Invalidi: risarcimento per la mancata assunzione con preferenza
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14 Ago 2016
 
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Invalidi: risarcimento per la mancata assunzione con preferenza

Commette reato l’amministratore dell’ente pubblico che non assume l’invalido civile benché possieda i titoli per la preferenza.

 

Se l’invalido civile, benché in possesso dei titoli per l’assunzione con preferenza negli enti pubblici, viene sorpassato da altri soggetti non solo ha la possibilità di presentare una denuncia nei confronti di chi ha violato la normativa lavoristica (che, di conseguenza, ne risponderà penalmente), ma ha anche diritto al risarcimento del danno. È quanto chiarito dalla Cassazione in una recente sentenza [1].

 

La Corte ha confermato la condanna penale per i componenti della giunta comunale di un piccolo paese calabrese per aver assunto illegittimamente due persone, senza seguire la prevista procedura di concorso. Gli imputati ora dovranno pagare all’invalido anche il risarcimento del danno patrimoniale provocato dalla mancata assunzione. Inequivocabile la loro condotta: essi hanno “assunto due persone come bidello e netturbino per soddisfare interessi privati, senza motivazione e senza seguire la procedura di concorso”.

 

Il reato per il quale è conseguita la condanna è quello di “interesse privato in atti d’ufficio”, in aggiunta al quale viene sancito l’obbligo di provvedere al “risarcimento dei danni” in favore del lavoratore invalido – che avrebbe dovuto essere assunto dal Comune – costituitosi “parte civile” nel processo penale.

 

Il risarcimento abbraccia però solo il danno patrimoniale (le mancate retribuzioni) e non invece il danno morale, poiché “non debitamente provato”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 6 aprile – 2 agosto 2016, n. 16026
Presidente Chiarini – Relatore Graziosi

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 28 ottobre 1988 il Tribunale penale di Castrovillari condannava per il reato di cui all’articolo 324 c.p. T.D., G.G., P.A., G.G. e L.R.F. per avere, quali componenti della Giunta Municipale del Comune di Spezzano Albanese, assunto due persone come bidello e netturbino per soddisfare interessi privati, senza motivazione e senza seguire la procedura di concorso; li condannava altresì al risarcimento dei danni alla parte civile L.F., rimettendo le parti davanti al giudice civile per la loro liquidazione.
La sentenza venne confermata, salva la concessione del beneficio della non menzione, dalla Corte d’appello penale di Catanzaro con sentenza del 14 ottobre 1991; e il ricorso contro quest’ultima fu rigettato dalla Cassazione penale con sentenza del 10 aprile 1992.
Con atto di citazione del 23 giugno 1992 il L. conveniva quindi i condannati davanti al Tribunale civile di Castrovillari, chiedendo la liquidazione del proprio danno patrimoniale corrispondente al trattamento economico, previdenziale e pensionistica che avrebbe ricevuto se fosse stato assunto lui in luogo delle due persone assunte dai condannati, nonché

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[1] Cass. sent. n. 16026/16 del 2.08.2016.

 


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