Bollette luce, telefono e gas: la prova del pagamento
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15 Ago 2016
 
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Bollette luce, telefono e gas: la prova del pagamento

Che valore ha la dicitura, riportata su una fattura di utenza luce, gas e telefono, secondo cui le precedenti bollette risultano regolarmente pagate?

 

Spesso, nelle bollette per la utenze di luce, gas e telefonia, si trova scritto che “le precedenti bollette risultano regolarmente pagate”: che valore ha tale dicitura? Si può considerare come una quietanza di pagamento rilasciata dal creditore (l’ente gestore dell’utenza) e, quindi, come una prova del corretto adempimento da parte dell’utente?

 

La questione è importante per due ordini di motivi: un’eventuale soluzione favorevole al consumatore da un lato lo esonera dall’obbligo di conservare tutte le precedenti bollette e, quindi, dal riempirsi di faldoni di documenti inutili; dall’altro lato lo solleva dall’onere di provare – in caso di contestazione di mancato pagamento – il corretto versamento dell’importo dovuto. È certo, infatti, che, qualora al gestore dell’utenza risulti non onorata una fattura, spetta al cliente dimostrare il contrario, esibendo la ricevuta di versamento postale o il bonifico bancario. Una prova, tuttavia, che è obbligatoria per massimo 5 anni, dopo i quali il diritto del creditore si prescrive e, quindi, anche a voler buttare o perdere tutte le ricevute di pagamento, non si rischia nulla.

 

Che valore ha la dicitura riportata nella fattura “Le precedenti bollette risultano regolarmente pagate”?

Al di là di quanto riportato nelle diciture presenti sulle bollette delle utenze domestiche è sempre consigliato conservare le relative bollette di pagamento per cinque anni, ossia per il tempo indicato dal codice civile ai fini della prescrizione del diritto del creditore. In caso di contestazioni, in questo caso, sarà molto più facile opporsi alla pretesa di pagamento del fornitore, esibendo la prova cartacea del versamento effettuato.

La dicitura in questione, infatti, non essendo firmata personalmente dal creditore – così come si richiede alla quietanza di pagamento, all’ammissione di debito e a tutte le altre dichiarazioni negoziali – ma trattandosi di un semplice tabulato elaborato da un computer potrebbe essere facilmente contestato in un eventuale giudizio. In merito, però, non si rivengono particolari giurisprudenziali.

 

L’utente deve conservare per cinque anni non solo le bollette ma anche le prove dei relativi pagamenti (estratto conto, versamenti postali, ecc.). Meglio conservare i documenti cartacei e non pensare di scannerizzare le ricevute al computer per conservare solo i files: infatti al fine di provare la regolarità dei pagamenti, l’originale fa piena prova, a differenza della fotocopia o della digitalizzazione dello stesso.


 


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