Dipendente fuorisede: come ottenere il trasferimento
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1 Set 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Dipendente fuorisede: come ottenere il trasferimento

Trasferimento: in quali casi il dipendente ha il diritto ad essere trasferito in altra sede e come può richiederlo?

 

Il trasferimento, cioè lo spostamento definitivo del dipendente in un altro luogo di lavoro, solitamente avviene dietro iniziativa del datore di lavoro. Può essere comunque disposto anche su domanda del lavoratore: in questi casi, ovviamente, è necessario un accordo con l’azienda.

Ci si chiede, però, se, in mancanza di accordo con l’azienda, esistano dei casi in cui il lavoratore abbia diritto al trasferimento: vediamo, a tal proposito, che cosa prevede la legge.

 

 

Trasferimento dipendenti pubblici con figli minori di 3 anni

Per i dipendenti pubblici con figli minori di 3 anni, il cui coniuge abbia una sede di lavoro distante dalla propria, esiste la possibilità di essere trasferiti grazie al ricongiungimento familiare. Si tratta, in pratica, di un’assegnazione temporanea, per un periodo non superiore a tre anni, presso una sede di servizio situata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa.

Non si tratta, comunque, di un vero e proprio diritto al trasferimento, ma, come detto in gergo tecnico, di un interesse legittimo, in quanto lo spostamento (che peraltro è temporaneo e non definitivo) è subordinato:

 

– all’esistenza di un posto vacante disponibile con una posizione retributiva corrispondente nella sede in cui si vuol essere trasferiti;

– al parere positivo delle amministrazioni di provenienza e destinazione: se l’amministrazione rilascia un parere negativo, deve però motivare il diniego.

 

 

Trasferimento e Legge 104

I lavoratori che assistono una persona con disabilità grave, secondo la Legge 104, o i lavoratori disabili gravi hanno diritto a scegliere, quando possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio. Anche in questo caso, come per il ricongiungimento familiare, non esiste un diritto al trasferimento, ma si tratta di un interesse legittimo. Secondo le più recenti sentenze in materia [1], ad ogni modo, l’azienda, per opporsi alla scelta della sede di lavoro preferita dal dipendente, non può utilizzare qualsiasi motivazione, ma deve giustificare il rifiuto con esigenze produttive straordinarie: se non esistono ragioni produttive alla base del diniego, dunque, o se queste motivazioni non sono straordinarie, il lavoratore disabile o beneficiario della Legge 104 ha diritto al trasferimento.

È invece un vero e proprio diritto senza condizioni, per i dipendenti disabili o beneficiari della Legge 104, quello di opporsi al trasferimento in un’altra sede: l’unico limite è costituito dall’ipotesi in cui la permanenza del lavoratore generi tensioni e contrasti, con rilevanti ripercussioni anche sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa [2].

 

 

Trasferimento e maternità

Nell’attuale normativa, non esiste né un diritto al trasferimento, né un vero e proprio diritto a rifiutare il trasferimento, per le lavoratrici in maternità. Tuttavia, una recente sentenza della Cassazione [3] ha ritenuto legittimo il rifiuto al cambiamento definitivo della sede da parte di una lavoratrice rientrata dal periodo di congedo per maternità, annullando il suo licenziamento: la Suprema Corte ha dunque riconosciuto, implicitamente, il diritto a rifiutare il trasferimento per le lavoratrici da poco diventate madri, ampliando così la tutela per questa categoria.

 

 

Trasferimento e incompatibilità coi colleghi

Capita di frequente che un dipendente sia trasferito di sede per incompatibilità con i colleghi: nella maggioranza dei casi, però, si tratta di un provvedimento disposto dal datore di lavoro, quando la condotta del lavoratore (rilevante sotto il profilo disciplinare) causi problemi tecnici, organizzativi e produttivi.

In pratica, se esiste un’incompatibilità fra il dipendente ed i suoi colleghi ed è il lavoratore a volersi trasferire, il datore valuta l’opportunità, o meno, dello spostamento.

Quando, invece, l’incompatibilità è tale da determinare conseguenze gravi, cioè quando tensioni e contrasti causano disorganizzazione e disfunzioni nell’unità produttiva, il datore di lavoro può trasferire il dipendente senza il suo consenso, perché si realizza un’obiettiva esigenza aziendale di modifica del luogo di lavoro.

 

 

Trasferimento: altri motivi

Al di fuori delle ipotesi esaminate, il dipendente è libero di domandare il trasferimento, senza vincoli particolari legati alla motivazione, ma questo può essere disposto solo con l’accordo del datore di lavoro.

Viceversa, quando è il datore di lavoro a voler trasferire il dipendente, deve motivare il cambio di sede con  comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

 

 

Trasferimento: domanda

Per la domanda di trasferimento da parte del lavoratore non esiste una particolare forma da rispettare. È comunque opportuno redigere una domanda per iscritto con un’esauriente indicazione delle motivazioni del trasferimento.

Di seguito, ecco un facsimile della domanda di trasferimento.

 

Nome Cognome lavoratore

Indirizzo

Spett. le (ragione sociale azienda)

Indirizzo azienda

 

Oggetto: richiesta di trasferimento

Alla C.A. del Sig. (indicare il datore di lavoro o il responsabile dell’amministrazione del personale).

Egregio Sig. …………,
con la presente intendo cortesemente formulare richiesta di trasferimento presso l’unità produttiva di (indicare la sede di lavoro in cui si vuole essere trasferiti) per (indicare dettagliatamente i motivi per cui si richiede il trasferimento).

A tal fine Le ricordo che sono impiegato presso la Sua azienda / l’azienda…………………. dal ………… con qualifica di ………… livello ………… con le seguenti mansioni …………………… .

Confidando in un suo cortese riscontro colgo l’occasione per porgere cordiali saluti

Luogo e data

Firma

 


[1] Cass. sent. n. 5900/2016.

[2] Cass. sent. n. 24775/2013.

[3] Cass. sent. n. 15435/2016.

 


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