinieri di un coltello nell’autovettura dell’imputato. La Corte rilevava che il coltello era stato trovato in ora notturna e in zona isolata in un vano allocato tra i sedili anteriori e, quindi, immediatamente disponibile per il conducente. L’imputato aveva giustificato l’agitazione osservata dai militari con la sua necessita’ di assumere una bustina di medicinale: ma cio’ era inverosimile, in quanto egli era appena uscito da una pizzeria, dove avrebbe potuto assumerla e tenendo conto che, nell’autovettura, non era stato rinvenuto liquido per sciogliere la medicina; la Corte riteneva, poi, irragionevole la giustificazione addotta dell’utilizzo del coltello per collegare la cassa anteriore mal funzionante allo stereo; riteneva, ancora, che la funzionalità multiuso del coltello non ne legittimava il porto ingiustificato fuori dall’abitazione.

Secondo la Corte, trattandosi di arma da punta e da taglio, non era concedibile l’attenuante del caso di lieve entità.

Ricorre per cassazione (OMISSIS), deducendo l’erronea applicazione della legge penale e la mancanza di motivazione.

La Corte territoriale aveva confermato in maniera acritica la sentenza di primo grado, evidenziando lo stato di agitazione dell’imputato all’atto del controllo dei Carabinieri, stato che derivava dalla necessita’ di assumere un medicinale, e ritenendo inverosimile la giustificazione addotta dall’imputato per la presenza del coltello nel vano portaoggetti dell’autovettura (necessita’ di collegare la cassa mal funzionante dell’automezzo con lo stereo): in realtà, trattandosi di coltellino multiuso, lo stesso veniva portato nel mezzo non per uno scopo preciso, ma per l’utilità che poteva avere nel corso della giornata, cosicché il giustificato motivo e’ insito nella natura stessa dello strumento.

Il ricorrente segnalava che la Corte avrebbe potuto riconoscere l’attenuante di lieve entità, attesa la natura dell’arma e avrebbe dovuto, comunque, assolvere l’imputato, quanto meno ai sensi dell’articolo 530 c.p.p., comma 2.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il motivo attinente il vizio di motivazione e’ manifestamente infondato: la Corte ha esaminato tutte le circostanze del fatto, le giustificazioni addotte dall’imputato e i motivi di appello, esprimendo le sue valutazioni con motivazione del tutto logica e in nessun modo contraddittoria rispetto ad altri atti del processo.

Altrettanto infondata e’ la tesi secondo cui, poiche’ il coltello portato fuori dall’abitazione era un coltellino “multiuso”, la giustificazione per il porto e’ insita nella natura dell’oggetto, utilizzandolo il possessore a seconda delle necessita’ che si presentano: si tratta di coltello per il cui porto la legge non formula alcuna eccezione al divieto, salvo il caso di giustificato motivo.

Il motivo, però, non può essere astratto e generico; infatti il “giustificato motivo” del porto degli oggetti di cui al Legge 18 aprile 1975, n. 110, articolo 4, comma 2, ricorre solo quando particolari esigenze dell’agente siano perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento, alla normale funzione dell’oggetto, (da ultimo Sez. 1, n. 4498 del 14/01/2008 – dep. 29/01/2008, Genepro, Rv. 238946).

Fondato è, invece, il motivo attinente la mancata concessione dell’attenuante del fatto di lieve entità, provvedimento che la Corte territoriale motiva solo in punto di diritto.

Questa Corte ha affermato ripetutamente che la circostanza attenuante di cui alla Legge 18 aprile 1975, n. 110, articolo 4, comma 3, e’ applicabile al porto di tutte le armi improprie, indicate nel secondo comma del citato articolo 4, posto che tali armi sono comprese nella espressione “oggetti atti ad offendere”. (Sez. 1, n. 12915 del 01/03/2012 – dep. 05/04/2012, P.G. in proc. Corso, Rv. 252272; Sez. U, n. 861 del 27/11/1982 – dep. 01/02/1983, Paola Andrea, Rv. 157193).

Si e’, infatti, osservato che la Legge n. 110 del 1975, pur modificando profondamente la regolamentazione delle armi, ha tuttavia lasciato inalterata la tradizionale distinzione tra armi proprie da un lato – quelle cioe’ da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale e’ l’offesa alla persona – e armi improprie dall’altro, costituite da oggetti che, pur avendo una diversa e specifica destinazione, possono tuttavia servire, per caratteristiche strutturali o in dipendenza di determinate circostanze di tempo o di luogo, per l’offesa delle persone.

La stessa legge ha anche operato, in questa summa divisio, un ampliamento della nozione delle predette due categorie, comprendendo in quella di armi proprie, di cui all’articolo 4, comma 1, non solo gli strumenti da punta o da taglio la cui destinazione naturale e’ l’offesa alla persona (Regio Decreto n. 635 del 1940, articolo 45, che ha approvato il regolamento per l’esecuzione del cit. Testo Unico n. 773 del 1931 delle leggi di pubblica sicurezza), ma anche mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente e noccoliere, e nella nozione di armi improprie contemplate dall’articolo 4, comma 2, non solo i bastoni muniti di puntale e gli strumenti da punta o da taglio atti a offendere (articolo 45, comma 2, reg. citato), ma anche mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche e qualsiasi altro strumento, non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, “chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona”.

In tal modo le due specie di strumenti diversi indicate nell’articolo 4, comma 2 sono ricomprese nell’unica categoria di armi improprie, perchè sia l’una che l’altra contemplano oggetti o strumenti solo occasionalmente offensivi per la persona.

Pertanto l’attenuante di cui all’articolo 4, comma 3 e’ applicabile a tutte le armi improprie indicate nel comma 2 dello stesso articolo, e non ai soli oggetti atti a offendere.

La sentenza impugnata deve, quindi, essere annullata con rinvio limitatamente all’attenuante del fatto di lieve entità: resta comunque affidato al giudice di merito l’accertamento in concreto della sussistenza dei presupposti giustificativi dell’attenuante in discorso, alla luce delle caratteristiche dell’oggetto.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente all’attenuante del fatto di lieve entita’ e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di appello di Catanzaro; dichiara inammissibile nel resto il ricorso.

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