La crisi da sovraindebitamento
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15 Ago 2016
 
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La crisi da sovraindebitamento

La legge 3/2012, cosiddetta legge salva suicidi: il piano del consumatore e l’accordo coi creditori per tagliare i debiti.

 

Non tutti gli imprenditori e le società commerciali sono soggetti alle disposizioni sul fallimento. La L. 3/2012 ha introdotto nel nostro ordinamento una speciale procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento destinata proprio agli imprenditori non assoggettabili alle altre procedure concorsuali e nei confronti dei quali sono esperibili unicamente le azioni esecutive individuali.

 

Successivamente, il D.L. 179/2012 (cd. crescita bis), conv. in L. 221/2012 ha esteso l’ambito di applicabilità della procedura in esame anche al debitore persona fisica (consumatore) che abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta, nonché all’imprenditore agricolo in stato di sovraindebitamento.

 

Per sovraindebitamento si intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempierle regolarmente. Il procedimento si sviluppa sotto il controllo dell’autorità giudiziaria, la quale si limiterà all’omologazione dell’accordo raggiunto tra il debitore e i creditori. Il compito di gestire nel merito la vicenda è invece affidato ad un organismo di composizione della crisi, di nuova istituzione, composto da professionisti in possesso di adeguata preparazione.

 

Quanto ai presupposti di ammissibilità dell’istituto, il debitore, anche consumatore:

 

— non deve essere assoggettabile alle altre procedure concorsuali;

 

— non deve aver fatto ricorso alla procedura di composizione della crisi nei 5 anni precedenti;

 

— non deve aver subito, per cause a lui imputabili, provvedimenti di risoluzione, revoca o cessazione dell’accordo o del piano;

 

— deve fornire una documentazione idonea a ricostruire la sua situazione economica e patrimoniale.

 

In presenza di tali presupposti, il debitore può proporre ai creditori un piano per la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione di crediti futuri. Il debitore, in questo modo, ha la possibilità di chiudere una volta e per tutte i conti lasciati in sospeso e i creditori possono ottenere il proprio credito, senza doversi logorare in lunghe e costose procedure esecutive.

 

Il D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012 ha introdotto nella L. 3/2012 una

Sezione seconda, che disciplina un’alternativa esclusivamente liquidatoria alla proposta di ristrutturazione della crisi nonché la disciplina del procedimento di esdebitazione conseguente a detta procedura.

 

Sarà lo stesso debitore, anche consumatore, in stato di crisi a chiedere, in tal caso, non la ristrutturazione dei debiti attraverso l’accordo o il piano, bensì attraverso l’integrale liquidazione del proprio patrimonio.

 

La procedura di liquidazione, aperta con decreto, deve avere ad oggetto tutti i beni del debitore ed è attuata da un liquidatore nominato dal giudice e le cui funzioni possono essere svolte dallo stesso organismo di composizione della crisi.

 

L’esdebitazione, infine, è subordinata al verificarsi di determinate condizioni accomunate dall’esigenza di verificare la correttezza del comportamento del debitore.

 

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